Giradischi, gli album consigliati di Aprile

Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti

Giradischi, gli album consigliati di Aprile

ARIRANG di BTS — recensione di Giulia Cerbino

I BTS sono tor­na­ti: la boy­band corea­na più famo­sa al mon­do ha segna­to il suo atte­sis­si­mo come­back con un album com­ple­ta­men­te nuo­vo. Dopo tre anni di ser­vi­zio mili­ta­re, obbli­ga­to­rio in Corea Del Sud, i BTS han­no risve­glia­to i loro fan, l’ARMY, otte­nen­do nume­ri da record con ARIRANG. I mem­bri avreb­be­ro potu­to evi­ta­re la leva per con­ces­sio­ne del gover­no, ma han­no scel­to di svol­ge­re il ser­vi­zio mili­ta­re per non rice­ve­re trat­ta­men­ti di favore.

L’album, com­po­sto da quat­tor­di­ci bra­ni, fon­de il loro sound distin­ti­vo con influen­ze più fre­schespe­ri­men­ta­li, dan­do vita a trac­ce sor­pren­den­ti e lon­ta­ne dal­le melo­die a cui ave­va­no abi­tua­to il pub­bli­co. Gli stes­si arti­sti han­no dichia­ra­to di aver volu­to rea­liz­za­re un pro­get­to più matu­ro per il loro ritor­no, sen­za però rin­ne­ga­re la pro­pria identità.

Il lan­cio glo­ba­le è avve­nu­to con un con­cer­to a Seoul, tra­smes­so in diret­ta su Net­flix e segui­to da miglia­ia di spet­ta­to­ri. Sul­la stes­sa piat­ta­for­ma è sta­to inol­tre pub­bli­ca­to BTS: The Return, un docu­men­ta­rio ine­di­to che rac­con­ta il pro­ces­so crea­ti­vo die­tro la nasci­ta di ARIRANG.


Io individuo di Nayt — recensione di Giuseppe Ciliberti 

Anche se con Habi­tat (2023), si chiu­de­va una vera e pro­pria tri­lo­gia di dischi intro­spet­ti­vi, Nayt con­ti­nua lo sca­vo in sé stes­so anche negli album suc­ces­si­vi. Se però in Let­te­ra Q la sua pen­na si era affi­na­ta, in que­sto aspet­to Io indi­vi­duo sem­bra piut­to­sto stra­bor­da­re. L’autoanalisi di Wil­liam non si fer­ma alle can­zo­ni, ma si arric­chi­sce con stral­ci di regi­stra­zio­ni: dal­la voce del­la madre fino ai tre minu­ti fina­li di con­ver­sa­zio­ne con lo psicologo.

Per quan­to il disco assu­ma a vol­te i trat­ti del discor­so teo­ri­co, c’è da tene­re con­to del fat­to che Nayt si inter­ro­ga più vol­te sul rap­por­to del­la socie­tà e la don­na, che ha rica­du­te anche su un gene­re così noto­ria­men­te maschi­li­sta come il rap. Io indi­vi­duo non è for­se il disco miglio­re di Nayt, ma a lui va rico­no­sciu­to il corag­gio di tra­dur­re l’analisi sul­la pro­pria inte­rio­ri­tà in un discor­so che inter­ro­ga non solo il sin­go­lo, l’Io indi­vi­duo, ma l’individuo in quan­to mem­bro del­la società.


Bully di Kanye West — recensione di Gabriel Palanti

Il dibat­tu­to rap­per tor­na a far par­la­re di sé con l’atteso pro­get­to Bul­ly, suo dodi­ce­si­mo album in stu­dio. Dopo anni di con­tro­ver­sie ideo­lo­gi­che a cau­sa di dichia­ra­zio­ni anti­se­mi­te e apo­lo­gia al nazi­smo, l’artista con­ti­nua ad esse­re al cen­tro del­la sce­na musi­ca­le attua­le, con oltre 75 milio­ni di ascol­ta­to­ri men­si­li su Spotify.

La cri­ti­ca ha accol­to posi­ti­va­men­te il concept album, com­po­sto da 18 trac­ce, per l’alta qua­li­tà del­le pro­du­zio­ni. Allo stes­so tem­po, l’al­bum è sta­to aspra­men­te cri­ti­ca­to per l’u­ti­liz­zo dell’intel­li­gen­za arti­fi­cia­le in nume­ro­si bra­ni, inci­den­do sull’autenticità dell’opera. Alcu­ne trac­ce ricor­da­no lo sti­le di vec­chi pro­get­ti di Ye, come Punch drunkWha­te­ver­works ricon­du­ci­bi­li a Late Regi­stra­tion (2005). La trac­cia All the love, defi­ni­ta da mol­ti ascol­ta­to­ri la miglio­re dell’album, ricor­da, con il fea­tu­ring di André Trout­man, l’atmosfera “alie­na” di Yee­zus (2013).

Nel com­ples­so Bul­ly, anche se non è un album per­fet­to, pre­sen­ta otti­mi spun­ti crea­ti­vi. Que­sto disco può esse­re il pri­mo pas­so ver­so una fase in cui l’urgenza crea­ti­va pro­va a supe­ra­re il rumo­re che cir­con­da l’artista.

Con­di­vi­di:
Giulia Cerbino
Stu­den­tes­sa di comu­ni­ca­zio­ne di gior­no, gior­na­li­sta rock di notte.
Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.
Gabriel Palanti
Odio stu­dia­re ma ado­ro impa­ra­re, per que­sto non sto mai fer­mo, potrei per­der­mi qualcosa.

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