A quarantaquattro anni dall’agguato di via Li Muli, l’eredità politica di Pio La Torre resta un pilastro della legislazione antimafia, una visione nata tra i campi di grano e maturata nei corridoi del potere.
Pio La Torre nacque a Palermo, nella borgata di Baida, il 24 dicembre 1927, in una famiglia di contadini poverissimi. Questa origine sociale segnò profondamente il suo percorso politico, iniziato con l’iscrizione al PCI nel 1945 e con la fondazione di sezioni del partito nelle borgate palermitane.
La sua attività sindacale si concentrò sulla riforma agraria e sulla rivendicazione delle terre incolte, guidando occupazioni con lo slogan “la terra a tutti”. Le tensioni sociali di quegli anni culminarono nei fatti di Bisacquino del 10 marzo 1950, durante i quali La Torre fu arrestato in seguito a scontri con le forze dell’ordine mentre partecipava alle occupazioni dei feudi.
Trascorse diciassette mesi nel carcere dell’Ucciardone. L’esperienza, pur dura, non ne indebolì l’impegno politico: in cella approfondì lo studio di Gramsci e Labriola. Liberato nel 1951, riprese l’attività nella CGIL, venne eletto nel consiglio comunale di Palermo e divenne segretario regionale del PCI.
In quegli anni maturò una lettura più strutturale del fenomeno mafioso, comprendendo come non fosse legato solo al mondo rurale, ma anche agli interessi urbani e politici, come dimostrato dal cosiddetto “Sacco di Palermo”.
L’impegno parlamentare e l’intuizione del 416-bis
Eletto alla Camera dei Deputati nel 1972, portò la sua esperienza siciliana nelle istituzioni nazionali. All’interno della Commissione Parlamentare Antimafia, nel 1976 fu primo firmatario della relazione di minoranza, nella quale denunciò con chiarezza i rapporti tra Cosa Nostra e settori della politica e dell’amministrazione, citando figure come Vito Ciancimino, Salvo Lima e Giovanni Gioia.
Da questa analisi nacque la sua intuizione più importante: la necessità di uno strumento giuridico specifico per colpire l’organizzazione mafiosa. Nel 1980 presentò così la proposta di introduzione dell’articolo 416-bis nel codice penale.
La norma definiva per la prima volta il reato di associazione mafiosa e introduceva il principio della confisca dei beni di provenienza illecita. Per La Torre, infatti, la mafia non era solo violenza, ma soprattutto accumulazione di ricchezza: colpirne il patrimonio significava colpirne la struttura stessa.
Questa impostazione rappresentò una svolta decisiva, trasformando la mafia da problema di ordine pubblico a fenomeno radicato nei sistemi economici e politici.
Comiso e l’ultimo sacrificio per la legalità
Nel 1981, nel pieno della seconda guerra di mafia, La Torre tornò in Sicilia come segretario regionale del PCI, in un contesto di crescente violenza e intimidazione.
In quello stesso periodo guidò anche la mobilitazione contro l’installazione dei missili NATO nella base di Comiso, raccogliendo circa un milione di firme e denunciando i rischi per l’equilibrio del Mediterraneo.
Il suo impegno contro la mafia e i suoi interessi economici lo rese un bersaglio diretto. Il 30 aprile 1982, a Palermo, Pio La Torre fu assassinato insieme al collaboratore Rosario Di Salvo mentre si recava alla sede del partito.
Solo dopo la sua morte, e quella del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il Parlamento approvò la legge Rognoni-La Torre, che recepì le sue intuizioni sul sequestro e la confisca dei beni mafiosi, ancora oggi fondamentali nella lotta a Cosa Nostra.
Le successive indagini e sentenze hanno attribuito la responsabilità dell’omicidio ai vertici dei Corleonesi, tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano, confermando la centralità del suo ruolo di riformatore e bersaglio politico della mafia.
L’eredità di un comunista non comune
L’eredità di Pio La Torre oggi vive soprattutto nel 416-bis e nella confisca dei beni mafiosi, strumenti che hanno reso la lotta a Cosa Nostra più concreta e meno simbolica. La sua intuizione ha spostato il focus dalla sola repressione penale al colpo economico alle organizzazioni criminali. Oggi il riutilizzo sociale dei beni confiscati è uno dei segni più visibili della sua visione.
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