Claudia Bianchi, nei panni della ginnasta Nadia Comăneci, ci rivela che dietro alla perfezione c’è una vita di sacrifici.
Venerdì 17 e sabato 18 aprile al Teatro Altaluce è andato in scena il monologo con Claudia Bianchi Il 10 perfetto: storia di una ginnasta, un omaggio alla leggendaria ginnasta rumena Nadia Comăneci, con drammaturgia di Federico Riccardo e regia di Cecilia Vecchio.
Attraverso un’interpretazione emozionante è stata raccontata al pubblico la storia di un mito della ginnastica artistica, una ragazzina minuta che, a 14 anni, non solo ha solo vinto cinque medaglie olimpiche – tre ori, un argento e un bronzo –, ma è anche passata alla storia per aver ottenuto il primo 10 perfetto.
Il prezzo della perfezione
Claudia Bianchi veste i panni di Nadia Comaneci restituendone le emozioni più profonde: l’infanzia trascorsa in palestra, che ormai era diventata una seconda casa, la fame e le disuguaglianze che, all’epoca, dividevano la Romania. Nel 1976 arrivano le Olimpiadi a Montreal, in Canada, e Comăneci si ritrova catapultata in un mondo che non ha mai nemmeno immaginato. Per una bambina cresciuta nei boschi sui Carpazi, che pensa agli Europei come unico campionato “importante”, il villaggio olimpico sembra un sogno a occhi aperti: atleti da ogni paese e di ogni disciplina, comfort illimitati, ma soprattutto… cibo gratuito a volontà.
Subito dopo il suo esercizio alle parallele asimmetriche, sul tabellone compare un risultato considerato surreale: 1.00. Come spiegato dall’allenatore Bèla — attraverso la voce di Enzo Curcurù — non era stato possibile proiettare il numero 10 perché considerato fino ad allora un risultato impossibile per un essere umano, figuriamoci per una donna.
Quando Comăneci sale sul podio con al collo cinque medaglie olimpiche e un record assoluto, raggiunge l’apice, l’obiettivo per cui si era allenata dall’età di 6 anni, portando al limite corpo e mente.
Intanto, in patria, il Regime la elogia pubblicamente, per mostrare al mondo il proprio gioiello: la ragazza talentuosa che ha portato orgoglio alla Romania diventa il volto della propaganda e viene spesso invitata al ricco palazzo del presidente Ceaușescu. Ma lei non gode di questa gloria, sempre schiacciata dalla pressione del Regime: dopotutto ha vinto per la Romania, non per la sua dittatura.
Alla fine, stanca, tenta il suicidio ingerendo candeggina: al Tg1 una giornalista augura pronta guarigione alla straordinaria atleta, definendo l’accaduto uno «scivolone», senza cogliere il vero significato di quel gesto che la porterà a ritirarsi alla vigilia delle Olimpiadi di Los Angeles.
«In ogni storia esistono sempre tre versioni: la mia, la tua e la verità»
Quando finalmente trova il coraggio, Nadia fugge dalla Romania, camminando al freddo fino al confine con l’Ungheria, per raggiungere l’Austria, poi il Canada e, infine, gli Stati Uniti, dove riceve asilo politico, essendo considerata al pari di scienziati, filosofi e altre personalità di spicco.
La storia di Nadia Comăneci mostra le numerose sfaccettature della realtà, riassunte in una frase, quasi pirandelliana, secondo cui ogni storia ha tre versioni diverse: mentre lei viveva le pressioni del Regime, il pubblico vedeva il 10 perfetto e la sua immagine restituita dalla propaganda.
E la verità?
La verità si trova in entrambe le versioni: Nadia viveva la pressione, gli abusi e i sacrifici per portare orgoglio a un Regime che sbandierava al mondo i suoi risultati. Mentre i cittadini pativano la fame in silenzio, tutti sapevano che la ginnasta rumena, Nadia Comăneci, aveva scritto la storia grazie al suo talento e alla sua determinazione.
Il 10 perfetto: storia di una ginnasta è uno spettacolo appassionante e coinvolgente, in grado di trasportare lo spettatore dai boschi freddi dei Carpazi agli spalti di Montreal e, infine, per le strade di New York. Nadia Comăneci racconta la sua storia e la sua ricerca della verità attraverso la versione che ha vissuto in prima persona e quella che tutti conoscono.
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