Incominciano le ferie quando torno al mio paese

Lettura di una cartolina firmata Brancale, Levante e Delia

Dal videoclip ufficiale (@IsoladegliArtistiofficial via YouTube)

Il 3 aprile esce un singolo, Al mio paese, che sarà, molto probabilmente, il tormentone dell’estate 2026. Tutte le radio lo trasmettono e ne parlano, ma non mancano le critiche alla raffigurazione del Mezzogiorno.

«Inco­min­cia­no le ferie quan­do tor­no al mio pae­se», can­ta­no Sere­na Bran­ca­le, Delia e Levan­te nel ritor­nel­lo del sin­go­lo Al mio pae­se. Tito­lo di una can­zo­ne che, a una pri­ma occhia­ta, sem­bre­reb­be pure dai nobi­li inten­ti: rac­con­ta­re la gio­ia di chi ritor­na al sud dopo aver migra­to, il «mi man­chi ma doma­ni tor­no a casa».

Il tito­lo Al mio pae­se suo­na infat­ti come una dedi­ca, una dedi­ca che non è limi­ta­ta ai sin­go­li pae­si del­le tre can­tan­ti, ma a tut­ti i pae­si d’Italia. Una can­zo­ne dedi­ca­ta a quei luo­ghi abban­do­na­ti dal­lo svi­lup­po urba­no e dall’ingombro del­le metro­po­li. Quei luo­ghi mili­ta­riz­za­ti dal colo­nia­li­smo sta­tu­ni­ten­se che igno­ra le pre­ven­zio­ni di una fra­na autri­ce di 1.606 sfol­la­ti.

La parola d’ordine è #vitalenta

È com­pren­si­bi­le la scel­ta del­le arti­ste di non voler por­ta­re avan­ti la soli­ta tra­gi­ca imma­gi­ne di un sud degra­da­to e abban­do­na­to, ma tra­smet­te­re vibra­zio­ni posi­ti­ve e alle­gre: dopo­tut­to rac­con­ta­re il ritor­no nel pro­prio pae­se impli­ca anche il rac­con­to del­la fuga da esso. Allo stes­so tem­po, Levan­te, Bran­ca­le e Delia han­no dirit­to alla nostal­gia, di chian­ge­re risen­ten­do il pro­prio accen­to, rac­con­tan­do la gio­ia del rim­pa­trio e del ritor­no a casa.

Tut­ta­via l’immagine nar­ra­ta dal­le autri­ci, vei­co­la­ta attra­ver­so il testo («Maria­ri­ta che sten­de le len­zuo­la che vola­no bian­che sul­le ban­ca­rel­le», «Qui non andia­mo di fret­ta», «Le signo­re sul­le sedie») e il video­clip, è un’immagine como­da, un’immagine che pia­ce al nord (inte­so come pote­re poli­ti­co ed eco­no­mi­co, non come nord geo­gra­fi­co del­la Peni­so­la). L’immagine del­la car­to­li­na che atti­ra i turi­sti, che nascon­de le respon­sa­bi­li­tà del­lo Sta­to ver­so quei ter­ri­to­ri. Che per­met­te di scat­ta­re sel­fie sugli yacht a Sira­cu­sa men­tre la Sici­lia pren­de fuo­co in cri­si idrica.

Nel frat­tem­po il sud è anche quel luo­go che man­tie­ne vivo il fol­klo­re loca­le e reli­gio­so («Le Madon­ne nel­le chie­se quan­do tor­no al mio pae­se», «Pеr l’a­mo­re e per la fеde tor­ni sem­pre al tuo pae­se», le pro­ces­sio­ni reli­gio­se mostra­te nel video­clip) con­trap­po­sto al nord lai­co, metro­po­li­ta­no, indu­stria­le e posi­ti­vi­sta, che a cau­sa del­la glo­ba­liz­za­zio­ne “ha per­so le sue radi­ci”. Quel luo­go in cui Bran­ca­le si sen­te «una gita­na per la stra­da, le not­ti in metropolitana».

Bruciare le cartoline?

Un ter­ri­to­rio (e di con­se­guen­za un popo­lo) non è mai un luo­go fisi­co e natu­ra­le, ma un’idea, un discor­so, una costru­zio­ne di pen­sie­ri basa­ta sull’impal­ca­tu­ra colo­nia­le. Abbat­ter­la non è neces­sa­rio, rico­no­scer­la sì. Con­tri­bui­re alla sua costru­zio­ne è problematico.

Ma la que­stio­ne di Al mio pae­se non è tan­to la len­te colo­nia­le del sud o la sua roman­ti­ciz­za­zio­ne masche­ra­ta da affet­to per i pro­pri ter­ri­to­ri e nem­me­no il non met­te­re in dub­bio que­sta nar­ra­zio­ne, come han­no già fat­to, tra l’altro, diver­si arti­sti e let­te­ra­ti ita­lia­ni: Bran­ca­le, Levan­te e Delia bana­liz­za­no uno sce­na­rio com­ples­so, ren­den­do­lo acces­si­bi­le e appe­ti­bi­le a chi l’ha creato.

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Carmine Catacchio
Fac­cio let­te­re, mi piac­cio­no le interviste.

1 Commento su Incominciano le ferie quando torno al mio paese

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