La Biblioteca Sormani, dopo 70 anni, non sarà più biblioteca

La fine di un luogo di quotidianità pubblica e gratuita, l’ultimo rimasto nel centro di Milano

La Biblioteca Sormani, dopo 70 anni, non sarà più biblioteca

La chiusura della Sormani come biblioteca è la fine di un ecosistema sociale unico, uno dei pochi ancora per cittadini e non per turisti. Il rischio è che la città sacrifichi i propri spazi in favore di una rigenerazione urbana orientata alla performance e al profitto. 

 

L’8 mar­zo Tom­ma­so Sac­chi, asses­so­re alla cul­tu­ra del Comu­ne di Mila­no, ha fat­to sape­re che Palaz­zo Sor­ma­ni, ubi­ca­to in Cor­so Vit­to­ria, a pochi pas­si dall’Università degli Stu­di di Mila­no e dal Duo­mo, non sarà più una biblio­te­ca. Le sue fun­zio­ni di Biblio­te­ca Comu­na­le Cen­tra­le andran­no tra­sfe­ri­te alla BEIC – Biblio­te­ca Cen­tra­le Euro­pea di Infor­ma­zio­ne e Cul­tu­ra, che pre­sto avrà sede nel nuo­vo colos­sa­le edi­fi­cio (30.000 metri qua­dra­ti) in costru­zio­ne in Por­ta Vit­to­ria. Il tra­sfe­ri­men­to dovreb­be con­clu­der­si entro la pri­ma­ve­ra del 2027.

Ciò che ne sarà di palaz­zo Sor­ma­ni non è anco­ra chia­ro. L’assessore ha ten­ta­to di ras­si­cu­ra­re i cit­ta­di­ni, riba­den­do che il lega­me tra i mila­ne­si e que­sto luo­go sim­bo­li­co ver­rà pre­ser­va­to. Alla luce però del­la deri­va impren­di­to­ria­le e spe­cu­la­ti­va che l’amministrazione del­la cit­tà ha adot­ta­to da alme­no un decen­nio a que­sta par­te, con la con­se­guen­te gen­tri­fi­ca­zio­ne, risul­ta dif­fi­ci­le cre­der­ci. I pro­po­si­ti sem­bra­no buo­ni: Sac­chi ha par­la­to del­la crea­zio­ne di un cen­tro cul­tu­ra­le, un museo, oppu­re, come pro­po­sto da Artri­bu­ne, uno spa­zio dedi­ca­to alla pro­du­zio­ne con­tem­po­ra­nea. Eppu­re sem­bra man­ca­re quel­la carat­te­ri­sti­ca ahi­mè ormai pecu­lia­re del­la Biblio­te­ca Sor­ma­ni: il suo esse­re vera­men­te uno spa­zio pub­bli­co e gra­tui­to nel cen­tro di Mila­no, una cit­tà in cui sem­pre più l’accesso ai ser­vi­zi è garan­ti­to solo a chi può per­met­ter­si di pagarli.

Cultura, trasversalità, umanità e accoglienza tra le sale del Palazzo

La Biblio­te­ca Sor­ma­ni è un luo­go dei cit­ta­di­ni nel vero sen­so del­la paro­la, per­ché è di e per tut­ti, indi­scri­mi­na­ta­men­te. Non è solo luo­go di stu­den­ti e lavo­ra­to­ri, di let­to­ri e ricer­ca­to­ri, ma è anche un luo­go di vera, spes­so invo­lon­ta­ria, acco­glien­za. È nel­le sue stan­ze che le per­so­ne sen­za fis­sa dimo­ra, ripa­ran­do­si dal fred­do pun­gen­te dei mesi inver­na­li, pos­so­no sen­tir­si per una vol­ta ugua­li agli altri. Pren­do­no un libro e lo leg­go­no in aula stu­dio di fian­co allo stu­den­te tan­to con­cen­tra­to da non accor­ger­si dell’odore un po’ trop­po for­te del suo vici­no, pas­seg­gia­no per i cor­ri­doi o gio­ca­no a car­te sui tavo­li del pia­no ter­ra. Se rie­sco­no, strap­pa­no a qual­cu­no un’interazione uma­na: un «per­mes­so», un sor­ri­so. Intan­to gli stu­den­ti chiac­chie­ra­no nel giar­di­no, i rider si ripo­sa­no sul­le pan­chi­ne, i biblio­te­ca­ri ordi­na­no gli scaf­fa­li. Un assor­ti­men­to così vario è pos­si­bi­le solo in que­sto contesto.

Un ambien­te del gene­re, così raro, offre invo­lon­ta­ria­men­te un ser­vi­zio socia­le di mas­si­ma neces­si­tà e impor­tan­za: la Sor­ma­ni acco­glie con un’umanità pro­pria solo del­la cul­tu­ra. Pur­trop­po, è fran­ca­men­te impro­ba­bi­le che qual­co­sa del gene­re per­man­ga nel­la nuo­va struttura.

Se la Sormani fosse un museo

Cer­ta­men­te è note­vo­le il pro­po­si­to di man­te­ne­re quan­to­me­no la natu­ra cul­tu­ra­le dell’edificio. Ma è faci­le imma­gi­na­re che si ten­de­rà ver­so una capi­ta­liz­za­zio­ne sul­lo spa­zio. Sem­bra pos­si­bi­le, secon­do le dichia­ra­zio­ni dell’assessore, che il palaz­zo ven­ga reso un polo cul­tu­ra­le musea­le. Se il muta­men­to avve­nis­se in que­sto sen­so, rimar­reb­be­ro del­le gra­vi frat­tu­re inter­ne al tes­su­to socia­le del quar­tie­re: un museo sarà ten­den­zial­men­te a paga­men­to, non dispor­rà del­le aule stu­dio, il suo acces­so sarà limi­ta­to. In un museo si pas­sa, in una biblio­te­ca si sta. Cer­to, la Biblio­te­ca Comu­na­le Cen­tra­le tro­ve­rà nuo­va vita pres­so la sede dei BEIC, ma il rela­ti­vo decen­tra­men­to rischia di distrug­ge­re l’eredità di abi­tu­di­ni e gesti di una biblio­te­ca assi­dua­men­te fre­quen­ta­ta — da per­so­ne di tut­ti i quar­tie­ri di Mila­no, ma anche dell’hinterland, se si tie­ne con­to di tut­ti gli stu­den­ti del­la Statale.

Nien­te di gra­ve: chiu­sa una biblio­te­ca se ne farà un’altra, altro­ve. La Sor­ma­ni era però for­se l’ultimo spa­zio con una sto­ria di abi­tu­di­ni cul­tu­ra­li non per­for­ma­ti­ve di un cen­tro Mila­no sem­pre meno vivi­bi­le. E que­sto fat­to è l’ennesimo che con­fer­ma il pro­ces­so di rico­stru­zio­ne e rifun­zio­na­liz­za­zio­ne del­la cit­tà, che rischia di esclu­de­re pro­gres­si­va­men­te ma defi­ni­ti­va­men­te i suoi stes­si abitanti.

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Giorgia Marasco
Sono una stu­den­tes­sa del­la facol­tà di Filo­so­fia e lavo­ra­tri­ce nel mon­do del tea­tro. Mi inte­res­so soprat­tut­to di geo­po­li­ti­ca e attua­li­tà, scien­ze socia­li e pra­ti­che di cit­ta­di­nan­za atti­va, inte­gra­zio­ne e media­zio­ne cul­tu­ra­le, tea­tro e letteratura.

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