Marco Aurelio era un sigma? Filosofia e illusioni a confronto

La lettura estetica di un pensatore può stravolgerlo completamente?

Come ci relazioniamo noi contemporanei al pensiero pratico e radicale dei “Pensieri” di Marco Aurelio? In occasione dell’anniversario della nascita del filosofo, una riflessione sulle rivisitazioni odierne della sua etica.

Cosa può comu­ni­ca­re un pen­sa­to­re come Mar­co Aure­lio a qua­si due­mi­la anni dal­la sua nasci­ta? Espo­nen­te lati­no del­la cor­ren­te stoi­ca, si ispi­ra all’antecedente ope­ra del­lo stoi­co gre­co Epit­te­to e ci lascia una straor­di­na­ria ope­ra, pen­sa­ta ori­gi­na­ria­men­te per uso per­so­na­le, a noi giun­ta con il tito­lo Pen­sie­ri o Memo­rie. Il tito­lo ori­gi­na­le, ossia Τὰ εἰς ἑαυτόν, Tà eis heau­tón, in real­tà sareb­be più accu­ra­ta­men­te tra­dot­to con “A sé stes­so” oppu­re con “Col­lo­qui con sé stesso”.

Mar­co Aure­lio, infat­ti, non ave­va scrit­to con l’intento di esse­re let­to, ma per tene­re fisi­ca­men­te vici­ne a sé quel­le nor­me che gli avreb­be­ro con­sen­ti­to ogni gior­no, dovun­que, di rispet­ta­re la sua rego­la di vita. Sono intui­zio­ni che neces­si­ta­no di esse­re agi­te, e ricon­fer­ma­te con entusiasmo.

È un pen­sie­ro vivo, incar­na­to, che a dispet­to dell’apparente rigi­di­tà meto­do­lo­gi­ca, tro­va il suo sen­so solo se vis­su­to con slan­cio. «Le paro­le scrit­te sono già mor­te» scri­ve Gio­van­ni Rea­le nel­la pre­sen­ta­zio­ne del testo di Hadot: La cit­ta­del­la inte­rio­re: intro­du­zio­ne ai “Pen­sie­ri” di Mar­co Aure­lio.

La rego­la di vita, nel pen­sie­ro di Mar­co Aure­lio, desi­gna pro­prio l’impianto pra­ti­co di coor­di­na­men­to di tre disci­pli­ne: assen­so, desi­de­rio e azio­ne, indi­vi­dua­te pro­prio da Pier­re Hadot nel volu­me e il loro con­se­guen­te e con­ti­nuo alle­na­men­to pra­ti­co. L’obiettivo di Mar­co Aure­lio è l’individuo feli­ce, soli­do e coor­di­na­to al fato, ovve­ro la volon­tà gene­ra­le del­la natu­ra, del­la qua­le noi non sia­mo altro che una minu­tis­si­ma fibra doci­le. Sot­trar­si equi­va­le ad ampu­tar­si, morire.

La rigidità contemporanea

Oggi, a poco più di mil­leot­to­cen­to anni dal­la ste­su­ra di que­sto testo, capi­ta di imbat­ter­si, soprat­tut­to su piat­ta­for­me social visua­li come Tik­Tok, Insta­gram o You­Tu­be, in rifles­sio­ni dal con­te­nu­to appa­ren­te­men­te simi­le, rive­sti­te di un’estetica che comu­ni­ca in manie­ra vera­men­te super­fi­cia­le con il pen­sie­ro stoi­co.

Per inci­so, i ter­mi­ni Look­sma­x­xing, sig­ma male, dark feme­ni­ne ener­gy si rife­ri­sco­no tut­ti quan­ti, ad ampio rag­gio, a un pre­ci­so atteg­gia­men­to nei con­fron­ti del­la vita e del­le rela­zio­ni. Disci­pli­na e con­trol­lo inte­rio­re si riflet­to­no di con­se­guen­za all’esterno, sul­le rela­zio­ni, con­sen­ten­do a chi le assu­me di eser­ci­ta­re un fasci­no magne­ti­co su chi lo circonda.

Ovvia­men­te trat­tan­do­si di puri feno­me­ni este­ti­ci, sen­za alcun bene­fi­cio com­pro­va­to, spes­so cau­sa­no com­por­ta­men­ti dan­no­si e auto­di­strut­ti­vi, oltre che ten­den­ze anti­so­cia­li. È il rischio odier­no di assu­me­re qual­sia­si pro­dot­to cul­tu­ra­le come model­lo, sen­za un retro­sce­na edu­ca­ti­vo e scien­ti­fi­co che sap­pia for­ni­re un con­te­sto adeguato.

Que­sto spie­ghe­reb­be la ten­den­za, ora­mai di qual­che anno fa, di vede­re nel con­tur­ban­te per­so­nag­gio di Patrick Bate­man l’emblema del sig­ma male, l’uomo che non rice­ve la sua vali­da­zio­ne dal­le rela­zio­ni, ma diret­ta­men­te da sé stesso.

Pensiero stoico e posa identitaria

Que­sti model­li, che trag­go­no la loro ragio­ne d’essere dal pen­sie­ro stoi­co, ori­gi­nan­do­ne un’estetica che si sepa­ra pro­fon­da­men­te da esso, man­ca­no com­ple­ta­men­te di orga­ni­ci­tà ed esclu­do­no la minu­zia del pen­sie­ro di Mar­co Aurelio.

Quest’ultimo si fon­da su una disci­pli­na inte­rio­re rigo­ro­sa, orien­ta­ta al bene comu­ne, alla razio­na­li­tà e all’accettazione con­sa­pe­vo­le dei limi­ti dell’esistenza uma­na: nei Pen­sie­ri, l’imperatore-filosofo insi­ste sul­la respon­sa­bi­li­tà ver­so gli altri, sul con­trol­lo del­le pas­sio­ni e su una visio­ne eti­ca coe­ren­te e uni­ver­sa­le.

Al con­tra­rio, le recen­ti nar­ra­zio­ni lega­te al cosid­det­to “sig­ma male” sono costru­zio­ni super­fi­cia­li, che iso­la­no alcu­ni trat­ti, come l’autonomia, il distac­co e l’autosufficienza svuo­tan­do­li del loro fon­da­men­to filo­so­fi­co e pie­gan­do­li a una reto­ri­ca indi­vi­dua­li­sta pri­va di rea­le coe­ren­za.

Dove lo stoi­ci­smo pro­po­ne un siste­ma logi­co soli­do, che inte­gra ragio­ne, vir­tù, ma soprat­tut­to par­te­ci­pa­zio­ne alla comu­ni­tà uma­na, il model­lo sig­ma si limi­ta a este­tiz­za­re l’isolamento e a tra­sfor­mar­lo in posa iden­ti­ta­ria, sen­za offri­re un impian­to teo­ri­co altret­tan­to soli­do né una vera rifles­sio­ne morale.

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Alice Pozzoli

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