Oltre il nostro Disincanto

Il disco con cui Madame ha messo in discussione le regole dell’industria e della sua vita

OLTRE IL NOSTRO DISINCANTO

Il 17 aprile è uscito il terzo disco di Madame, Disincanto. Nonostante tre anni di attesa, non cambia la volontà di rimanere in contatto con i propri ascoltatori, riprendendo il filo dove si era interrotto. Madame fa ciò che le riesce meglio: rimette tutto in discussione.

«Voglio anche sof­fri­re / ma non per quel­lo che ho in testa, ma per­ché vivo». Que­sto è il pun­to di par­ten­za di Disin­can­to, ter­zo album di Mada­me usci­to a tre anni di distan­za da L’amore. In que­sto lun­go perio­do di pau­sa, la can­tan­te non ha smes­so di riflet­te­re su se stes­sa, rimet­ten­do in discus­sio­ne ciò su cui si basa­va la sua vita: fama, amo­re, fami­glia, salu­te men­ta­le e dena­ro. Ne è usci­to un disco sof­fer­to, in cui si met­te a nudo con una matu­ri­tà anco­ra più gran­de di quan­ta ne aves­se già dimo­stra­ta. Disin­can­to è una vera e pro­pria let­te­ra d’amore per i fan che han­no apprez­za­to in lei la schiet­ta liber­tà nel trat­ta­re tema­ti­che delicate.

La menzogna dell’industria musicale

Il disin­can­to pas­sa anche dal­lo sta­tus socia­le: che i sol­di non fac­cia­no la feli­ci­tà è scon­ta­to, ma Mada­me fa qual­co­sa di più sot­ti­le e rac­con­ta il per­cor­so che ha affron­ta­to negli anni per esse­re accet­ta­ta nell’industria musicale.

Fa ingres­so da gio­va­nis­si­ma, appe­na mag­gio­ren­ne, e ini­zial­men­te vuo­le cam­bia­re, arri­van­do a non rico­no­scer­si più: il mon­do disco­gra­fi­co è gover­na­to dal­le leg­gi dell’ipocrisia e, seguen­do le orme del suo mae­stro Mar­ra­cash, denun­cia il mar­ciu­me del set­to­re, nel qua­le i pro­dut­to­ri e le eti­chet­te gua­da­gna­no «a ore come le put­ta­ne» (MAI PIÙ). In un’industria che non lascia spa­zio alla per­so­na­li­tà, ma omo­lo­ga ogni arti­sta, Mada­me fa qual­co­sa di rivo­lu­zio­na­rio: rom­pe la quar­ta pare­te e si get­ta in brac­cio all’ascoltatore.

Il successo e il senso di colpa

Il pro­ces­so non si fer­ma e la rifles­sio­ne con­ti­nua: «Chi sei sen­za quel­lo che fai?» (VOLEVO CAPIRE). Deci­de di entra­re in una comu­ni­tà, pla­sma la vec­chia ver­sio­ne di sé per rispon­de­re ai nuo­vi codi­ci di com­por­ta­men­to. A 24 anni si tro­va a fare i con­ti con il pro­prio valo­re per­so­na­le. Anche Mar­ra­cash, nel­la stro­fa del fea­tu­ring, riflet­te sul cam­bia­men­to che ine­vi­ta­bil­men­te por­ta all’arricchimento.

Tut­ta­via, il colo­re del loro san­gue rima­ne ros­so; non si potrà mai tra­sfor­ma­re in blu, come ricor­da­to in ROSSO COME IL FANGO, bra­no estre­ma­men­te sin­ce­ro in cui l’artista spie­ga la ver­go­gna che si pro­va nel sape­re che il suc­ces­so e il gua­da­gno sono frut­to del­la for­tu­na. Il discor­so con­clu­si­vo del­la trac­cia omag­gia lo spi­ri­to di Marracash.

Risul­ta pro­ble­ma­ti­co il rap­por­to con la fami­glia, segna­to da con­flit­to e insi­cu­rez­za fin dall’inizio del­la disco­gra­fia (MAMI PAPI). L’arroganza è la cau­sa dell’allontanamento pro­gres­si­vo dal­la sfe­ra fami­lia­re: poco affet­to e poca rico­no­scen­za sfo­cia­no nell’isolamento e nel sen­so di col­pa. «La rab­bia di una vita che diven­ta l’arroganza / A ven­tun anni ero già milionaria».

A cuore aperto

Mada­me non può fare a meno di dedi­car­si alla sfe­ra affet­ti­va, che per­mea tut­ta la sua disco­gra­fia. Le rela­zio­ni amo­ro­se che vive sono tota­liz­zan­ti: rac­con­ta la scel­ta, spes­so avven­ta­ta, di con­se­gnar­si al part­ner «sba­glia­to», uscen­do­ne annien­ta­ta. «Non mi tra­di­re, non mi men­ti­re, non ti pos­so con­trol­la­re» (NON MI TRADIRE). Il pat­to d’amore risie­de nel­la liber­tà, mal ripo­sta nel­le mani di un part­ner che sfrut­ta la sua pas­si­vi­tà in una rela­zio­ne tra­vol­gen­te: «Se mi ami non me lo fare».

L’amore disfun­zio­na­le è par­te del­la sua espe­rien­za, e il vero inno di liber­tà arri­va in PERSONA PEGGIORE DEL MONDO, in cui rico­no­sce la mani­po­la­zio­ne sot­ti­le che vie­ne eser­ci­ta­ta e il gio­co a cui non vuo­le più sot­to­sta­re. Non è più dispo­sta a sot­to­met­ter­si per evi­ta­re il con­flit­to, accet­ta di esse­re la «per­so­na peg­gio­re del mon­do», ma non ha più inten­zio­ne di sacri­fi­car­si per un uomo che stra­vol­ge la misu­ra del mon­do: «il mon­do non è a misu­ra d’uomo, di un uomo come te».

La richiesta d’aiuto di una PUTTANA SVIZZERA

All’interno di un album così den­so, PUTTANA SVIZZERA è sem­bra­to ad alcu­ni ascol­ta­to­ri un bra­no vol­ga­re per il gusto di esser­lo. Que­sta can­zo­ne iper­ses­sua­le, che ricor­da l’enumerazione di situa­zio­ni osè del­la skit PENSAVO A, in real­tà nascon­de, die­tro le osce­ni­tà, un dolo­re che chi la segue fin dagli ini­zi ha impa­ra­to a conoscere.

Se L’amore espo­ne­va in modo appro­fon­di­to la sua con­ce­zio­ne dell’amore e del­la ses­sua­li­tà, in Disin­can­to par­la una per­so­na più con­sa­pe­vo­le del per­ché si rap­por­ta in un cer­to modo al tema. L’iper­ses­sua­li­tà è uno dei sin­to­mi di un disa­gio che la rap­per sta cer­can­do di comu­ni­ca­re fin dal suo pri­mo disco, Mada­me.

Que­sta nuo­va con­sa­pe­vo­lez­za è la stes­sa che in OK le fa rifiu­ta­re i por­no che ave­va con­su­ma­to per anni, come emer­ge già in MAMI PAPIVERGOGNA, e che in PUTTANA SVIZZERA la por­ta a respin­ge­re l’auto­le­sio­ni­smo: «Non mi piac­cio­no più i tagli sui pol­si». Di que­sto ave­va già par­la­to nel disco d’esordio, in VERGOGNA: «Ho taglia­to i miei brac­cet­ti col raso­io blu / Per man­da­re foto in giro e far­mi problematica».

Iper­ses­sua­li­tà e auto­le­sio­ni­smo sono richie­ste d’aiuto del­la sua bam­bi­na inte­rio­re, cre­sciu­ta con l’idea che l’affetto fos­se un bene di lus­so (VOLEVO CAPIRE), che ci si potes­se per­met­te­re solo diven­tan­do qualcuno.

In conclusione, GRAZIE

A chiu­de­re il disco c’è GRAZIE, in cui Mada­me simu­la una sedu­ta con il suo tera­peu­ta. In que­sto mono­lo­go-con­fes­sio­ne, la can­tan­te toc­ca tut­ti i temi pre­sen­ta­ti nell’album e li chia­ma per nome, non lascian­do più nul­la all’interpretazione dell’ascoltatore. Ma que­sta sedu­ta non è il soli­to nar­ci­si­smo arti­sti­co di chi scri­ve guar­dan­do uni­ca­men­te alla pro­pria vita: Fran­ce­sca si met­te a nudo per per­met­te­re a chi la ascol­ta di far­si le stes­se doman­de sco­mo­de che si è posta lei.

Su Insta­gram ha più vol­te dichia­ra­to di aver pen­sa­to spes­so ai fan duran­te la ste­su­ra del disco, ai qua­li è dedi­ca­to il «gra­zie» del tito­lo e che non l’a­scol­ta­no solo per diver­ti­men­to. «Per me non è solo intrat­te­ni­men­to», chio­sa in COME STAI, per­ché rifiu­ta di inter­pre­ta­re un qua­lun­que can­ta­sto­rie che intrat­ten­ga gli ascol­ta­to­ri con il rac­con­to dei dram­mi del­la sua vita.

Per chi, come lei, ha sem­pre pre­te­so di più dal tra­mon­to, non può che esser­ci la pre­sa di coscien­za che non le baste­rà mai la pro­pria vita: «Non è così gra­ve / Para­go­na­ta al mon­do la mia vita è straor­di­na­ria». Quel che però Mada­me fa di ecce­zio­na­le con le sue can­zo­ni è dare voce a que­sto disa­gio in tut­ta la sua cru­dez­za, evol­ven­do il modo in cui ha di con­vi­ver­ci, can­zo­ne dopo canzone.

Con­di­vi­di:
Margherita Dallanoce
Sono una stu­den­tes­sa di Let­te­re appas­sio­na­ta di musi­ca, foto­gra­fia e letteratura.
Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

1 Commento su Oltre il nostro Disincanto

  1. Gra­zie per que­sta ana­li­si mol­to pun­tua­le e pro­fon­da! I testi sono di una vul­ne­ra­bi­li­tà cru­da che fa veni­re i brividi

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