La tratta degli schiavi. La condanna dell’ONU

Un’analisi politico-filosofica sulla richiesta di riparazioni economiche, sociali e culturali per gli effetti della schiavitù.

L’astensione in blocco delle potenze europee alla risoluzione solleva un caso diplomatico sulla responsabilità giuridica e sul valore simbolico della giustizia riparativa. Tra l’eredità di Fanon e la difesa della coerenza internazionale, il voto segna una frattura profonda tra il Nord e il Sud globale.

Il 25 mar­zo 2026 l’Assemblea Gene­ra­le dell’ONU ha dichia­ra­to il traf­fi­co degli schia­vi afri­ca­ni «il più gra­ve cri­mi­ne con­tro l’umanità» per dura­ta, sca­la, siste­ma­ti­ci­tà e bru­ta­li­tà del feno­me­no e del­le sue con­se­guen­ze. La riso­lu­zio­ne, non vin­co­lan­te, è sta­ta pro­po­sta dal poli­ti­co gha­ne­se Samuel Oku­d­ze­to Abla­k­wa e appro­va­ta dall’Assemblea con 123 voti a favo­re, 3 con­tra­ri – Sta­ti Uni­ti, Israe­le e Argen­ti­na – e 52 astensioni.
Essa rico­no­sce su sca­la mon­dia­le quan­to poco si sap­pia dei 400 anni di sto­ria del­la trat­ta tran­sa­tlan­ti­ca e del­le sue riper­cus­sio­ni sul siste­ma eco­no­mi­co-socia­le glo­ba­le con­tem­po­ra­neo. Si trat­ta di una con­dan­na tan­to legit­ti­ma quan­to ine­qui­vo­ca­bi­le al traf­fi­co degli schia­vi, di fron­te alla qua­le gli Sta­ti favo­re­vo­li riven­di­ca­no, da par­te dei Pae­si respon­sa­bi­li (sen­za far­ne i nomi), la neces­si­tà di scu­se for­ma­li e misu­re di resti­tu­zio­ne e compensazione.

Alle richie­ste si aggiun­go­no la garan­zia che tali pra­ti­che non si ripe­ta­no e l’impegno a modi­fi­ca­re alcu­ne leg­gi nazio­na­li e inter­na­zio­na­li per limi­ta­re raz­zi­smo e discri­mi­na­zio­ne siste­ma­ti­ca. Inol­tre, con il ter­mi­ne «resti­tu­zio­ne» si fa anche rife­ri­men­to all’immenso patri­mo­nio cul­tu­ra­le, arti­sti­co, sto­ri­co e antro­po­lo­gi­co sot­trat­to nel tem­po ai Pae­si di ori­gi­ne. Infi­ne si chie­de di faci­li­ta­re un pro­ces­so di giu­sti­zia ripa­ra­ti­va attra­ver­so pro­gram­mi edu­ca­ti­vi e ini­zia­ti­ve di memo­ria e ricer­ca accademica.

Le ragioni dell’astensione e la complessità della responsabilità

L’invito non è sta­to accol­to da tut­ti i Pae­si occi­den­ta­li. Tra i 52 Sta­ti aste­nu­ti figu­ra­no alcu­ni dei prin­ci­pa­li pro­ta­go­ni­sti del­la trat­ta e del pro­ces­so colo­nia­le, come Por­to­gal­lo, Regno Uni­to, Ita­lia, Fran­cia e Spagna.

Le ragio­ni dell’astensione sono tre: si sostie­ne, innan­zi­tut­to, che dal pun­to di vista eti­co non sia ragio­ne­vo­le, né giu­sto, costrui­re una gerar­chia dei cri­mi­ni; in secon­do luo­go, ci si appel­la al carat­te­re non retroat­ti­vo del dirit­to, san­ci­to dal­la Con­ven­zio­ne di Vien­na sul dirit­to dei trat­ta­ti (1969); infi­ne si nega l’esistenza di un obbli­go rea­le di risarcimento.

Que­ste argo­men­ta­zio­ni intro­du­co­no una que­stio­ne di coe­ren­za giu­ri­di­ca, a cui però i soste­ni­to­ri del­la riso­lu­zio­ne ribat­to­no pron­ta­men­te. Innan­zi­tut­to, lo schia­vi­smo non è un solo cri­mi­ne, ma l’insieme di una tota­li­tà di diver­si atti con­tro l’umanità che, per­pe­tra­ti per quat­tro seco­li, con­ti­nua­no ad ave­re effet­ti sul pre­sen­te. Quan­do lo si dichia­ra «il più gran­de cri­mi­ne con­tro l’umanità», si con­si­de­ra­no in esso la mol­te­pli­ci­tà di cri­mi­ni altret­tan­to gra­vi che comprende.

È anche vero che la trat­ta degli schia­vi non fu un feno­me­no esclu­si­va­men­te occi­den­ta­le: alcu­ni Sta­ti afri­ca­ni, come Daho­mey, Ashan­ti e Con­go, col­la­bo­ra­ro­no for­nen­do pri­gio­nie­ri. Inol­tre, esi­stet­te anche una trat­ta trans-saha­ria­na ara­bo-musul­ma­na, dura­ta cir­ca 1.300 anni.

Pro­prio per que­sti moti­vi, la riso­lu­zio­ne, pur accen­nan­do soprat­tut­to allo schia­vi­smo tran­sa­tlan­ti­co –  la metà dei Pae­si favo­re­vo­li sono sta­ti coin­vol­ti diret­ta­men­te in quel feno­me­no – si orien­ta ver­so pro­spet­ti­ve futu­re, evi­tan­do di indi­ca­re sto­ri­che respon­sa­bi­li­tà statali.

La giustificazione filosofica e politica delle richieste di risarcimento

Per quan­to riguar­da la legit­ti­mi­tà del­le richie­ste di risar­ci­men­to eco­no­mi­co – che resta­no comun­que un invi­to e non un decre­to attua­ti­vo – esi­ste una cor­ren­te di pen­sie­ro filo­so­fi­co e poli­ti­co che, dal Nove­cen­to, ne difen­de le ragioni.

Fran­tz Fanon (1925–1961) è l’apripista di que­sta con­ce­zio­ne: nel­le ulti­me pagi­ne di I dan­na­ti del­la ter­ra (1961), scri­ve che, se gli Sta­ti euro­pei han­no com­piu­to la loro uni­tà nazio­na­le fon­dan­do la pro­pria ric­chez­za sul­lo sfrut­ta­men­to del­le risor­se mate­ria­li e uma­ne dei Pae­si colo­niz­za­ti, ora que­sti ulti­mi si tro­va­no pri­va­ti degli stru­men­ti neces­sa­ri per abban­do­na­re i siste­mi auto­ri­ta­ri e fon­dar­si come demo­cra­zie egua­li­ta­rie. Di que­sta e del­le altre rifles­sio­ni si dovreb­be tene­re con­to valu­tan­do le ragio­ni di chi pro­muo­ve la dichiarazione.

Al di là del­la pos­si­bi­li­tà rea­le di con­cre­tiz­za­re i pro­po­si­ti dei pen­sa­to­ri anti­co­lo­nia­li e a pre­scin­de­re dal­la cor­ret­tez­za del­le loro ana­li­si, è inte­res­san­te nota­re la pecu­lia­re divi­sio­ne tra i Pae­si che han­no vota­to a favo­re e quel­li che si sono aste­nu­ti, o che han­no rifiu­ta­to di sot­to­scri­ve­re il testo.

Dato il ruo­lo giu­ri­di­ca­men­te non coer­ci­ti­vo del­le riso­lu­zio­ni dell’Assemblea Gene­ra­le dell’ONU, è bene chie­der­si qua­le sia il valo­re sim­bo­li­co e comu­ni­ca­ti­vo a cui si rinun­cia non soste­nen­do una dichia­ra­zio­ne del gene­re, che più di tut­to si con­cen­tra sul ten­ta­ti­vo di costrui­re una con­di­zio­ne di pari oppor­tu­ni­tà socia­li e cul­tu­ra­li in un con­te­sto glo­ba­le sem­pre più plu­ra­le. Aste­nen­do­si, i Pae­si euro­pei non solo man­ca­no di rico­no­sce­re le pro­prie respon­sa­bi­li­tà pas­sa­te, ma per­do­no anche quel soft power e quel­la cre­di­bi­li­tà  che già poco man­te­ne­va­no agli occhi di tut­ti i Pae­si post-coloniali.

 

Con­di­vi­di:
Giorgia Marasco
Sono una stu­den­tes­sa del­la facol­tà di Filo­so­fia e lavo­ra­tri­ce nel mon­do del tea­tro. Mi inte­res­so soprat­tut­to di geo­po­li­ti­ca e attua­li­tà, scien­ze socia­li e pra­ti­che di cit­ta­di­nan­za atti­va, inte­gra­zio­ne e media­zio­ne cul­tu­ra­le, tea­tro e letteratura.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.