Il 21 aprile 2016 moriva a 57 anni Prince, uno degli artisti più influenti e difficili da categorizzare nella storia della musica. A dieci anni dalla scomparsa, la sua figura rimane un punto di riferimento non solo per l’impatto artistico, ma anche per il modo in cui ha ridefinito il concetto di “creatività”.
Nato nel 1958 a Minneapolis, Prince Rogers Nelson è cresciuto in un ambiente musicale esteso ma segnato da instabilità familiare. Nonostante le prime difficoltà, sin da giovanissimo mostra un talento fuori dal comune, imparando a suonare diversi strumenti in totale autonomia.
Il suo debutto discografico arriva nel 1978 con For You, ma la sua personalità emerge nei primi anni Ottanta grazie a Dirty Mind e 1999, che lo aiutarono a ritagliarsi il suo pezzo nel panorama musicale.
La fama internazionale, però, arriva nel 1984 con l’album Purple Rain e il film omonimo diretto da Albert Magnoli, ottenendo l’approvazione commerciale e critica che gli fa vincere anche un premio Oscar per la colonna sonora. In quel momento inizia la Prince-Mania, conquistando adolescenti e non.
Dalle origini a Minneapolis al successo globale

Definire il genere musicale di Prince è un’impresa impossibile: l’artista infatti ha creato un vero e proprio linguaggio personale, fondendo rock, funk, R&B e pop in un modo mai visto prima. Album come Sign o’ The Times testimoniano la sua capacità di alternare sonorità sperimentali a brani meno complessi, mantenendo sempre un forte controllo artistico.
A differenza di molti contemporanei, Prince non si limita a performare, ma segue i suoi progetti dalla scrittura alla produzione all’esecuzione — caratteristiche che contribuiscono alla sua immagine così iconica. Non solo: il suo talento per la scrittura lo porta a comporre canzoni ad oggi famosissime, come Nothing Compares To You cantata da Sinéad O’ Connor.
Il conflitto con l’industria discografica

Negli anni Novanta, Prince è protagonista di uno dei casi più noti di scontro tra artista ed industria musicale: il cantante, sotto contratto con la Warner Bros. Records, continuava a produrre materiale con una velocità allucinante, ma la casa discografica iniziò a rallentare le sue pubblicazioni, fatto che fece sentire Prince in gabbia. Nel 1993 decide quindi di cambiare il suo nome artistico sostituendolo con un simbolo impronunciabile, per mostrare di non essere un marchio di proprietà della Warner.
Dopo questo cambiamento ben compreso dai fan, Prince inizia ad apparire pubblicamente con la parola slave scritta sul volto, protesta diretta contro il sistema dell’industria musicale.
Alla fine degli anni Novanta Prince riesce a liberarsi dagli obblighi contrattuali con la Warner Bros., tornando ad usare il suo nome originale e iniziando a distribuire la sua musica in modo più autonomo, sperimentando la vendita diretta ai fan e quella online (che stava nascendo in quel periodo).
La vita privata e gli ultimi anni

La vita di Prince, però, è segnata da un lutto improvviso: dopo il matrimonio con la ballerina Mayte Garcia, viene a mancare suo figlio appena nato, evento che incide profondamente l’artista e che contribuisce a un cambiamento quasi totale nel suo carattere, rendendolo ancora più enigmatico.
Negli ultimi anni della sua vita, Prince continua ad esibirsi dal vivo regalando performance indimenticabili e canzoni memorabili.
Nel 2016 la notizia della sua morte, che pare sia avvenuta per overdose accidentale di oppioidi, sconvolge tutto il mondo. Realizzare la scomparsa di un artista così completo è difficile: Prince resta ancora oggi una figura di riferimento per la musica contemporanea e per la sua capacità di ridefinire i confini artistici e verrà ricordato ancora a lungo.
Non ci sarà mai più nessuno come Prince.

Ottima esposizione di pensiero di un genio ribelle,che ha fatto del suo stile un impronta nei giovani.