Il Parlamento argentino ha approvato una riforma che modifica la tutela dei ghiacciai, suscitando critiche per i possibili impatti ambientali.
In data 9 aprile 2026, il Parlamento argentino ha approvato una riforma che modifica la legge 26.639 del 2010, fortemente voluta dal Presidente Javier Milei. La legge 26.639 del 2010 garantiva la protezione di tutti i ghiacciai e dell’ambiente periglaciale nella loro interezza, ossia delle zone contigue ai ghiacciai. Essa aveva inoltre istituito l’Inventario Nacional de Glaciares, ente deputato al monitoraggio e all’aggiornamento dell’elenco dei ghiacciai con cadenza quinquennale. La nuova riforma riguarda la possibilità di svolgere attività estrattive nelle aree del Paese in cui sono presenti i ghiacciai.
Con questa legge, le regioni potranno definire autonomamente quali ghiacciai debbano essere tutelati: i corpi di ghiaccio non saranno più automaticamente protetti. Saranno considerati meritevoli di tutela soltanto i ghiacciai che costituiscono “riserve strategiche di risorse idriche”, quindi solo quelli le cui acque rappresentano un apporto idrico significativo ai fiumi.
A stabilire lo status dei ghiacciai sarebbero le stesse regioni dove si trovano i giacimenti, configurando di conseguenza un evidente conflitto di interessi.
L’importanza del settore minerario per l’Argentina
Il settore minerario riveste un’importanza fondamentale per l’Argentina, che ospita il cosiddetto “triangolo del litio”, dove si concentra quasi il 60% delle riserve mondiali di questo metallo raro per tecnologie, utilizzato nella transizione verde e digitale.
Inoltre, il Paese è ricco di rame — circa 120 milioni di tonnellate — materiale strategico presente in sistemi militari, comunicazioni e infrastrutture critiche.
Motivazioni economiche dietro alla legge
Milei, per risollevare l’economia argentina, ritiene che l’abbattimento delle protezioni sui ghiacciai sia la mossa ideale per attirare investimenti esteri. L’economia argentina è da lungo tempo in uno stato di crisi. Il Paese andino è stato dichiarato in bancarotta ben otto volte, l’ultima volta delle quali risale a maggio 2020.
Già il 18 agosto 2025, la holding anglo-svizzera Glencore aveva annunciato un progetto da 13 miliardi di dollari per lo sviluppo di due miniere di rame e oro in Argentina. L’amministratore delegato dell’azienda si mostrava convinto che le due miniere El Pachón e Agua Rica potessero sostenere “l’aspirazione del Paese a diventare uno dei principali produttori di rame al mondo”. Anche altre aziende del settore, come Bhp e Lundin Mining, hanno espresso interesse per il territorio argentino.
Le conseguenze ambientali della riforma
La riforma è stata aspramente criticata per le potenziali conseguenze che le trivellazioni potrebbero avere sui ghiacciai e sui flussi d’acqua da essi generati. In primo luogo, i corsi d’acqua potrebbero essere contaminati dagli sversamenti derivanti dalle perforazioni nelle rocce. Questa modifica alla legge del 2010 mette a rischio la sicurezza idrica del Paese, già minacciata dal cambiamento climatico, dove i 16.968 ghiacciai alimentano 36 bacini fluviali.
Purtroppo, le estrazioni non minacciano solo le risorse idriche, ma anche la biodiversità e gli ecosistemi.
Reazioni della società civile
Mentre il governo di Milei punta a rilanciare l’economia argentina facendo leva sulle risorse minerarie, i rischi ambientali legati alle estrazioni nelle aree glaciali sono motivo di preoccupazione.
La popolazione si è già mobilitata per esprimere il proprio dissenso nei confronti di questo intervento. L’opposizione ha annunciato ricorsi per incostituzionalità, mentre le organizzazioni non governative ambientaliste, come la Fondazione Ambiente e Risorse Naturali, intraprenderanno azioni legali per contestare la legge.
Lascia un commento