Durante cinque settimane di guerra, gli attacchi da ambo le parti sono continuati senza sosta fino all’entrata in vigore di una tregua mercoledì 8 aprile: qual è lo stato corrente del conflitto?
A un giorno dall’annuncio di tregua, il comandante dello United States Central Command, Brad Cooper, afferma in un video che gli Stati Uniti hanno indebolito in modo significativo le capacità militari e industriali iraniane. Numerosi esponenti dei vertici politici e militari iraniani sono stati uccisi, ed almeno un migliaio di membri degli apparati di sicurezza interna ed esterna sono morti. Le IDF invece affermano di aver messo fuori combattimento circa due terzi dei lanciatori di missili iraniani. Questi infatti sono o distrutti o bloccati all’interno di basi sotterranee i cui accessi sono ostruiti a causa dei bombardamenti. Rilevante è stato anche il raid israeliano contro il giacimento di gas South Pars, azione dalla quale la Casa Bianca si è distanziata, temendo ripercussioni da parte dei propri partner commerciali nel Golfo.
L’Iran però ha ancora il controllo sullo stretto di Hormuz, per cui Stati Uniti e Israele non sembrano ottenere un vantaggio politico che rispecchi i loro successi militari. Molti degli armamenti iraniani eliminati potranno infatti essere facilmente ricostruiti una volta terminata questa guerra: i lanciatori missilistici, nelle maggior parte dei casi, non sono altro che semplici autocarri dotati di sistemi idraulici per ergere i missili in posizione verticale. I droni Shahed, invece, sono prodotti in massa a poco prezzo e richiedono piattaforme di lancio ancor meno complesse. Complessivamente, l’efficacia di questa campagna a discapito dell’arsenale iraniano sembra dubbia, ma i danni agli impianti energetici e industriali non sono da sottovalutare.
Gli attacchi iraniani
La Repubblica Islamica, dall’altro lato, è riuscita a distruggere e danneggiare diverse installazioni militari statunitensi nel Golfo Persico, ottenendo importanti successi. Nelle prime settimane l’Iran ha distrutto diversi radar, limitando le capacità di rilevazione, tracciamento e intercettazione della coalizione. Attaccando le basi aeree nella regione, Teheran ha messo fuori uso un E‑3 Sentry, aereo fondamentale per la coordinazione delle operazioni aeree, e ha danneggiato diverse aviocisterne. L’aviazione statunitense ha perciò rischierato molti dei suoi assetti militari fuori dal Medio Oriente, riducendo l’intensità dei raid americani. Teheran ha anche abbattuto un F‑15E e diversi droni ricognitori, oltre ad aver colpito un F‑35.
Inoltre, l’Iran ha attaccato infrastrutture energetiche e impianti di desalinizzazione negli altri paesi affacciati sul Golfo Persico. Soprattutto, Teheran continua a controllare lo stretto di Hormuz, impedendo il passaggio alle navi che non sottostanno alle sue condizioni. Gli Stati Uniti hanno accettato dei negoziati a causa della pressione economica esercitata dall’Iran, ma questi sono falliti dopo pochi giorni. Contemporaneamente, Tel Aviv rimane determinata a continuare la guerra nonostante gli attacchi iraniani subiti, che pare non abbiano danneggiato particolarmente le capacità militari israeliane.
Scenari futuri
Eventuali tentativi di scortare le navi attraverso lo stretto di Hormuz o di riaprirlo con la forza sono piuttosto irrealistici. Infatti, qualsiasi contingente che tentasse ciò sarebbe sottoposto a continui attacchi, esponendosi al rischio di perdite che avrebbero conseguenze politiche molto gravi. Data l’inefficacia dell’arma aerea per ottenere concessioni, a Washington rimangono ben poche alternative possibili per fare pressione su Teheran. Per ora, l’unica via diversa per strappare più concessioni individuata dall’amministrazione statunitense è il blocco di ogni imbarcazione iraniana in uscita dallo stretto. La volontà resta quella di spingere l’Iran al ripristino delle condizioni di passaggio precedenti lo scoppio della guerra.

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