Che cos’hanno in comune Bad Bunny, Liberato e La Niña? Artisti di grande successo ci raccontano la loro terra e collegano due mondi geograficamente molto lontani.
Record di ascolti su Spotify nel 2025, primo vincitore di un Grammy per un album interamente in spagnolo, bersaglio d’odio del presidente statunitense Trump e star del Super Bowl, è proprio Bad Bunny l’artista più chiacchierato degli ultimi mesi.
Un po’ di storia: dalle origini a oggi
Benito Antonio Martínez Ocasio nasce nel 1994 a Porto Rico ed è proprio lui a raccontarci la sua storia e quella dei genitori nella canzone LA MuDANZA. A quattordici anni inizia il suo percorso musicale con il nome d’arte Bad Bunny, che si forma a partire da una foto risalente ai tempi della scuola in cui, vestito da coniglietto, sfoggiava un’espressione imbronciata.
Dopo anni di gavetta, finalmente, nel 2016 riesce a farsi notare da DJ Luián con il brano «Diles» e a firmare con la sua prima etichetta. Già molto amato nei paesi ispanofoni, in Italia è inizialmente conosciuto solo dagli appassionati del genere e riesce ad allargare il suo pubblico nel 2022 con l’ascoltatissimo Un verano sin ti. Tuttavia, la grande passione per Bad Bunny qui si fa attendere e scoppia nel 2025 con l’uscita di Debí Tirar Más Fotos, in cui le sonorità urbane delle origini si mescolano all’eredità di salsa e merengue in un connubio che ha incantato il mondo.
Una musica di e per Porto Rico
“Aquí mataron gente por sacar la bandera. Por eso es que ahora yo la llevo donde quiera” (“Qui sono state uccise delle persone per aver mostrato la bandiera, è per questo che ora la porto ovunque io voglia”) è solo uno dei tanti riferimenti nelle sue canzoni alla storia della sua isola, caratterizzata da una centenaria dipendenza prima dal regno di Spagna e poi dagli Stati Uniti. È, infatti, dal 1952 che l’isola è un Commonwealth non incorporato degli USA per cui possiede un autogoverno, ma è sottoposta alle leggi federali con limitazioni dei diritti politici, poiché non è permesso votare per il Presidente né avere propri rappresentanti nel Congresso.
Risulta ancora più evidente l’impegno di Bad Bunny nel mostrare la memoria e la quotidianità di una realtà che è ancora poco conosciuta, proprio nell’ultimo album. Dalla copertina rappresentante due sedie di plastica bianca, simbolo della nostalgia della semplicità delle riunioni familiari, ai video visualizer delle canzoni costruiti come delle vere e proprie “pillole” di storia e cultura portoricana, tutto dimostra una impellente necessità di essere visti, validati. Ne è una prova il suo half time show del Superbowl di quest’anno, non solo un tributo, ma anche e soprattutto una rivendicazione della cultura latino-americana, un grido che ha scosso la presidenza Trump facendo luce non solo sul problema della “minoranza” ispanica negli USA e sul riconoscimento delle diverse realtà che costituiscono l’America propriamente detta, troppo spesso identificata solo con gli statunitensi, ma anche sull’arretratezza delle infrastrutture dell’isola e lo sfruttamento delle sue risorse.
Liberato e la Niña: il successo della musica in dialetto
Anche nella scena musicale italiana negli ultimi anni stiamo assistendo ad una crescente popolarità della musica che si ispira alle sonorità e ai generi tradizionali, in particolare del sud, più specificamente dell’area partenopea. Ne sono un esempio emblematico Liberato e La Niña, profondamente diversi per pubblico, estetica e contenuti, ma accomunati dalla capacità di portare Napoli nelle loro canzoni.
Liberato reinterpreta la tradizione neomelodica di artisti come Pino Daniele in chiave elettronica e pop, mischiando napoletano e inglese e celebrando un’immagine della sua terra idealizzata, quasi romantica, ma sicuramente moderna (Gaiola portafortuna, Partenope).
La Niña nelle sue canzoni (Figlia d’a tempesta, Guapparìa) con dialetto, tamburello e nacchere ci trasporta direttamente nel mondo della tarantella napoletana e della tammurriata e veicola un urlo di contestazione della subalternità della donna e di una rappresentazione territoriale estremamente idealizzata.
Due mondi distanti, ma vicini
Due mondi distanti, ma vicini sono la Porto Rico di Bad Bunny e la Napoli di Liberato e La Niña, due mondi che attraggono e incantano con le loro musiche estremamente ballabili, ma anche, forse, con le loro profonde ferite. Non è un caso che queste due realtà siano accomunate da una storia di sfruttamento ecologico e criminalità organizzata, associate per molto tempo a situazioni di povertà e inferiorità, e che ora stiano vivendo un periodo di ascesa e rivalsa. Ne è una prova l’enorme aumento del turismo in queste zone, sicuramente portatore ricchezza, ma non sempre utile a sanare il divario che le divide dalle controparti “nordiche”, anzi incentivando spesso un turismo intensivo e inconsapevole.
La rivendicazione territoriale che questi artisti, come anche altri, raccontano nei loro brani ammalia e strega con sonorità all’apparenza originali, ma in realtà di tradizione antichissima che rivaluta e riqualifica la singolarità dei diversi popoli e luoghi a discapito di una dilagante pretesa di uniformazione dell’attuale società capitalistica. La musica di Bad Bunny, Liberato e La Niña penetra nel pubblico contemporaneo risvegliando, come un richiamo ancestrale, una pretesa di unicità che per troppo tempo è rimasta sepolta e ora è pronta per tornare alla ribalta.
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