Il Nuovo Anfiteatro Martesana punta in alto con il progetto del Festival della Martesana, una raccolta fondi per finanziare 31 giorni di festival culturale completamente gratuito.
NAMA è un centro culturale situato nel cuore del Municipio 2 della città di Milano; uno spazio polivalente di cultura, socialità e creatività. Inaugurato all’inizio del 2025, il centro è stato creato per rinnovare l’anfiteatro costruito negli anni ’80 e dare nuova vita a questo spazio, rendendolo disponibile per i cittadini. Più di una semplice arena per eventi, NAMA è una struttura culturale stabile che ospita attività artistiche, sociali e sportive durante tutto l’anno. L’obiettivo è quello di creare un punto d’incontro tra i cittadini, le associazioni e gli operatori culturali, organizzando eventi che coinvolgano direttamente il territorio e sfruttando uno dei quartieri più multietnici di Milano. In questo senso, il parco non è solo uno spazio fisico, ma diventa un luogo di produzione culturale che risponde ai bisogni della comunità.

Un festival che nasce dal basso
Milano potrebbe presto avere un nuovo punto di riferimento culturale all’aperto. È, infatti, iniziata la raccolta fondi per costruire il Festival della Martesana 2026. L’iniziativa punta a rendere il parco una grande area culturale gratuita, basandosi anche sull’esperienza della NAMA Summer Arena 2025, la prima edizione del festival che ha animato il Parco della Martesana per 31 giorni, accogliendo oltre 140.000 persone attraverso 125 appuntamenti gratuiti tra cinema, spettacolo dal vivo, musica, sport e attività per tutte le età.
L’obiettivo è ambizioso, cinema, musica, teatro, sport, laboratori e incontri aperti a tutti i cittadini, costruiti con l’aiuto degli abitanti.
Una rete culturale ampia e partecipata
Il progetto ha preso vita in coordinamento con l’associazione Ecologia Turismo Cultura (ETC), insieme a numerosi partner e sostenitori del territorio, come Crea Production, Migarden e Scomodo. La partecipazione di tutte queste realtà culturali dà la possibilità al Festival della Martesana di formare un palinsesto eterogeneo, capace di intercettare pubblici differenti. Si tratta non solo di offrire eventi, ma rendere la cultura uno strumento di unione e aggregazione.
Per la riuscita del progetto, la partecipazione dei cittadini è fondamentale. Il nodo principale è quello economico, per questo è stata lanciata una raccolta fondi per sostenere i costi di avvio necessari per rendere possibile il festival. L’obiettivo è preciso, 30.000 euro in 30 giorni, con una formula “tutto o niente”, se la campagna va a buon fine si realizzerà il festival, in caso contrario le donazioni non verranno incassate. Questo meccanismo ha anche un interesse dal punto di vista politico-amministrativo, il Comune di Milano ha, infatti, previsto un cofinanziamento del progetto, raddoppiando ogni euro raccolto nella campagna per sostenere le numerose iniziative culturali.
Un nuovo modo di vivere gli spazi urbani
Il Festival della Martesana accende il dibattito contemporaneo tra cultura istituzionale e iniziativa dal basso, avendo, da un lato, il sostegno del Comune che legittima e amplifica il progetto e, dall’altro, il fondamentale sostegno dei cittadini e della comunità. Un modello ibrido che riflette una trasformazione più ampia nelle politiche culturali urbane. In una città come Milano, dove gli eventi culturali sono spesso concentrati e a pagamento, il festival presenta un’alternativa concreta, ma solleva una domanda: fino a che punto la cultura pubblica può essere sostenuta da iniziative di crowdfunding?
Se la raccolta fondi raggiungerà l’obiettivo, il Festival tornerà nel 2026 con un mese intero di programmazione gratuita nel parco. La vera posta in gioco, però, va oltre il singolo evento. Il progetto del Nuovo Anfiteatro Martesana propone un’idea diversa di città: uno spazio in cui il parco non è solo luogo di passaggio o svago, bensì diventa un centro culturale vivo, costruito collettivamente. La domanda, ancora una volta, rimane aperta: la città di Milano è pronta a ripensare i propri spazi pubblici come luoghi permanenti di produzione culturale condivisa?
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