Lo studentato nell’ex scalo ferroviario Romana nasce per contribuire a risolvere il problema della crisi abitativa a Milano, ma i prezzi e le modalità di accesso hanno sollevato dubbi. Tra investimenti privati, fondi pubblici e sostenibilità, il modello divide chi lo vede come un’opportunità e chi ne critica la mancanza di equità.
Risale al 2020 l’inizio di questa storia, quando la società Coima SGR SPA vince la gara per acquistare da Ferrovie dello Stato l’ex scalo ferroviario di Porta Romana e presenta il progetto del Villaggio Olimpico, destinato a diventare, dopo i Giochi, uno studentato con una quota di posti letto a prezzi agevolati e con la promessa di un risparmio del 25% rispetto al prezzo medio di mercato. Un piano perfetto per una città che è stata per anni teatro di proteste di studenti contro la crisi abitativa e il caro affitti.
Il progetto
1700 posti letto, che soddisfano il 6% della richiesta in città, in uno spazio su misura per un giovane studente: posizione centrale, garanzia di sicurezza 24 ore su 24, un’ampia area verde dove fare sport e spazi condivisi come la Student lounge area. Grande attenzione è stata posta anche sulla sostenibilità dell’edificio dalla stessa Coima, che ha realizzato il complesso con certificazioni ambientali e tecnologie per la riduzione dei consumi.
Prezzi e modalità di accesso
Tutto coincide con un’esigenza reale condivisa da tutti, ma solo fino alla pubblicazione dei prezzi e dei dettagli di assegnazione delle stanze. Al lancio, si prevedono posti letto a tariffa agevolata solo in doppia a 592 euro, mentre per una singola si arriva a pagare fino a 1065 euro. Ma c’è un altro aspetto che ha avuto una certa risonanza: il diritto di prelazione, cioè la possibilità di un accesso privilegiato a una parte delle stanze, riservato ai figli degli iscritti ad alcune casse previdenziali, in virtù dell’investimento nel fondo immobiliare che finanzia il progetto. Tra queste c’è la Cassa Forense, ma anche enti come Inarcassa, ENPAM e altri, che consentono di bloccare stanze con precedenza agli avvocati, architetti e medici, ma senza comportare diminuzioni del prezzo.
Investimento pubblico o privato?
Non è mancata l’indignazione. Bisogna però sottolineare che l’accordo iniziale tra le parti prevede investimenti economici del tutto privati, con una collaborazione solo istituzionale e di garanzia da parte del Comune di Milano e della Regione Lombardia. Dunque, la necessità di garantire una redditività nell’investimento contribuisce a spiegare il livello dei prezzi. Tuttavia, il progetto ha visto un aumento dei posti letto con tariffa agevolata, ad oggi, 450 grazie all’accordo con il Fondo Nazionale Abitare Sociale, gestito da CDP Real Asset, con il supporto di meccanismi di finanziamento pubblico legati all’edilizia sociale.
Da qui le critiche rispetto a un investimento che, partendo anche da casse pubbliche, porterà benefici agli investitori privati. Rispetto alla situazione iniziale, ci sono stati dei cambiamenti, essendo stata richiesta una copertura per gli extracosti al Comune di Milano che, con autorizzazione del governo nel decreto sport, ha potuto concederla.
Un modello di qualità, ma per tutti?
Un investimento solamente pubblico non avrebbe probabilmente portato alla realizzazione di un progetto come quello del Villaggio Olimpico per carenze economiche e tecniche; tuttavia, il modello scelto resta criticabile nella gestione, soprattutto sul fronte dell’equità e del diritto allo studio. Si può comunque apprezzare il progetto e la sostenibilità dello stesso, ma la maggior parte degli studenti non può considerarlo una soluzione.
Il modello Villaggio Olimpico/studentato è di qualità, ma evidenzia anche i limiti dello schema pubblico-privato e il rischio è che la promessa di accessibilità, per le esigenze sottese, diventi solo parziale. Un alloggio moderno e sostenibile è importante, a patto che, se si parla di tariffe agevolate per i redditi bassi, tutti gli studenti possano davvero accedervi.
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