In questa pièce contemporanea, Nietzsche è sotto processo, costretto a condividere i riflettori con una chiassosa accusa e una mediatrice tutt’altro che imparziale. Il giudice, inevitabilmente, è lo spettatore.
Pochi pensatori possono vantare un’eredità ingombrante quanto quella del padre dell’oltreuomo. Un fatto che il Nietzsche sul palco, risorto dall’abisso della follia, proclama con finta umiltà. Non è solo: a tallonarlo ci sono la pungente Lou von Salomé, amore mai corrisposto, e una caotica compagnia circense.
Temi
Il nichilismo viene portato in scena nella sua forma più radicale: non semplice disperazione, ma scardinamento dei valori e della morale comune. Una prospettiva che, nello spettacolo, sembra offrire verità troppo scomode per la maggioranza.
Da questa frattura nasce una condizione sospesa: gli esseri umani restano intrappolati nei canoni rassicuranti della morale comune, incapaci di diventare oltreuomini, ma ormai troppo consapevoli per restare semplici bestie. È una condanna di cui, nella lettura del drammaturgo, le persone sembrano inconsapevoli. Al contrario, ogni tentativo di svelarla si scontra con il ridicolo, che in scena prende grottescamente corpo in clown, funamboli e acrobati. La rottura della quarta parete rafforza questa impostazione, trasformando il pubblico da semplice osservatore a parte attiva del processo scenico.
Regia
La regia si distingue soprattutto per il controllo del ritmo: il serrato susseguirsi di momenti scenicamente intensi non soffoca lo spettacolo, perché viene bilanciato da scene di distensione che lasciano respirare il pubblico. Degna di nota anche la scelta delle musiche e degli effetti sonori, integrati senza risultare decorativi. I numerosi costumi, accurati nel richiamo storico e coerenti con la collisione tra pensiero filosofico e immaginario circense, rafforzano la tensione tra solennità tragica e deformazione grottesca.
Cast
Il primo a comparire sul palco è Ennio Coltorti, che interpreta un Nietzsche malinconico, fluttuante tra rassegnazione e speranza. Ad affiancarlo nel ruolo di coprotagonista è Violante Placido, nei panni di Lou von Salomé. Nelle sue mani il personaggio risulta vivace, disinvolto, ma anche protetto da una maschera di imperturbabilità che rende ambiguo il suo rapporto con il filosofo.
A interpretare i membri del circo sono Lucia Brusadin, Salvo Cirrincione e Lorenzo Covello, capaci di alternare con fluidità clown, funamboli, acrobati e diverse figure minori. Il trio circense risulta tra gli elementi più incisivi, capace di trasformare con naturalezza il fondale della scenografia da tende di uno studio a tendone circense in continuo movimento. Spicca la performance di Lucia Brusadin, le cui acrobazie colpiscono per fluidità e controllo.
Infine, Giuseppe Muscarello dona a Zarathustra lo stoicismo necessario, restituendone la distanza quasi sacrale.
Il verdetto
Lo spettacolo conquista e mantiene l’attenzione del pubblico fin dall’inizio, grazie a un intreccio ben riuscito che mette in rapporto la densità filosofica del testo con il suo grottesco rovescio circense. Un risultato notevole, soprattutto considerando la difficoltà di rendere accessibili e coinvolgenti le idee di un autore complesso ed enigmatico come Nietzsche. Infine, convince la scelta di rispettare l’intelligenza del pubblico, evitando di imporre una lettura univoca delle teorie nichiliste, per quanto traspaia una certa sintonia del drammaturgo con esse.

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