Circo Zarathustra. Nietzsche sotto il tendone

Il dialogo sulla vita e le idee del filosofo che ha destabilizzato il Novecento, andato in scena dal 6 al 10 maggio al Piccolo Teatro. Regia e testo di Leonardo Petrillo.

In questa pièce contemporanea, Nietzsche è sotto processo, costretto a condividere i riflettori con una chiassosa accusa e una mediatrice tutt’altro che imparziale. Il giudice, inevitabilmente, è lo spettatore.

Pochi pen­sa­to­ri pos­so­no van­ta­re un’eredità ingom­bran­te quan­to quel­la del padre dell’oltreuomo. Un fat­to che il Nie­tzsche sul pal­co, risor­to dall’abisso del­la fol­lia, pro­cla­ma con fin­ta umil­tà. Non è solo: a tal­lo­nar­lo ci sono la pun­gen­te Lou von Salo­mé, amo­re mai cor­ri­spo­sto, e una cao­ti­ca com­pa­gnia circense.

Temi

Il nichi­li­smo vie­ne por­ta­to in sce­na nel­la sua for­ma più radi­ca­le: non sem­pli­ce dispe­ra­zio­ne, ma scar­di­na­men­to dei valo­ri e del­la mora­le comu­ne. Una pro­spet­ti­va che, nel­lo spet­ta­co­lo, sem­bra offri­re veri­tà trop­po sco­mo­de per la maggioranza.

Da que­sta frat­tu­ra nasce una con­di­zio­ne sospe­sa: gli esse­ri uma­ni resta­no intrap­po­la­ti nei cano­ni ras­si­cu­ran­ti del­la mora­le comu­ne, inca­pa­ci di diven­ta­re oltreuo­mi­ni, ma ormai trop­po con­sa­pe­vo­li per resta­re sem­pli­ci bestie. È una con­dan­na di cui, nel­la let­tu­ra del dram­ma­tur­go, le per­so­ne sem­bra­no incon­sa­pe­vo­li. Al con­tra­rio, ogni ten­ta­ti­vo di sve­lar­la si scon­tra con il ridi­co­lo, che in sce­na pren­de grot­te­sca­men­te cor­po in clo­wn, funam­bo­li e acro­ba­ti. La rot­tu­ra del­la quar­ta pare­te raf­for­za que­sta impo­sta­zio­ne, tra­sfor­man­do il pub­bli­co da sem­pli­ce osser­va­to­re a par­te atti­va del pro­ces­so scenico.

Regia

La regia si distin­gue soprat­tut­to per il con­trol­lo del rit­mo: il ser­ra­to sus­se­guir­si di momen­ti sce­ni­ca­men­te inten­si non sof­fo­ca lo spet­ta­co­lo, per­ché vie­ne bilan­cia­to da sce­ne di disten­sio­ne che lascia­no respi­ra­re il pub­bli­co. Degna di nota anche la scel­ta del­le musi­che e degli effet­ti sono­ri, inte­gra­ti sen­za risul­ta­re deco­ra­ti­vi. I nume­ro­si costu­mi, accu­ra­ti nel richia­mo sto­ri­co e coe­ren­ti con la col­li­sio­ne tra pen­sie­ro filo­so­fi­co e imma­gi­na­rio cir­cen­se, raf­for­za­no la ten­sio­ne tra solen­ni­tà tra­gi­ca e defor­ma­zio­ne grot­te­sca.

Cast

Il pri­mo a com­pa­ri­re sul pal­co è Ennio Col­tor­ti, che inter­pre­ta un Nie­tzsche malin­co­ni­co, flut­tuan­te tra ras­se­gna­zio­ne e spe­ran­za. Ad affian­car­lo nel ruo­lo di copro­ta­go­ni­sta è Vio­lan­te Pla­ci­do, nei pan­ni di Lou von Salo­mé. Nel­le sue mani il per­so­nag­gio risul­ta viva­ce, disin­vol­to, ma anche pro­tet­to da una masche­ra di imper­tur­ba­bi­li­tà che ren­de ambi­guo il suo rap­por­to con il filosofo.

A inter­pre­ta­re i mem­bri del cir­co sono Lucia Bru­sa­din, Sal­vo Cir­rin­cio­ne e Loren­zo Covel­lo, capa­ci di alter­na­re con flui­di­tà clo­wn, funam­bo­li, acro­ba­ti e diver­se figu­re mino­ri. Il trio cir­cen­se risul­ta tra gli ele­men­ti più inci­si­vi, capa­ce di tra­sfor­ma­re con natu­ra­lez­za il fon­da­le del­la sce­no­gra­fia da ten­de di uno stu­dio a ten­do­ne cir­cen­se in con­ti­nuo movi­men­to. Spic­ca la per­for­man­ce di Lucia Bru­sa­din, le cui acro­ba­zie col­pi­sco­no per flui­di­tà e controllo.

Infi­ne, Giu­sep­pe Musca­rel­lo dona a Zara­thu­stra lo stoi­ci­smo neces­sa­rio, resti­tuen­do­ne la distan­za qua­si sacrale.

Il verdetto

Lo spet­ta­co­lo con­qui­sta e man­tie­ne l’attenzione del pub­bli­co fin dall’inizio, gra­zie a un intrec­cio ben riu­sci­to che met­te in rap­por­to la den­si­tà filo­so­fi­ca del testo con il suo grot­te­sco rove­scio cir­cen­se. Un risul­ta­to note­vo­le, soprat­tut­to con­si­de­ran­do la dif­fi­col­tà di ren­de­re acces­si­bi­li e coin­vol­gen­ti le idee di un auto­re com­ples­so ed enig­ma­ti­co come Nie­tzsche. Infi­ne, con­vin­ce la scel­ta di rispet­ta­re l’intelligenza del pub­bli­co, evi­tan­do di impor­re una let­tu­ra uni­vo­ca del­le teo­rie nichi­li­ste, per quan­to tra­spa­ia una cer­ta sin­to­nia del dram­ma­tur­go con esse.

Con­di­vi­di:
Nicolò Bianconi
Scri­vo di tea­tro per ren­de­re più acces­si­bi­li i lin­guag­gi di sce­na, inda­gan­do il rap­por­to tra iden­ti­tà e potere

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.