Quarant’anni fa, precisamente il 26 maggio 1986, usciva The Final Countdown, il terzo album della band Europe, originaria della Svezia. Questo album ha rappresentato il definitivo consolidamento della band nel panorama mondiale, trasformandoli in icone globali grazie ad un mix perfetto di melodia, potenza e sintetizzatori monumentali.

Dopo le premesse promettenti di Europe (1983) e Wings Of Tomorrow (1984), i cinque membri trovarono la formula magica per scalare le classifiche. Il disco, al momento della registrazione, vedeva Joey Tempest alla voce, John Levén al basso, Ian Haugland alla batteria, Mic Michaeli alle tastiere e John Norum alla chitarra.
Proprio Norum, dopo la pubblicazione, scelse di abbandonare il gruppo a causa di divergenze artistiche e personali, lasciando il posto a Kee Marcello; fu lui ad accompagnare la band nel trionfale tour mondiale e a restare per i capitoli discografici successivi Out Of This World (1988) e Prisoners In Paradise (1992), prima della lunga pausa che aveva lasciato i fan con il timore di uno scioglimento definitivo.

Il prodotto conta in totale dieci tracce:
- The Final Countdown — C’è un’ironia quasi poetica nel sapere che il riff più martellante del secolo sia nato per errore, sopravvissuto alle critiche negative di John Norum solo grazie alla visione ostinata di Joey Tempest. Ogni volta che parte il pezzo, non si sente solo un’atmosfera tipicamente anni Ottanta, si sente soprattutto il pavimento che scompare e subito siamo proiettati in una galassia alternativa, un vuoto siderale dove tutto tace e l’unica voce di riferimento è quel suono sintetico e ipnotico. Ispirata a Space Oddity di David Bowie, riflette l’idea di lasciare il pianeta Terra per un futuro incerto tra le stelle.
- Rock The Night - Qui si respira l’atmosfera dei concerti, con la voglia di divertirsi e lasciarsi andare: è uno di quei pezzi che si immaginano cantati da migliaia di persone sotto il palco, semplice e super efficace. Il ritmo è molto coinvolgente e il ritornello rimane facilmente in testa, anche grazie al sound deciso della chitarra. Insieme a The Final Countdown è uno dei pezzi più iconici della band. Il tema principale è la tipica ribellione giovanile, con la voglia di vivere il momento senza preoccuparsi delle difficoltà.
- Carrie — La ballad per eccellenza del gruppo. Canzone molto intima rispetto alla foga del resto dell’album, ha un tono malinconico che arriva diretto, senza troppi effetti, e proprio per questo funziona così bene: sembra una vera e propria confessione messa in musica. Tratta la fine di una relazione, ma non con rabbia, bensì come un addio malinconico e consapevole in cui si ammette che le cose possono cambiare.
- Danger On The Track — Le tastiere hanno un ruolo centrale nel creare l’atmosfera carica di tensione che anticipa il ritornello. Il suo groove iconico la rende una delle tracce più esplosive del disco. Si parla di una vita vissuta sul filo del rasoio, di incertezza e del senso di pericolo avvertito.
- Ninja — La band porta un assaggio di Giappone nell’album: il testo si gioca molto sul panorama orientale, nello specifico sui guerrieri e sull’onore (tema molto ricorrente negli anni Ottanta, basti pensare al cinema con Karate Kid o all’impatto positivo del rock sul Giappone, in cui i gruppi erano venerati come se fossero divinità). Nonostante sia una side track, è diventata un cult tra i fan.
- Cherokee — Un brano epico così come il significato che porta. Il ritmo è intenso e coinvolgente, senza però risultare pesante: sicuramente è una traccia che resta impressa, sia per il significato che per l’energia. Joey Tempest ha scritto queste parole dopo aver letto del Sentiero delle Lacrime, la tragica deportazione dei nativi americani. È un pezzo insolitamente serio per il genere, che in qualche modo chiede giustizia.
- Time Has Come — Rispetto alle altre tracce ha un’atmosfera più riflessiva. Si percepisce un senso di maturità e cambiamento, come se il gruppo volesse rallentare dopo i pezzi più esplosivi dell’album. La melodia è ben curata e il ritornello coinvolge senza risultare aggressivo. Questa canzone forse non colpisce subito come la title track, ma col tempo si impara ad apprezzare. Una ballad che fa riflettere sul mondo e sul futuro, con la necessità di cambiare rotta prima che sia troppo tardi.
- Heart Of Stone — Il segreto di questo brano è l’ottimo equilibrio tra tastiera, chitarra e batteria. Il titolo immerge già l’ascoltatore nel tema principale e il pezzo scorre bene, mantenendo intensità e il suono melodico tipico. Il tema principale è il cinismo sentimentale: quando si è stati feriti talmente tante volte, si diventa emotivamente freddi e con un «cuore di pietra», quasi incapaci di amare di nuovo.
- On The Loose — Dopo momenti seri e riflessivi, si ritorna su ritmi più veloci e spensierati: il pezzo è dinamico, dà l’idea della classica canzone rock fatta per divertirsi senza significati particolarmente profondi. La chitarra si sposa bene con la batteria, garantendo leggerezza e varietà al disco. Tutto il brano ruota attorno alla voglia di indipendenza e di libertà.
- Love Chaser — Come chiusura dell’album è un brano che funziona molto bene, perché unisce romanticismo ed energia. L’atmosfera è intensa e, anche se chiude un ciclo, mostra un segno di continuità con tutto il resto del disco. Nonostante non sia famosa quanto altri brani dell’album, mantiene lo stile melodico e potente tipico degli Europe. La voce, la chitarra e le tastiere si combinano molto bene e accompagnano l’ascoltatore fino alla fine senza far calare troppo il ritmo. Per concludere il viaggio musicale, la band ci ricorda che è importante perseguire un obiettivo, anche se questo sembra sfuggire come se fosse una caccia senza fine.
Inoltre, sulle piattaforme è disponibile l’Expanded Edition dell’album che contiene le tracce The Final Countdown, Danger On The Track e Carrie nella versione live.

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