Da rivedere per la prima volta. Guida alla fantascienza di Steven Spielberg

Come il regista ha usato il genere per parlare di sé.

Da rivedere per la prima volta. Guida alla fantascienza di Steven Spielberg

In attesa di Disclosure Day, una retrospettiva sui film fantascientifici di Steven Spielberg, nei quali il regista riesce meglio a elaborare il divorzio dei genitori.

Nel 2022 esce The Fabel­mans, film ispi­ra­to alla sua vita. Dopo oltre 50 anni di car­rie­ra, il regi­sta è final­men­te riu­sci­to a rac­con­ta­re il suo più gran­de trau­ma: il divor­zio dei geni­to­ri. Eppu­re a que­sto tema è sem­pre arri­va­to per vie tra­ver­se. Tra tut­ti i suoi rac­con­ti, il gene­re con cui ha sapu­to rac­con­tar­si meglio è sta­to la fan­ta­scien­za, alla qua­le appro­da di nuo­vo que­sto giu­gno con Disclo­su­re Day. Que­sto mese, per la rubri­ca Da rive­de­re, si pro­po­ne dun­que una retro­spet­ti­va sul­la fan­ta­scien­za di Spiel­berg, che mostra il signi­fi­ca­to per­so­na­le che que­sto gene­re rive­ste per lui.

Gli alieni come salvezza

In un’inter­vi­sta del 1999, James Lip­ton stu­pì Spiel­berg con una doman­da su Incon­tri rav­vi­ci­na­ti del ter­zo tipo (1977), che riu­sci­va a coglie­re la valen­za del­la fan­ta­scien­za per il regi­sta. Il gior­na­li­sta fece nota­re a Spiel­berg che suo padre era un infor­ma­ti­co e sua madre una musi­ci­sta: nel film, infat­ti, quan­do la navi­cel­la Ufo atter­ra, comu­ni­ca con gli uma­ni attra­ver­so un com­pu­ter che ripro­du­ce quat­tro note musicali.

Incon­tri rav­vi­ci­na­ti non è solo un film sugli alie­ni che voglio­no visi­ta­re il nostro pia­ne­ta. Da un lato c’è la sto­ria di un padre di fami­glia, Roy, che abban­do­na moglie e figli per inse­gui­re la sua nuo­va osses­sio­ne. Ma Roy, secon­do l’analisi di Mau­ro Resmi­ni, è l’alter ego di Spiel­berg stes­so: un uomo adul­to che si chiu­de in sé e si sen­te pre­de­sti­na­to nel suo mon­do inven­ta­to per dare sen­so alla soli­tu­di­ne. Dall’altra par­te, dice Resmi­ni, c’è la vicen­da del pic­co­lo Bar­ry, il bam­bi­no che vie­ne let­te­ral­men­te rapi­to da quel mera­vi­glio­so igno­to che lo tie­ne lon­ta­no dal­la mono­to­na vita di periferia.

Come spie­ga Anto­nio Mon­da, il film è rivo­lu­zio­na­rio per il modo in cui guar­da all’alieno: non più come minac­cia, ma addi­rit­tu­ra come sal­vez­za. Su que­sto mes­sag­gio di pace si fon­da anche E.T. l’extra-terrestre (1982), in cui il pro­ta­go­ni­sta Elliott svi­lup­pa uno stret­to lega­me, anche tele­pa­ti­co, con E.T., crea­tu­ra alie­na che vie­ne per erro­re dimen­ti­ca­ta sul­la Ter­ra dai suoi com­pa­gni. L’alieno rap­pre­sen­ta il ten­ta­ti­vo di col­ma­re quel vuo­to affet­ti­vo che lo Spiel­berg bam­bi­no si tro­va ad affron­ta­re dopo la sepa­ra­zio­ne dei geni­to­ri. Il lut­to fami­lia­re ver­rà ela­bo­ra­to appie­no dal pro­ta­go­ni­sta solo nel fina­le, quan­do E.T., pri­ma di ripar­ti­re, salu­te­rà il suo ami­co dicen­do: «Io sarò sem­pre qui».

Tom Cruise e la missione del padre

In Mino­ri­ty Report (2002) e in La guer­ra dei mon­di (2005), Tom Crui­se inter­pre­ta l’uomo in fuga da un pre­sen­te cata­stro­fi­co. Nel pri­mo film è John Ander­ton, capo del­la Pre­cri­mi­ne, una sezio­ne del­la poli­zia di Washing­ton del 2054. La sua squa­dra si occu­pa di sven­ta­re omi­ci­di anco­ra pri­ma che avven­ga­no, basan­do­si sul­le pre­mo­ni­zio­ni di tre indi­vi­dui capa­ci di pre­ve­de­re il futu­ro. Ma John si ritro­ve­rà ben pre­sto a dover scap­pa­re dal­la sua stes­sa squa­dra, quan­do sarà lui uno dei cri­mi­na­li del­le visio­ni. In La guer­ra dei mon­di è inve­ce Ray Fer­rier, ope­ra­io divor­zia­to che scap­pa con i figli da un’invasione alie­na sul­la Terra.

È in que­sti due film che la fan­ta­scien­za di Spiel­berg si fa più poli­ti­ca. Da una par­te abbia­mo in fili­gra­na la guer­ra pre­ven­ti­va di Bush in Iraq, per quan­to il regi­sta si fos­se schie­ra­to a favo­re. Dal­l’al­tra, La guer­ra dei mon­di met­te in sce­na un attac­co improv­vi­so su suo­lo ame­ri­ca­no come nel 9/11, per­pe­tra­to da alie­ni che qui com­pa­io­no come minaccia.

La mis­sio­ne dell’uomo nel­la sto­ria è stret­ta­men­te lega­ta alla sua mis­sio­ne fami­lia­re. In entram­bi i film vedia­mo Crui­se nei pan­ni di un padre che deve pren­de­re coscien­za del pro­prio ruo­lo per ricon­ci­liar­si con la moglie. Ray non sta solo scap­pan­do dagli alie­ni, ma sta por­tan­do i figli in sal­vo a casa dell’ex moglie, dimo­stran­do, nel fina­le, di aver rico­strui­to un equi­li­brio fami­lia­re. John, in Mino­ri­ty Report, entra nel­la Pre­cri­mi­ne dopo che suo figlio è sta­to rapi­to. Cam­bian­do la visio­ne che lo ritrae­va men­tre ucci­de­va il pre­sun­to rapi­to­re, John supe­ra il trau­ma del­la per­di­ta e dimo­stra la fal­li­bi­li­tà del siste­ma, per poi ricon­giun­ger­si alla moglie e atten­de­re da lei un secon­do figlio.

Il figlio trascurato di A.I. e Ready Player One

Se già Juras­sic Park riflet­te­va sui peri­co­li dell’evoluzione tec­no­lo­gi­ca, offren­do anche una rifles­sio­ne meta­ci­ne­ma­to­gra­fi­ca, A.I. — Intel­li­gen­za arti­fi­cia­le (2001) e Rea­dy Player One (2018) decli­na­no il tema in due modi opposti.

Nato come pro­get­to di Stan­ley Kubrick, poi cedu­to all’amico Spiel­berg, A.I. è la riscrit­tu­ra futu­ri­sti­ca di Pinoc­chio, in cui il bam­bi­no robot David vie­ne crea­to per col­ma­re il vuo­to affet­ti­vo di una cop­pia che ha un figlio gra­ve­men­te mala­to. Ma quan­do il figlio rea­le si risve­glia, risul­ta anco­ra più evi­den­te che David non potrà mai ama­re come un vero bam­bi­no e vie­ne abban­do­na­to in un bosco. Lì cono­sce­rà il robot del ses­so Gigo­lò Joe, che lo aiu­te­rà a tro­va­re una fata madri­na in gra­do di tra­sfor­mar­lo in un vero bam­bi­no, l’u­ni­co modo per esse­re ama­to dal­la madre.

Se A.I. è un’evidente para­bo­la edi­pi­ca del figlio tra­scu­ra­toRea­dy Player One ope­ra in modo più sot­ti­le. In un 2045 in cui l’inquinamento ha costret­to tut­ti a vive­re in barac­co­po­li, Wade Watts è un ragaz­zo orfa­no che pas­sa il tem­po nel mon­do di real­tà vir­tua­le OASIS. Come tut­ti, ambi­sce a tro­va­re un easter egg che il crea­to­re ha nasco­sto, con l’idea di cede­re la pro­prie­tà del gio­co a chi lo aves­se tro­va­to. Il film è sta­to spes­so descrit­to come un labi­rin­to di rife­ri­men­ti alla cul­tu­ra degli anni Ottan­ta, di cui Spiel­berg stes­so ha con­tri­bui­to a pla­sma­re. Ma, guar­dan­do all’impianto di fon­do, si trat­ta anco­ra una vol­ta del rac­con­to di un ragaz­zo che si appas­sio­na alle sto­rie di fin­zio­ne per iso­lar­si dal­la tri­ste real­tà: l’isolamento di Wade è la con­se­guen­za di un nido fami­lia­re tur­ba­to, al qua­le il regi­sta non ha mai smes­so di guar­da­re in tut­ta la sua carriera.

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Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

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