Il mondo del lavoro è diventato ostile nei confronti degli studenti. I giovani che, per necessità o per realizzazione personale, volessero prestare attività lavorativa, trovano importanti ostacoli all’ingresso e, chi vi accede, spesso non può conciliare impiego e studio.
Il lavoro studentesco è stato per molto tempo una pietra miliare nella crescita dei giovani, in un tempo di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta. Lavori come quello del cameriere, commesso, rider o tutor erano un’occasione di sviluppo personale, nonché un primo avvicinamento all’indipendenza finanziaria. Oggi, però, trovare un impiego che possa fungere da appoggio allo studio risulta sempre più difficile, così come è complicato mantenerlo senza compromettere gli impegni universitari.
Un’offerta sempre più limitata
L’offerta di lavoro compatibile con la vita universitaria è ridotta. Le aziende spesso richiedono personale “flessibile”, che comporta una certa continuità e presenza costante, requisiti che uno studente universitario (soprattutto se sottoposto a obbligo di frequenza) non può adempiere. Una ricerca sui siti di lavoro come Indeed dimostra come lavori per studenti, per esempio quelli limitati al weekend o a orari extrascolastici, risultano essere pochissimi, e persino l’offerta part-time richieda la disponibilità in orari paragonabili a quelli di un full time. Ciò comporta l’impossibilità da parte dello studente di organizzare adeguatamente lo studio, con il rischio di dover rinunciare a lezioni, esami o, in casi particolarmente gravi, al percorso di laurea in generale.
Università e lavoro: un equilibrio difficile
A questa situazione si aggiunge un problema strutturale della formazione universitaria in Italia: il sistema universitario italiano fatica ad adeguarsi alle esigenze degli studenti lavoratori. Sebbene sia vero che alcuni corsi di laurea prevedano già delle formule di iscrizione a tempo parziale, sussistono ancora degli ostacoli per quanto riguarda l’obbligo di frequenza. Inoltre, manca una collaborazione stretta tra i due mondi: il lavoro studentesco viene visto come una fase transitoria della vita studentesca, mentre altrove è considerato parte integrante della formazione professionale. Ciò consente allo studente lavoratore di apprendere non solo delle competenze trasversali, quali per esempio la gestione del tempo, l’autonomia e le capacità relazionali, ma anche competenze più specifiche del proprio campo di studio. Sono previsti dei tirocini pre- e postlaurea, ma spesso questi non sono retribuiti, oppure con una retribuzione non compatibile con lo stile di vita odierno. Gli studenti, allora, laddove riescano a trovare lavori cosiddetti “per studenti”, si ritrovano a lavorare in ambiti completamente scollegati dal proprio percorso.
Concorrenza e crisi economica
Infine, giungiamo al vero problema della mancanza di lavoro studentesco: la crisi economica ha spinto numerose persone a cercare un secondo lavoro, oppure ad accettare lavori ben sotto la propria preparazione professionale. Aumenta quindi la richiesta ai cosiddetti entry-level jobs, quei lavori (anche poco retribuiti) che per propria natura non richiedono particolari conoscenze, che quindi sarebbero perfetti per uno studente non ancora formato. L’universitario si trova dunque a competere per lo stesso posto di lavoro con persone, anche anagraficamente più grandi, con maggiore esperienza e competenze e che non necessitano quindi di un investimento formativo da parte del datore di lavoro. Questo comporta, quasi aprioristicamente, l’esclusione del giovane da questi lavori.
Secondo diverse indagini sul mondo universitario italiano, una parte significativa degli studenti lavora durante gli studi, soprattutto per motivi economici. L’aumento del costo della vita, degli affitti universitari e delle tasse accademiche spinge molti giovani a cercare un’occupazione. Tuttavia, i salari bassi rendono spesso questi sacrifici poco sostenibili: ore di lavoro intense vengono compensate con retribuzioni insufficienti a garantire una reale autonomia.
Lavori per studenti sempre più inaccessibili
I lavori per studenti non sono scomparsi, ma, a causa dei motivi di cui sopra, sono diventati sempre più inaccessibili, e così facendo si acuiscono conseguenze tanto economiche quanto sociali: chi può contare con un sostegno economico dal proprio nucleo familiare riesce a dedicarsi interamente agli studi, mentre chi deve lavorare per mantenersi o semplicemente per autorealizzarsi rischia di ritardare o interrompere il percorso scolastico. In un paese che ogni anno lamenta la perdita del suo talento giovane, offrire di nuovo ai giovani l’opportunità di lavorare senza sacrificare il proprio futuro dovrebbe essere una priorità.
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