60 anni dalla Rivoluzione Culturale: oggi i giovani sono protagonisti?

Oggi ricorre il sessantesimo anniversario della rivoluzione culturale, promossa da Mao Zedong per liberarsi dei propri oppositori politici. Fondamentale fu l’apporto dei giovani.

La Rivoluzione Culturale fu strumentale alla affermazione della leadership di Mao, il quale si servì del sostegno dei giovani.

La rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le, nota anche come gran­de rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le pro­le­ta­ria, fu orga­niz­za­ta da Mao per ripren­de­re il con­trol­lo del­la Repub­bli­ca Popo­la­re Cine­se dopo il perio­do di poli­ti­che eco­no­mi­che meno radi­ca­li e fal­li­men­ta­ri (il Gran­de bal­zo in avan­ti). Mao pun­tò sul­la mobi­li­ta­zio­ne dei gio­va­ni per estro­met­te­re i fun­zio­na­ri di par­ti­to, loca­li e nazio­na­li, che lo ave­va­no mar­gi­na­liz­za­to in segui­to al fal­li­men­to del­le sud­det­te poli­ti­che. Cer­cò di masche­ra­re que­sto inten­to affer­man­do di voler con­tra­sta­re il rifor­mi­smo in favo­re di un’ap­pli­ca­zio­ne orto­dos­sa dell’ideo­lo­gia mar­xi­sta-leni­ni­sta, che egli stes­so rite­ne­va coin­ci­de­re con il pro­prio pensiero.

 

Il contesto

Dopo il fal­li­men­to del Gran­de bal­zo in avan­ti, con­si­sten­te in un pia­no di radi­ca­le tra­sfor­ma­zio­ne dell’economia cine­se, l’obiettivo era tra­sfor­ma­re rapi­da­men­te un’e­co­no­mia pret­ta­men­te agri­co­la in una pret­ta­men­te indu­stria­le. Que­sto pro­ces­so ini­ziò con col­let­ti­viz­za­zio­ni for­za­te e mal dige­ri­te dai con­ta­di­ni, che ave­va­no l’obiettivo di ren­de­re l’agri­col­tu­ra mono­po­lio sta­ta­le, in modo da con­trol­la­re tut­ti i mag­gio­ri pro­fit­ti deri­van­ti dal­la ven­di­ta di pro­dot­ti agri­co­li. Que­sti sareb­be­ro sta­ti poi uti­liz­za­ti per finan­zia­re un pro­ces­so di indu­stria­liz­za­zio­ne for­za­ta del Pae­se, volu­to dai prin­ci­pa­li fun­zio­na­ri di par­ti­to. Que­ste poli­ti­che fal­li­ro­no cla­mo­ro­sa­men­te, por­tan­do a una care­stia che cau­sò dai 15 ai 55 milio­ni di mor­ti (a secon­da del­le fon­ti) e ad enor­me mal­con­ten­to popo­la­re. In segui­to al fal­li­men­to di tali poli­ti­che, Mao fu allon­ta­na­to ed estro­mes­so dal par­ti­to, anche se con­ser­vò sem­pre la cari­ca di pre­si­den­te del Par­ti­to Comu­ni­sta Cine­se e la pro­pria auto­ri­tà mora­le. In que­sta fase Mao fu aspra­men­te cri­ti­ca­to dagli intel­let­tua­li, i qua­li subi­ro­no dure con­se­guen­ze in segui­to pro­prio a cau­sa del­le critiche.

 

Le guardie rosse

Gli stu­den­ti del­le uni­ver­si­tà e del­le scuo­le supe­rio­ri ebbe­ro un impor­tan­tis­si­mo ruo­lo in que­sta fase. Le guar­die ros­se, mili­zie di stu­den­ti soste­ni­to­ri di Mao, nate ini­zial­men­te in modo spon­ta­neo nel­le uni­ver­si­tà, e rico­no­sciu­te suc­ces­si­va­men­te dal­lo stes­so Mao, furo­no colo­ro che con­cre­ta­men­te rea­liz­za­ro­no gli aspet­ti pra­ti­ci del­la rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le, come la repres­sio­ne vio­len­ta di idee non ade­ren­ti all’ortodossia maoi­sta e di oppo­si­to­ri poli­ti­ci. Le guar­die ros­se veni­va­no reclu­ta­te secon­do un cri­te­rio di san­gue, il cosid­det­to cri­te­rio dei “5 tipi di ros­so”. Pote­va­no esse­re reclu­ta­ti solo i figli di ope­rai, di con­ta­di­ni pove­ri, di qua­dri di par­ti­to, dei mar­ti­ri e dei sol­da­ti del­la rivo­lu­zio­ne. Le guar­die ros­se ave­va­no il com­pi­to di distrug­ge­re “i quat­tro vec­chi”, ossia vec­chi pen­sie­ri, vec­chie con­sue­tu­di­ni, vec­chie abi­tu­di­ni, vec­chia cul­tu­ra. Ven­ne ordi­na­to loro di impa­ra­re la rivo­lu­zio­ne met­ten­do­la in pra­ti­ca, dun­que coniu­gan­do cono­scen­za e pra­ti­ca, un con­nu­bio fau­to­re del­le giu­ste idee secon­do Mao. Nel­la fase ini­zia­le del­la rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le le guar­die ros­se ven­ne­ro indi­riz­za­te con­tro i bor­ghe­si in gene­ra­le, poi ver­so i diri­gen­ti di par­ti­to osti­li a Mao. Nel 1967 Mao cer­cò di bloc­ca­re le guar­die ros­se, per­ché riu­sci­ro­no ad otte­ne­re quan­to da que­sto desi­de­ra­to, ma le stes­se si divi­se­ro in diver­se fazio­ni in balia dei vari diri­gen­ti di par­ti­to loca­li, spes­so in con­flit­to tra loro. La situa­zio­ne dege­ne­rò rapi­da­men­te in guer­ra civile.

 

Il ruolo dei giovani

Nel pro­get­to del­la Rivo­lu­zio­ne Cul­tu­ra­le è sta­to deter­mi­nan­te l’apporto dei gio­va­ni ed è sta­to deter­mi­nan­te coin­vol­ger­li per por­ta­re ad un cam­bia­men­to un inte­ro Pae­se. Oggi i gio­va­ni sem­bra­no esse­re ten­den­zial­men­te disin­te­res­sa­ti alla poli­ti­ca, anche se ulti­ma­men­te mol­ti, in occi­den­te, pare si stia­no sve­glian­do da que­sto tor­po­re. Negli ulti­mi anni, in Asia alcu­ni sta­ti han­no vis­su­to momen­ti di for­te cam­bia­men­to in cui il coin­vol­gi­men­to dei gio­va­ni è sta­to fon­da­men­ta­le. Uno di que­sti sta­ti è il Nepal. A set­tem­bre 2025, la Gen Z è sta­ta pro­ta­go­ni­sta di som­mos­se popo­la­ri che han­no por­ta­to alle dimis­sio­ni il pri­mo mini­stro e alla distru­zio­ne del Par­la­men­to e altri edi­fi­ci di pro­prie­tà di impor­tan­ti espo­nen­ti del­la clas­se diri­gen­te nepa­le­se, accu­sa­ta di cor­ru­zio­ne. Anche guar­dan­do al pas­sa­to, gran­di fasi di rot­tu­ra come la Rivo­lu­zio­ne Rus­sa o i moti del ‘68 han­no avu­to, tra i prin­ci­pa­li pro­ta­go­ni­sti, i gio­va­ni. Chia­ra­men­te quan­to avve­nu­to duran­te la Rivo­lu­zio­ne Cul­tu­ra­le non è para­go­na­bi­le ai moti gio­va­ni­li cita­ti (in par­ti­co­la­re rela­ti­va­men­te alle atro­ci­tà di cui sono accu­sa­te le guar­die ros­se), ma emer­ge sicu­ra­men­te il ruo­lo chia­ve dei gio­va­ni in fasi di gran­de cam­bia­men­to, di cui sono spes­so fau­to­ri ed anche pro­ta­go­ni­sti. Que­sta voglia di rot­tu­ra col pas­sa­to è sicu­ra­men­te lega­ta alla con­di­zio­ne gio­va­ni­le, che come carat­te­ri­sti­ca intrin­se­ca ha il rifiu­to del pas­sa­to ed una mag­gio­re aper­tu­ra e pro­pen­sio­ne al cam­bia­men­to, e in cer­ti casi rie­sce a per­sua­de­re anche altre fasce del­la popo­la­zio­ne, che maga­ri desi­de­ra­no un cam­bia­men­to ma non avreb­be­ro il corag­gio e la pro­pen­sio­ne al cam­bia­men­to tipi­ca dei giovani.

Con­di­vi­di:
Tommaso Piantoni
Stu­dio giu­ri­spru­den­za, mi inte­res­so di poli­ti­ca e di attua­li­tà. Mi pia­ce sta­re all’a­ria aper­ta e in mez­zo alla natura.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.