Giradischi, gli album consigliati di Maggio

CHAOS PERFETTO di ROB — recensione di Giulia Cerbino

Gli uni­ci nomi che ven­go­no in men­te quan­do si nomi­na il punk ita­lia­no sono Naska e i Fin­ley. Rob è qui per dimo­stra­re che anche lei ha qual­co­sa da dire, e, a giu­di­ca­re dal suo pri­mo EP, ciò che ha da dire è dav­ve­ro mol­to for­te. Nono­stan­te non sia un album com­ple­to, que­ste set­te trac­ce dico­no mol­to di lei: Rober­ta Scan­dur­ra, ulti­ma vin­ci­tri­ce di XFac­tor, ha incan­ta­to tut­ta Ita­lia con la sua voce squil­lan­te capa­ce di rag­giun­ge­re note altissime.

Rob è anco­ra gio­va­ne e, for­tu­na­ta­men­te per noi, sem­bra che si stia già rita­glian­do il suo spa­zio nel pano­ra­ma del punk ita­lia­no. Le sue can­zo­ni sono un gri­do di ribel­lio­ne ben con­trol­la­to, di impat­to e con ritor­nel­li che riman­go­no facil­men­te in testa; la col­la­bo­ra­zio­ne con Nitro aggiun­ge quel toc­co in più che ser­vi­va per ren­de­re un debut­to deci­sa­men­te ico­ni­co. Era dove­ro­so por­ta­re in rubri­ca que­sto EP, per­ché final­men­te si pren­de una boc­ca­ta d’aria: qual­co­sa di diver­so e ribel­le in que­sto mon­do di copia e incolla.

Sen­ti­re­mo par­la­re di Rob anco­ra a lungo.

 


PEOPLE OF THE MOON dei Nu Genea — Recensione di Gabriel Palanti

Quat­tro anni dopo l’acclamato “Bar Medi­ter­ra­neo”, Mas­si­mo Di Lena e Lucio Aqui­li­na tor­na­no con un esem­pio ecce­zio­na­le di stu­dio musi­ca­le. Peo­ple of the Moon, pre­sen­ta­to con il sin­go­lo Scial­là, tor­na a riscal­da­re gli ascol­ta­to­ri con una minu­zio­sa ricer­ca di sti­li e sono­ri­tà differenti.

Il pun­to di for­za dell’album è l’eterogeneità: dai rit­mi incal­zan­ti e vibran­ti di raï alge­ri­nosam­ba alle lin­gue usa­te per que­sta dan­za al chia­ro di luna, ani­man­do le can­zo­ni in dia­let­to napo­le­ta­no, ara­bo, ingle­se, spa­gno­lo e portoghese.

Del­le die­ci trac­ce del pro­get­to, sei di esse ripor­ta­no il con­tri­bu­to di arti­sti inter­na­zio­na­li: il can­tau­to­re ingle­se Tom Misch, la par­te­no­pea Fabia­na Mar­to­ne, la liba­ne­se Celi­na­ti­que, il per­cus­sio­ni­sta cario­ca Gabriel Pra­do e la can­tau­tri­ce anda­lu­sa María José Ller­go pre­sen­te in due brani.

Con Peo­ple of the Moon, dun­que, gli arti­sti par­te­no­pei riman­go­no fede­li ai loro prin­ci­pi e anche con toni dif­fe­ren­ti il risul­ta­to è lo stes­so, scuo­ten­do la mono­to­nia come da sem­pre fa il pro­get­to Nu Genea.

 


Nerissima di Nerissima Serpe — recensione di Giuseppe Ciliberti

Nel suo ulti­mo album Neris­si­ma, Neris­si­ma Ser­pe pone un fre­no alle trac­ce più igno­ran­ti (che pure non man­ca­no) per sof­fer­mar­si sul nero che abi­ta den­tro di lui. Il para­dig­ma «dro­ga, put­ta­ne e armi» vie­ne mes­so da par­te per dare spa­zio a bra­ni che medi­ta­no sui rap­por­ti inter­per­so­na­li (su cui spic­ca­no Sen­to suo­ni, Fami­glia, Comu­ni­ca­zio­ne), per chiu­der­si con una rifles­sio­ne sul­la mor­te in Chi lo sa. Ma la svol­ta intro­spet­ti­va con­vin­ce a metà: for­se è col­pa del fat­to che i pro­du­cer sia­no sem­pre gli stes­si due (Night Skin­ny e Fri­tu). O for­se è la pre­sen­za dei soli­ti quat­tro fea­tu­ring (Mada­me, Artie 5ive, Papa V, Kid Yugi) che stan­no impa­lu­dan­do il mer­ca­to musi­ca­le a far sem­bra­re que­sto disco non trop­po diver­so dai pre­ce­den­ti. Di Neris­si­ma resta comun­que lode­vo­le il fat­to di aver alza­to l’asticella per quan­to riguar­da i con­te­nu­ti che Neris­si­ma Ser­pe ha da offri­re al pubblico.

 


Peaches!, The Black Keys — Recensione di Ester Campana

Pea­ches, l’al­bum cover dei The Black Keys usci­to l’1 mag­gio 2026, con­tie­ne rivi­si­si­ta­zio­ni nel tipi­co sti­le del­la band

Il grup­po, o meglio, il duo for­ma­to da Dan Auer­bach (voce/chitarra) e Patrick Car­ney (bat­te­ria) è atti­vo dal 2001 ad oggi, ed è carat­te­riz­za­to da un gene­re indie rock/rock blues.

Pro­prio quest’ultimo gene­re è infat­ti il pro­ta­go­ni­sta del nuo­vo album: i bra­ni si pre­sen­ta­no chia­ra­men­te intri­si di un blues mar­ca­to e auten­ti­co, for­nen­do a chi ascol­ta un’esperienza estre­ma­men­te vera e coin­vol­gen­te, qua­si da live in un loca­le. Il risul­ta­to è un ritor­no alle radi­ci del blues grez­zo del­la band, ed è dif­fi­ci­le resi­ste­re alla ten­ta­zio­ne di ballare!

L’album è attra­ver­sa­to però da un gusto dol­cea­ma­ro, in quan­to, duran­te l’incisione del disco, il padre di Dan – a cui l’artista era mol­to lega­to – si sareb­be gra­ve­men­te amma­la­to; que­sto ren­de l’album impor­tan­te anche nel­la sua dimen­sio­ne di tri­bu­to affettivo.

Con­di­vi­di:
Giulia Cerbino
Stu­den­tes­sa di comu­ni­ca­zio­ne di gior­no, gior­na­li­sta rock di notte.
Ester Campana
Gabriel Palanti
Odio stu­dia­re ma ado­ro impa­ra­re, per que­sto non sto mai fer­mo, potrei per­der­mi qualcosa.
Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

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