Da settimane tutte le testate scrivono del clamoroso caso Minetti. Il profilo della protagonista e la viralità del personaggio la rendono onnipresente nel dibattito pubblico e sui social, ma è soprattutto la peculiarità della vicenda a suscitare interesse.
A febbraio 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella concede la grazia a Nicole Minetti, nei confronti della quale gravavano due sentenze definitive. La prima la condannava a due anni e dieci mesi nell’ambito del processo Ruby Bis per favoreggiamento della prostituzione. La seconda, del 2021, a un anno e un mese per peculato sui rimborsi percepiti durante il suo incarico di consigliera regionale in Lombardia.
La notizia diventa pubblica solo ad aprile. Infatti, non era stato diffuso alcun comunicato ufficiale dal Quirinale, a differenza di quanto avviene di consueto.
Il motivo alla base della concessione è di natura umanitaria e riguarda le condizioni di salute del bambino adottato da Minetti in Uruguay, insieme al compagno Cipriani. Il minore, secondo quanto riportato nell’istanza, avrebbe bisogno di cure particolari presso strutture specializzate.
L’inchiesta del Fatto Quotidiano
A seguito di un’inchiesta del Fatto Quotidiano, i tasselli che hanno portato alla concessione della grazia iniziano a creparsi. Innanzitutto, emerge che l’adozione, riconosciuta anche dal tribunale di Venezia, si fonderebbe sulla condizione di «abbandonato alla nascita». Il presidente dell’istituto uruguaiano per le adozioni assicura che la procedura avrebbe rispettato la legge. Tuttavia, dagli atti del tribunale uruguaiano risulterebbe che entrambi i genitori biologici siano vivi e identificati, seppur in condizioni di estrema povertà.
Inoltre, la coppia Minetti-Cipriani avrebbe adottato il minore a seguito di una causa legale intentata contro i genitori biologici, i quali avrebbero perso la patria potestà solo nel 2023. A questo quadro si aggiunge un primo espatrio del minore verso gli Stati Uniti nel 2021, quando la coppia non avrebbe ancora avuto i diritti legali su di lui: un elemento che lascia aperti interrogativi sulle modalità con cui ciò sia stato possibile.
Un ulteriore punto critico riguarda la documentazione sanitaria. L’istanza di grazia cita i pareri contrari di ospedali italiani in merito a possibili cure per il minore; tuttavia, tali pareri non risultano allegati. Inoltre, emergerebbero incongruenze nei database sanitari e smentite da parte dei medici citati, che negano di aver avuto contatti con il bambino.
Il lato più oscuro della vicenda riguarda la morte dell’avvocata del minore, avvenuta nella sua abitazione a seguito di un incendio, classificato come incidente dopo le perizie svolte sul posto. A ciò si aggiunge la scomparsa della madre biologica, attualmente irreperibile e per la quale le autorità uruguaiane hanno diramato un allarme di ricerca. L’insieme di questi elementi ha portato la Procura di Milano a riaprire un’indagine che coinvolge anche l’Interpol, data la dimensione internazionale del caso, estendendo le verifiche all’Uruguay.
La reazione politica
In attesa di sviluppi delle indagini della Procura e di eventuali chiarimenti da parte della coppia e dei legali, si è rapidamente acceso anche il confronto politico. L’opposizione ha chiesto le dimissioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, già al centro di diverse vicende controverse, dal caso Al Masri alla vicenda Del Mastro.
Dall’altra parte, il fronte governativo respinge le accuse, sostenendo che non vi sia responsabilità diretta del ministro. Ma come funziona davvero la grazia? Chi ha voce in capitolo in questo tipo di decisioni?
Cosa dice la legge
Secondo l’articolo 87 della Costituzione italiana, il potere di concedere la grazia spetta al Presidente della Repubblica.
L’istituto è poi disciplinato dal codice di procedura penale. In particolare, l’articolo 681 stabilisce che la domanda di grazia è diretta al Presidente della Repubblica, ma, se si tratta di un condannato non detenuto, è presentata al ministro della Giustizia o al procuratore generale.
La fase istruttoria che segue la richiesta consiste nella raccolta delle informazioni disponibili. Nel caso in esame è la Procura generale di Milano a provvedere, raccogliendo le informazioni rilevanti e trasmettendole al ministro. È necessario sottolineare che questo tipo di attività non costituisca una ricostruzione dei fatti mediante un’indagine di stampo penale. In questo caso, si tratta piuttosto di un’operazione di raccolta di informazioni già esistenti, nell’ambito di un atto amministrativo.
In seguito, il ministro ha il compito di inoltrare la richiesta al Presidente della Repubblica, esprimendo un parere. Pur essendo la grazia prerogativa esclusiva del Capo dello Stato, la responsabilità politica dell’atto ricade sul ministro.
Quanto è comune questo provvedimento?
Dal 1948 a dicembre 2025 sono stati concessi 42.000 provvedimenti di clemenza individuale. Nei primi anni della Repubblica, il ricorso alla grazia era molto frequente, soprattutto per concludere la fase postbellica e alleggerire le situazioni giudiziarie legate al periodo precedente.
Con il passare dei decenni, il numero di grazie concesse è diminuito in modo significativo, fino a ridurlo a uno strumento circoscritto a casi specifici di riabilitazione o a gravi motivi di salute. Durante il secondo mandato del Presidente Mattarella, quindi dal 29 gennaio 2022 a oggi, sono state esaminate 1.705 pratiche di richiesta di grazia, a fronte della concessione in soli 36 casi.
Le indagini in corso dovranno chiarire i fatti e accertare eventuali responsabilità lungo l’intera catena decisionale, dalla fase istruttoria fino all’atto finale. Al di là degli sviluppi giudiziari resta però un punto centrale: la grazia è uno strumento che vive di equilibrio tra diritto, umanità e fiducia pubblica. Se uno di questi elementi viene meno, non è solo una decisione a essere messa in discussione, ma il rapporto stesso tra cittadini e Stato.
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