Il Salone del libro tra algoritmi e bibliodiversità

Tra il protagonismo della Generazione Z e la resistenza degli editori indipendenti

Il Salone del libro tra algoritmi e bibliodiversità

Con il 24% di visitatori under 25, il Salone del Libro fotografa un Paese che legge, ma che rischia l’appiattimento culturale causato dai social. Tuttavia, Torino riesce ad andare oltre le mode commerciali, dimostrando che la fame di storie e bibliodiversità è più viva che mai.

Ogni anno, a mag­gio, tut­ta la filie­ra del libro si ritro­va a Tori­no, al Salo­ne Inter­na­zio­na­le del Libro: edi­to­ri, auto­ri e autri­ci ita­lia­ni e inter­na­zio­na­li, librai, azien­de di ser­vi­zi all’editoria, let­tri­ci e let­to­ri da tut­ta Ita­lia. Ad acco­glier­li all’in­gres­so del Padi­glio­ne 1 c’è la cele­bre e monu­men­ta­le tor­re di libri, che svet­ta come un faro sopra la fiu­ma­na di visi­ta­to­ri. Il tema dell’edizione di quest’anno, la XXXVIII, è trat­to da un roman­zo di Elsa Moran­te, inti­to­la­to Il mon­do sal­va­to dai ragaz­zi­ni. Come sot­to­li­nea Anna­le­na Beni­ni, diret­tri­ce edi­to­ria­le del Salo­ne: «Il mon­do sal­va­to dai ragaz­zi­ni è un tito­lo in movi­men­to ed è, pri­ma di tut­to, un mes­sag­gio di spe­ran­za». E que­sta spe­ran­za a Tori­no ha un vol­to pre­ci­so: quel­lo del­le miglia­ia di gio­va­ni che affol­la­no i padi­glio­ni, smen­ten­do il vec­chio cli­ché che le nuo­ve gene­ra­zio­ni non leg­go­no più.

Il Salone della generazione Z

I gio­va­ni non sono sta­ti i pro­ta­go­ni­sti del Salo­ne solo sul­la car­ta del mani­fe­sto, ma lo sono sta­ti soprat­tut­to nei fat­ti. I dati rac­col­ti dall’organizzazione foto­gra­fa­no una real­tà ine­qui­vo­ca­bi­le: nel 2026 la par­te­ci­pa­zio­ne del­le scuo­le ha rag­giun­to la quo­ta record di 34.500 pre­sen­ze tra stu­den­ti e accom­pa­gna­to­ri, regi­stran­do un bal­zo in avan­ti del 25% rispet­to alla pre­ce­den­te edi­zio­ne. Un dato a cui se ne aggiun­ge un altro: il 24% dei visi­ta­to­ri tota­li è sta­to com­po­sto da under 25.

La mag­gior par­te­ci­pa­zio­ne dei gio­va­ni al Salo­ne è un feno­me­no che, da anni, sta aumen­ta­no sem­pre di più. Sicu­ra­men­te par­te del meri­to va all’influenza di piat­ta­for­me come Tik­Tok (più nel­lo spe­ci­fi­co il Book­Tok) e ai pod­ca­st let­te­ra­ri, che sono sta­ti capa­ci avvi­ci­na­re sem­pre più gio­va­ni alla let­tu­ra. Ciò, tut­ta­via, ha por­ta­to con sé anche un risul­ta­to nega­ti­vo, ovve­ro l’appiattimento dei con­su­mi cul­tu­ra­li. Il sin­to­mo più evi­den­te di que­sto feno­me­no sono, ad esem­pio, le file chi­lo­me­tri­che per incon­tra­re auto­ri di gene­ri un tem­po con­si­de­ra­ti di nic­chia e mes­si in secon­do pia­no, come il roman­ce o il fan­ta­sy, pun­ti for­ti del Booktok.

Que­sto cam­bia­men­to por­ta con sé una rifles­sio­ne neces­sa­ria. Se da un lato è entu­sia­sman­te vede­re i padi­glio­ni inva­si dai gio­va­ni, dal­l’al­tro ci si inter­ro­ga su quan­to que­sti algo­rit­mi social rischi­no di set­to­ria­liz­za­re la let­tu­ra. Il peri­co­lo, insom­ma, è che i ragaz­zi leg­ga­no tan­tis­si­mo, ma si con­cen­tri­no qua­si esclu­si­va­men­te sugli stes­si iden­ti­ci tito­li vira­li.

Gli editori indipendenti

Per sfug­gi­re a que­sto rischio di appiat­ti­men­to cul­tu­ra­le e di omo­lo­ga­zio­ne, ci ven­go­no incon­tro le case edi­tri­ci indi­pen­den­ti. La gran­de for­za del Salo­ne di Tori­no risie­de infat­ti anche – e for­se soprat­tut­to – nel­la loro vastis­si­ma offer­ta edi­to­ria­le. Tra i padi­glio­ni del Lin­got­to non si tro­va­no solo i colos­si del mer­ca­to, come Mon­da­do­ri, Fel­tri­nel­li o Bom­pia­ni, ma tro­va­no spa­zio anche gli edi­to­ri indi­pen­den­ti, che riman­go­no il vero cuo­re pul­san­te del Salo­ne. Qui si pos­so­no tro­va­re tito­li incre­di­bi­li e ori­gi­na­li, dif­fi­cil­men­te repe­ri­bi­li nel­le libre­rie commerciali.

È nei pic­co­li stand che si può anco­ra rivi­ve­re l’esperienza più auten­ti­ca e inti­ma del­la let­tu­ra. Qui non ci sono logi­che di mar­ke­ting a det­ta­re le rego­le, ma il lavo­ro di chi fa edi­to­ria per pura pas­sio­ne, scom­met­ten­do su voci fuo­ri dal coro e rifiu­tan­do­si di inse­gui­re cie­ca­men­te i trend del momen­to. Qui è l’editore stes­so ad acco­glier­ti, per rac­con­tar­ti la gene­si di un testo, ascol­ta­re i tuoi gusti e con­si­gliar­ti. Cam­mi­nan­do in que­ste aree si pos­so­no sco­pri­re real­tà diver­sis­si­me tra loro, come Mosca­bian­ca Edi­zio­ni, Tomi Edi­to­ri, Fran­co Cesa­ti Edi­to­re, Blac­kie Edi­zio­ni, Mer­cu­rio Edizioni…

Libri per tutti i gusti

Non con­cen­trar­si esclu­si­va­men­te sul­le gran­di case edi­tri­ci o sui tito­li vira­li è l’unico modo per vive­re appie­no l’esperienza del­la let­tu­ra. La paro­la chia­ve deve esse­re «spa­zia­re». Que­sto non signi­fi­ca demo­niz­za­re gene­ri come il roman­ce o il fan­ta­sy, che han­no i pro­pri pre­gi. Il pro­ble­ma nasce quan­do l’editoria pura­men­te com­mer­cia­le sce­glie di pub­bli­ca­re e pro­muo­ve­re solo ciò che va di moda in quel pre­ci­so momen­to, inse­guen­do l’on­da del pro­fit­to faci­le e rischian­do di mono­po­liz­za­re gli scaffali.

Il Salo­ne, for­tu­na­ta­men­te, dimo­stra che c’è una via d’u­sci­ta a que­sta omo­lo­ga­zio­ne e che la fame di sto­rie è plu­ra­le. Accan­to alla nar­ra­ti­va di eva­sio­ne, infat­ti, c’è un gran­dis­si­mo spa­zio dedi­ca­to all’at­tua­li­tà che entra pre­po­ten­te­men­te nei libri e nei dibat­ti­ti del­le sale. I panel di que­st’an­no han­no affron­ta­to i temi più cal­di e urgen­ti del nostro pre­sen­te: dal­l’im­pat­to del­l’in­tel­li­gen­za arti­fi­cia­le all’at­ti­vi­smo cli­ma­ti­co, pas­san­do per la salu­te men­ta­le e le com­ples­si­tà del­la geo­po­li­ti­ca globale.

Que­sto suc­ces­so di pub­bli­co per la sag­gi­sti­ca e l’ap­pro­fon­di­men­to sve­la un det­ta­glio fon­da­men­ta­le: il desi­de­rio pro­fon­do di non subi­re pas­si­va­men­te il pre­sen­te, ma di tro­va­re nei libri gli stru­men­ti cri­ti­ci per capi­re cosa suc­ce­de nel mondo.

 

Con­di­vi­di:
Camilla Gommaraschi
Stu­den­tes­sa di sto­ria curio­sa per natu­ra e con la testa sem­pre tra le pagi­ne: ado­ro leg­ge­re, rac­con­ta­re sto­rie e per­der­mi in nuo­vi mondi.

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