Venerdì 11 maggio 2001, Inter e Milan si affrontano in una sera di una stagione, per entrambe, molto deludente. Ripercorriamo assieme a Samuele Virtuani di Radio Statale questo memorabile ma effimero derby, con ben sei gol incassati dalla Beneamata.
Domenica 3 maggio 2026, allo stadio Giuseppe Meazza di San Siro, l’Inter si è aggiudicata il suo ventunesimo scudetto con tre giornate d’anticipo, grazie alla vittoria per 2–0 contro il Parma.
Venticinque anni prima, però, la campionessa d’Italia navigava in acque ben diverse. La nefasta stagione di Serie A 2000–2001 fu inaugurata da una sconfitta contro la Reggina, a cui seguirono le dimissioni del tecnico Marcello Lippi; lo sostituì un ex interista, Marco Tardelli, in quel momento allenatore della Nazionale Under 21.
Le fiamme della tensione
Con la Beneamata ampiamente fuori dalla lotta scudetto, l’insoddisfazione tra i tifosi cresceva. Il 4 maggio 2001, durante la partita Inter-Atalanta, un gruppo di tifosi interisti rubarono e incendiarono lo scooter di un ultrà atalantino, lanciandolo poi giù dalle gradinate della Curva Nord di San Siro.
Questo «ennesimo gesto increscioso» – come lo definisce Samuele Virtuani, conduttore del programma Glory Frame su Radio Statale – della tifoseria nerazzurra in quel periodo le costò due giornate di squalifica, una settimana prima del derby numero 181 tra Inter e Milan.
Le difficoltà dei cugini rossoneri
«Anche il Milan, nell’annata 2000–2001, attraversava un momento di transizione», spiega Virtuani.
Alberto Zaccheroni, allenatore del Milan dalla stagione 1998–1999, in cui vinse lo scudetto, fu sollevato dall’incarico a seguito del pareggio, il 13 marzo 2001, a San Siro con il Deportivo La Coruña, che cagionò ai rossoneri l’eliminazione dalla Champions League.
Giunsero dunque sulla panchina due leggende milaniste, ossia Mauro Tassotti e, soprattutto, Cesare Maldini. «Maldini non era un novizio come allenatore; aveva anzi guidato l’Italia ai Mondiali di Francia 1998 fino ai quarti di finale contro i padroni di casa». Benché Tassotti fosse l’allenatore ufficiale, lo storico capitano rossonero aveva un ruolo centrale nell’elaborazione degli schemi di gioco.
Il primo tempo e la gloria di Comandini
L’11 maggio, alla vigilia del derby, nonostante alcuni infortuni Maldini e Tassotti dispongono di una rosa decorosa. La difesa è guidata da Costacurta e dal figlio di Cesare, il neocapitano della squadra Paolo, oltre a giovani come Gennaro Gattuso e, soprattutto, Andrij Shevchenko, giunto a Milanello l’anno precedente e subito diventato l’idolo dei rossoneri.
Lato Inter, invece, Tardelli opta per un 3–5‑2, modulo che preferisce rispetto allo schieramento con difesa a quattro impiegato nelle partite precedenti.
L’arbitro Pierluigi Collina fischia alle venti e mezza l’inizio della gara, valida per la trentesima giornata di campionato. Il Milan prende immediatamente slancio grazie al laterale di sinistra Serginho: nemmeno tre minuti di gioco e un cross del brasiliano trova il sinistro di Gianni Comandini, che batte il portiere interista Frey.
Stesso schema per il secondo gol di Comandini: palla dalla fascia sinistra, colpo di testa del centravanti ex-Vicenza, rete. Comandini è il secondo giocatore di sempre, dopo Paolo Rossi, a segnare una doppietta all’esordio nel derby di Milano (ci riuscirà anche Olivier Giroud nel 2022).
D’altronde, quella dell’11 maggio è anche l’ultima stracittadina milanese per il romagnolo, che abbandonerà il Milan a fine stagione, lasciando la maglia numero nove a Filippo Inzaghi. Invece, «il migliore in campo di quel derby», Serginho, resterà al Milan fino al 2008, anno del suo ritiro.
Lacrime di disperazione
Il presidente dell’Inter Massimo Moratti, entrando negli spogliatoi all’intervallo, si accorge che alcuni giocatori stanno piangendo. La partita è lontana dall’essere chiusa, ma i nerazzurri si sono già rassegnati.
«Fabio Caressa e José Altafini, cronisti della partita su TELE+, si aspettano un cambio d’atteggiamento da parte di Zanetti e compagni nel secondo tempo. Tuttavia, una volta tornato in campo il Milan si accorge presto di avere la partita in mano», racconta Virtuani.
Al terzo gol del centrocampista perugino Federico Giunti, una punizione che termina in rete grazie a un rimbalzo beffardo, segue la doppietta di Shevchenko che segna prima su assist di Serginho e di Kaladze dieci minuti dopo.
Tra le due reti, un tifoso interista invade il campo e pretende che gli sia consegnato il pallone, ma è allontanato dopo una breve baruffa con Costacurta. Infine, Serginho, al minuto 81, firma lo 0–6 finale, depositando la sfera in rete dopo una pregevole azione personale. Massimo Moratti ha già abbandonato il Meazza dopo lo 0–5.
Malumori elettorali e il bilancio
Come mai accaduto prima, il derby della Madonnina si svolse di venerdì. Il motivo della scelta era lo svolgimento delle elezioni politiche del 12 e 13 maggio 2001, alle quali si candidò il presidente del Milan e leader di Forza Italia Berlusconi.
Grazie alla coalizione Casa delle Libertà, Berlusconi si guadagnò il suo secondo mandato da primo ministro. Trovandosi a Roma per la campagna elettorale, sembra che Berlusconi dopo la partita avrebbe chiesto, bonariamente, a Maldini: «Perché non vi siete fermati dopo il terzo gol?». «Nelle parole del Cavaliere alcuni hanno letto grande spirito sportivo, ma è comunque vero che questo successo roboante poteva causare malcontento tra gli elettori interisti», spiega Virtuani.
In ogni caso, il carattere effimero del risultato è oggi palese: il Milan chiuse il campionato al sesto posto, due punti dietro all’Inter, quinta, piazzamenti che esclusero le milanesi dalla successiva edizione della Champions League.
Sotto la guida di Carlo Ancelotti, dal 2002 il Milan tornerà ai vertici del calcio europeo, mentre l’Inter vincerà di nuovo la Serie A solo nel 2005–2006, a seguito dello scandalo Calciopoli. Quel controverso titolo inaugurò un ciclo vincente culminato nella trionfale stagione 2009–2010, in cui i nerazzurri vinsero il primo treble della storia del calcio italiano.

Complimenti! Articolo ottimo