Rapporti sessuali sempre più espliciti e ostentati sul piccolo schermo: strategia di marketing o rappresentazione di un cambiamento sociale?
In passato per alludere al fatto che due personaggi stessero dando sfogo alla propria passione venivano inquadrati dei vestiti sul pavimento oppure una porta chiusa. Negli ultimi anni, invece, è stata sdoganata in molti casi una raffigurazione senza filtri, a tratti estremamente esplicita con un forte intento di realismo che, però, spesso si sovrappone ad una strategia commerciale per attirare la morbosa curiosità del pubblico e rendere interessanti anche prodotti di scarso valore artistico. Per questo si è discusso molto riguardo la rappresentazione della sessualità nei prodotti cinematografici, su quanto e come fosse da mettere in scena questa sfera fondamentale della vita umana.
Oggetto di aspra critica è stata, ad esempio, Élite, una serie spagnola destinata ad un pubblico adolescenziale, che rappresenta, forse, una delle prime che ha lasciato ampio spazio ad amplessi scenografici e reiterati, penalizzando, soprattutto nelle stagioni più recenti, la trama, resa piatta e insignificante. I corpi sono stati messi in mostra solo ed esclusivamente per l’intrattenimento dello spettatore, senza una vera e propria necessità narrativa.
Euphoria sbanca su OnlyFans
A poco a poco un seno nudo, una scena spinta più prolungata hanno smesso di sconvolgerci, sono stati normalizzati. Tuttavia, si torna a dibattere circa questa tematica ogni volta in cui un prodotto infrange una nuova barriera. È il caso dell’uscita della terza stagione della serie cult Euphoria. In particolare, oggetto di discussione è stata l’evoluzione che ha subito il personaggio di Cassie, interpretato da Sydney Sweeney, che ha iniziato a dedicarsi alla creazione di contenuti per adulti su OnlyFans. La vediamo sin dal trailer s‑vestita da cagnolino, da bebè, intenta a soddisfare anche le perversioni più malate del suo pubblico pagante, tutto pur di permettersi un allestimento floreale per il matrimonio da ben 50 mila dollari.
Lo stupore degli spettatori non è dovuto, però, alla coerenza narrativa, perché, a pensarci bene, che Cassie, una ragazza che sin da piccola ha imparato ad utilizzare il suo bel fisico per ottenere tutto ciò che voleva, si sia inserita nel mondo del porno non è neanche così assurdo. Quello che ci colpisce è, forse, l’inequivocità della rappresentazione dell’oggettificazione del corpo femminile che facciamo finta di ignorare nella vita di tutti i giorni, dell’ascesa del fenomeno di OnlyFans stesso. Non è stato criticato il fatto che Nate, il futuro marito di Cassie, abbia, nonostante un po’ di finta reticenza iniziale, accettato la prostituzione del corpo della moglie, ma che, ancora una volta, sia stata costruita una trama che ha giustificato, anzi, richiesto l’ostentazione delle doti fisiche di un’attrice.
L’ennesimo requisito
Sorge spontaneo, infine, chiedersi anche se tutta questa esigenza di mostrare, di svestire, più che a un tentativo di realismo non sia assimilabile alla creazione di un ulteriore standard all’interno della nostra società. Perché fisici scultorei, che sembrano non tenere conto né dell’età né di una naturale conformazione meno longilinea, e rapporti sessuali estremamente performanti non contribuiscono a fornire una reale immagine di quello che è l’erotismo nella normale quotidianità o quantomeno tendono ad appiattirla ad uno stereotipo già collaudato nel mondo della pornografia.
È dunque chiaro che auspicare ad un uso più consapevole e pensato della nudità nei prodotti televisivi e cinematografici non è riconducibile a motivi di censura o bigottismo, ma ad un’esigenza di revisione della visione dei corpi, in particolare quelli femminili, sempre associati a strumenti di piacere, ma anche della sessualità che va molto oltre la mera carnalità, perché si nutre anche di immaginazione, fantasia, allusione e imbarazzo, imperfezione.

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