La fine del boia di Capaci. 30 anni fa l’arresto di Giovanni Brusca

Da «scannacristiani» a collaboratore di giustizia, la storia di uno degli stragisti più atroci di Cosa nostra, tre decenni dopo la cattura

Brusca cattura
Giovanni Brusca, boss di Cosa nostra, arrestato il 20 maggio 1996

Il 20 maggio 1996 si chiude la latitanza di uno dei più temuti uomini di Cosa nostra. La cattura del boss di San Giuseppe Jato segna una svolta simbolica nella stagione delle stragi e delle collaborazioni.

L’arresto di Gio­van­ni Bru­sca, nel 1996, è un momen­to fon­da­men­ta­le per la lot­ta alla mafia. Si trat­tò di un’operazione di poli­zia costrui­ta su intui­zio­ni inve­sti­ga­ti­ve e pedi­na­men­ti e il cui suc­ces­so inter­rup­pe la fuga del peri­co­lo­so boss sici­lia­no.

Gra­zie alle rive­la­zio­ni di Bru­sca ai magi­stra­ti, lo Sta­to avreb­be poi rico­strui­to, pez­zo dopo pez­zo, una del­le sta­gio­ni più oscu­re del­la cri­mi­na­li­tà mafio­sa italiana.

Le stragi e la caccia ai Corleonesi

All’inizio degli anni ’90 la Sici­lia è attra­ver­sa­ta dal­la fase più vio­len­ta del­la stra­te­gia mafio­sa dei Cor­leo­ne­si. Dopo le stra­gi di Capa­ci e via D’Amelio, in cui per­se­ro la vita i giu­di­ci Gio­van­ni Fal­co­ne e Pao­lo Bor­sel­li­no insie­me alle loro scor­te, lo Sta­to avvia una rispo­sta inve­sti­ga­ti­va sen­za precedenti.

Allo stes­so tem­po, emer­ge la figu­ra di Gio­van­ni Bru­sca, capo del man­da­men­to di San Giu­sep­pe Jato e uomo chia­ve nel­la mac­chi­na orga­niz­za­ti­va del­le stragi.

Bru­sca è un orga­niz­za­to­re ed ese­cu­to­re, un tec­ni­co del­la vio­len­za mafio­sa, coin­vol­to nel­la gestio­ne degli esplo­si­vi e nel­le fasi pre­pa­ra­to­rie degli atten­ta­ti più sim­bo­li­ci di quel perio­do. La sua lati­tan­za, ini­zia­ta nel 1991, si inse­ri­sce in un siste­ma di pro­te­zio­ne dif­fu­sa, fat­to di covi rura­li, comu­ni­ca­zio­ni indi­ret­te e una rete fami­lia­re anco­ra soli­da.

Le inda­gi­ni, però, strin­go­no len­ta­men­te il cer­chio, in par­ti­co­la­re gra­zie alle dichia­ra­zio­ni di col­la­bo­ra­to­ri di giu­sti­zia e l’attività di inter­cet­ta­zio­ne che, a metà degli anni ’90, con­sen­te agli inve­sti­ga­to­ri di rico­strui­re movi­men­ti e con­tat­ti del boss. La sua figu­ra assu­me un valo­re stra­te­gi­co: cat­tu­rar­lo signi­fi­ca col­pi­re uno degli ulti­mi sno­di ope­ra­ti­vi del­la sta­gio­ne stragista.

In un’intervista a L’identità, il magi­stra­to Alfon­so Sabel­la, PM coor­di­na­to­re dell’inchiesta che por­tò all’arresto del boss di San Giu­sep­pe Jato, ha dichia­ra­to che l’operazione rap­pre­sen­tò «un momen­to di adre­na­li­na, atte­sa e libe­ra­zio­ne», ma anche un pas­sag­gio cru­cia­le nel­la guer­ra del­lo Sta­to con­tro i Cor­leo­ne­si.
A vol­te, la giu­sti­zia deve spor­car­si le mani con i suoi peg­gio­ri nemici.

Lo stratagemma della motocicletta

Il 20 mag­gio 1996 l’azione scat­ta in con­tra­da Can­na­tel­lo, nei pres­si di Agri­gen­to. Bru­sca si tro­va nasco­sto in una vil­la ano­ni­ma insie­me al fra­tel­lo Enzo – che ver­rà arre­sta­to il gior­no stes­so – e ad alcu­ni fami­lia­ri. La loca­liz­za­zio­ne del covo è il risul­ta­to di un lavo­ro inve­sti­ga­ti­vo lun­go e arti­co­la­to, basa­to su inter­cet­ta­zio­ni tele­fo­ni­che e pedi­na­men­ti mirati.

Tra gli ele­men­ti deci­si­vi vi è un det­ta­glio appa­ren­te­men­te mar­gi­na­le: il pas­sag­gio di una moto­ci­clet­ta lun­go la stra­da, uti­liz­za­to dagli agen­ti per con­fer­ma­re la posi­zio­ne esat­ta del­la casa attra­ver­so l’audio del­le inter­cet­ta­zio­ni ambien­ta­li. Una solu­zio­ne tec­ni­ca che per­met­te di supe­ra­re l’incertezza tra più abi­ta­zio­ni simili.

È lo stes­so Alfon­so Sabel­la a rac­con­ta­re quel momen­to: gli inve­sti­ga­to­ri fece­ro tran­si­ta­re «una moto­ci­clet­ta smar­mit­ta­ta all’inverosimile» vici­no alla vil­la. Bru­sca, infa­sti­di­to dal rumo­re men­tre era al tele­fo­no, rea­gì imme­dia­ta­men­te. Era la con­fer­ma che il boss si tro­vas­se pro­prio lì.

Quan­do le for­ze dell’ordine fan­no irru­zio­ne, la sce­na è ordi­na­ria e qua­si irrea­le: i fra­tel­li Bru­sca sono a tavo­la, in un con­te­sto dome­sti­co che con­tra­sta con la loro sto­ria cri­mi­na­le. L’arresto vie­ne ese­gui­to dal­la Squa­dra Mobi­le di Paler­mo, coor­di­na­ta dal que­sto­re Arnal­do La Bar­be­ra, con il sup­por­to ope­ra­ti­vo di Lui­gi Savi­na e di Lucia­no Trai­na, fra­tel­lo di Clau­dio Trai­na, agen­te di scor­ta mor­to nel­la stra­ge di via D’Amelio del 19 luglio 1992.

La cat­tu­ra avvie­ne sen­za con­flit­ti a fuo­co, ma con una rapi­di­tà che impe­di­sce qual­sia­si ten­ta­ti­vo di fuga. È la fine di una lati­tan­za dura­ta qua­si cin­que anni e l’interruzione di una rete cri­mi­na­le anco­ra attiva.

Dalla cattura alla collaborazione. Un nuovo equilibrio

Dopo l’arresto, Bru­sca vie­ne tra­sfe­ri­to in regi­me di deten­zio­ne e ini­zial­men­te man­tie­ne una linea di resi­sten­za inve­sti­ga­ti­va. Nel giro di pochi gior­ni, però, la sua posi­zio­ne cam­bia radi­cal­men­te. Già tre gior­ni dopo, il 23 mag­gio 1996 — data del quar­to anni­ver­sa­rio del­la stra­ge di Capa­ci — avvia i pri­mi con­tat­ti con la magi­stra­tu­ra e ini­zia un per­cor­so di col­la­bo­ra­zio­ne con la giu­sti­zia desti­na­to a dura­re anni.

Le sue dichia­ra­zio­ni per­met­to­no di rico­strui­re dina­mi­che inter­ne a Sal­va­to­re Rii­na e alla strut­tu­ra dei Cor­leo­ne­si, oltre a chia­ri­re respon­sa­bi­li­tà diret­te in nume­ro­si omi­ci­di e nel­la pre­pa­ra­zio­ne di atten­ta­ti. La sua testi­mo­nian­za diven­ta uno stru­men­to inve­sti­ga­ti­vo cen­tra­le, ma anche ogget­to di for­ti pole­mi­che pub­bli­che e istituzionali.

Nel tem­po, Bru­sca si tra­sfor­ma da lati­tan­te a col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia, attra­ver­san­do un per­cor­so giu­di­zia­rio com­ples­so che cul­mi­na nel­la scar­ce­ra­zio­ne del 2021, dopo 25 anni di detenzione.

Da giu­gno 2025 è uomo com­ple­ta­men­te libe­ro: vive da allo­ra sot­to pro­te­zio­ne in una loca­li­tà lon­ta­na dal­la Sici­lia, a cau­sa del­le even­tua­li ritor­sio­ni che si potreb­be­ro veri­fi­ca­re con­tro lui e la sua famiglia.

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Nicholas Ninno

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