Dopo il crollo dell’URSS, la Moldavia è rimasta sospesa tra lo spazio post-sovietico e il mondo euro-atlantico. Oggi le simpatie moldave per Bruxelles appaiono in aumento, accompagnate dal desiderio di unirsi alla vicina Romania.
La Moldavia continua a interrogarsi sulla propria identità nazionale. Negli ultimi anni è tornato d’attualità il dibattito sull’unione con la Romania, sostenuta da una parte crescente della popolazione. Nonostante le affinità storiche e linguistiche tra i due popoli, il destino del Paese post-sovietico resta tutt’altro che scontato.
Un passato (con)diviso
Dagli anni Novanta Chișinău ha intrattenuto rapporti privilegiati con Bucarest, considerata un punto di riferimento da molti abitanti della Moldavia. Le somiglianze tra le due comunità sono notevoli, al punto da sollevare quesiti sull’opportunità di distinguere i moldavi dai romeni.
Le strade dei due popoli si sono divise soltanto in tempi relativamente recenti: i moldavi, proprio come gli abitanti della Romania orientale, hanno fatto parte del Principato di Moldavia tra il medioevo e l’età moderna. Il confine lungo il fiume Prut venne stabilito soltanto nel 1812, quando l’Impero russo strappò allo Stato moldavo le aree situate a est del corso d’acqua, corrispondenti grossomodo all’attuale Repubblica di Moldavia. Pochi decenni più tardi, le terre moldave non occupate dalla Russia si unirono al Principato di Valacchia, dando vita al Regno di Romania.
La regione conquistata dalla monarchia dei Romanov – ribattezzata Bessarabia da San Pietroburgo – subì un processo di russificazione tra il 1812 e il 1918, arrestato soltanto dalla vittoria della Romania nella Grande Guerra. Alla Conferenza di Parigi Bucarest ottenne l’annessione di vasti territori ceduti dalle nazioni sconfitte, tra i quali figurava anche la Bessarabia.
Nel 1940, però, l’Unione Sovietica invase la Romania, recuperando le aree perse dall’Impero zarista due decenni prima. Queste ultime vennero trasformate nella Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia, che fino al 1991 condivise le sorti delle altre repubbliche dell’URSS. Inutile dirlo, il periodo comunista fu segnato da una seconda ondata di russificazione, che mirava a recidere i legami tra Chișinău e Bucarest.
Essere o non essere nazione?
All’indomani dell’indipendenza, l’opinione pubblica moldava appariva divisa su molti temi, a cominciare dalla concezione stessa del loro Paese. Una parte della popolazione – a cominciare dall’intellighenzia – auspicava l’annessione della regione alla vicina Romania; tuttavia, la maggioranza degli abitanti si opponeva a tale prospettiva. Gli unionisti sostengono che la Moldavia sia una regione storicamente ed etnicamente rumena, divisa dalla madrepatria soltanto a causa di un confine artificiale. I moldovenişti, invece, ritengono che il loro Paese debba rimanere indipendente, sottolineando le sue alterità – vere o presunte – rispetto alla Romania. Tale diatriba, peraltro, finisce spesso per coinvolgere anche tematiche geopolitiche: i primi abbracciano posizioni europeiste e atlantiste, mentre i secondi sono spesso associati ai partiti russofili.
Negli ultimi anni – specialmente dopo l’invasione dell’Ucraina – le statistiche sembrano indicare un aumento degli unionisti. Secondo alcuni sondaggi realizzati nel 2011 dall’International Republican Institute in collaborazione con Gallup, Inc., circa il 30% della popolazione moldava simpatizzava per le idee unioniste, mentre il 60% esprimeva scetticismo se non piena opposizione. Analogamente, nel 2016 IMAS Moldova rilevava solo un 19% di risposte favorevoli all’unificazione, contro un 55% di persone contrarie; tuttavia, negli anni successivi le percentuali indicate dall’ente sono cambiate: 34% e 54% nel 2019, 37% e 52% nel 2020, 50% e 43% nel 2021.
Stando al Public Opinion Barometer rilasciato dall’Institute of Public Policy ogni due anni, nel 2025 il 33,4% degli intervistati sosteneva l’unione alla Romania, mentre nel 2021 e nel 2023 la percentuale era del 41,4%.

Carta geografica raffigurante il territorio di Romania e Moldavia unite.
L’enigma delle minoranze
Anche se la maggioranza dei cittadini moldavi sostenesse l’unificazione con la Romania, rimarrebbero comunque diversi ostacoli per la sua realizzazione. Quello più rilevante è rappresentato dalla presenza di numerose minoranze etniche, come gagauzi, russi, ucraini e bulgari. Generalmente, le comunità che non sono di lingua rumena si oppongono veementemente tanto all’unione con la Romania quanto all’integrazione euroatlantica.
La Gagauzia, in particolare, è una regione autonoma della Moldavia dove la vita politica è egemonizzata dalla componente russofila. Gli abitanti percepiscono la prospettiva unionista come una minaccia esistenziale, poiché temono di perdere le prerogative concesse da Chișinău. In effetti, la Romania si configura come uno Stato centralizzato, che non riconosce autonomie politico-territoriali. Resta da capire, dunque, quale sarebbe il destino della Gagauzia se le due rive del Prut scegliessero di unirsi.
Certo, potenzialmente la Romania potrebbe modificare la propria costituzione e riconoscere i diritti speciali di cui godono i gagauzi. Nondimeno, tale eventualità appare improbabile, perché l’ipotesi rappresenterebbe un precedente al quale potrebbe appellarsi la minoranza ungherese della Transilvania. Difatti, da tanti anni i magiari di Romania chiedono a gran voce la concessione di uno statuto speciale, al quale però si oppone la maggioranza dei cittadini romeni
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