L’origine e gli sviluppi del rossetto, da segno di riconoscimento sociale a gesto di ribellione

Il percorso evolutivo del rossetto: una storia iniziata 5.000 anni fa

Georges Clairin, Ritratto di Sarah Bernhardt, 1876

Dal 3500 a.C. ca. al 2026: come si è evoluto l’utilizzo del rossetto nel tempo e l’opinione a riguardo delle civiltà più note della storia.

Il ros­set­to ha ori­gi­ni anti­chis­si­me: le pri­me testi­mo­nian­ze di lab­bra colo­ra­te risal­go­no a 5.000 anni fa nel­la cit­tà di Ur (nell’attuale Iraq). La regi­na sume­ra Pua­bi è nota per esse­re sta­ta la pri­ma don­na ad uti­liz­za­re il ros­set­to, dipin­gen­do le sue lab­bra con una misce­la di pol­ve­re a base di roc­ce ros­se e piom­bo bian­co, tro­va­ta poi all’interno di gusci di pic­co­li ani­ma­li. Que­sta nuo­va abi­tu­di­ne pre­se suc­ces­si­va­men­te a dif­fon­der­si nel­le civil­tà vici­ne, come quel­la minoi­ca, in cui si comin­ciò ad uti­liz­za­re un pig­men­to ros­so vio­la­ceo, pro­dot­to da una ghian­do­la di alcu­ni par­ti­co­la­ri molluschi.

Nell’Egitto dei farao­ni il truc­co era usa­to sia dagli uomi­ni che dal­le don­ne. Fra le figu­re pre­se a model­lo dal­la popo­la­zio­ne, oltre a Nefer­ti­ti ci fu sicu­ra­men­te anche Cleo­pa­tra, che pri­vi­le­gia­va in par­ti­co­la­re colo­ra­zio­ni sui toni dell’arancio, del magen­ta e del blu-nero.

Rossetto come segno identificatore o sacrilego

Nell’Anti­ca Gre­cia, non era dif­fu­so un approc­cio così libe­ra­le nei con­fron­ti del ros­set­to come in Medio Orien­te. Il ros­set­to ros­so era uti­liz­za­to solo dal­le pro­sti­tu­te, obbli­ga­te ad indos­sar­lo in pub­bli­co per iden­ti­fi­ca­re la loro pro­fes­sio­ne. Se mai si fos­se­ro mostra­te in pub­bli­co sen­za, sareb­be­ro sta­te infat­ti puni­te per aver ten­ta­to di spac­ciar­si per «don­ne rispet­ta­bi­li». In quel tem­po era­no pig­men­ti pres­sa­ti e misce­la­ti con gras­si o cere a costi­tui­re il rossetto.

Tra gli anti­chi roma­ni il ros­set­to era chia­ma­to pur­pu­ris­sum, e tin­ge­re le lab­bra era con­si­de­ra­to un vero e pro­prio indi­ca­to­re di sta­tus socia­le, uti­liz­za­to sia da uomi­ni, qua­li fun­zio­na­ri di alto ran­go, sia dal­le don­ne. Era sot­to­for­ma di una pasta colo­ra­ta a base di sostan­te vege­ta­li, mine­ra­li e tal­vol­ta sostan­ze tos­si­che, come sol­fu­ro di mer­cu­rio o feci di cocciniglia.

Ma il perio­do più buio il ros­set­to lo ha vis­su­to nel Medioe­vo. La reli­gio­ne cri­stia­na si schie­rò vio­len­te­men­te con­tro il truc­co, defi­nen­do il ros­set­to un sacri­le­gio e a con­si­de­ra­re le don­ne che lo indos­sa­va­no come la rein­car­na­zio­ne di satana.

Il mon­do dei cosme­ti­ci arri­vò anche in Inghil­ter­ra, in par­ti­co­la­re alla cor­te di Edoar­do IV. Anche la regi­na Eli­sa­bet­ta I, da vera aman­te di que­sto par­ti­co­la­re cosme­ti­co, ave­va la sua tona­li­tà favo­ri­ta. Ma con la regi­na Vit­to­ria tut­to pre­ci­pi­tò nuo­va­men­te. La sovra­na ne impe­dì l’uso, e dun­que, di con­se­guen­za, le don­ne ini­zia­ro­no a pro­dur­li segre­ta­men­te nel­le pro­prie case e a ven­der­li allo stes­so modo.

Rossetto, femminilità e ribellione

Dob­bia­mo la rein­tro­du­zio­ne del ros­set­to in par­ti­co­la­re a Sarah Ber­n­hardt, che nel 1880 die­de scan­da­lo quan­do ebbe il corag­gio di sfog­giar­lo nuo­va­men­te in pub­bli­co dopo tan­to tempo.

Da que­sto epi­so­dio, ros­set­to, fem­mi­ni­li­tà e ribel­lio­ne ini­zia­ro­no ad anda­re di pari pas­so con i movi­men­ti per i dirit­ti del­le don­ne. Tra i movi­men­ti più impor­tan­ti da ricor­da­re, vi è sen­za dub­bio quel­lo del­le Suf­fra­get­te. Per ave­re un mag­gio­re impat­to visi­vo e atti­ra­re l’attenzione, ini­zia­ro­no a indos­sa­re ros­set­to ros­so fuo­co nel­le mar­ce per il dirit­to al voto. Fon­da­men­ta­le a que­sto pro­po­si­to è sta­to il con­tri­bu­to di Eli­za­beth Arden, che distri­buì miglia­ia di ros­set­ti duran­te la lun­ga mar­cia del­le suf­fra­get­te sul­la Fifth Ave­nue, nel 1912, a New York.

Il ros­set­to ha subi­to una lun­ga e tor­tuo­sa evo­lu­zio­ne nel cor­so del tem­po: è pas­sa­to da esse­re indi­ca­to­re di clas­se socia­le, poi atto di ribel­lio­ne e impo­si­zio­ne, fino ad arri­va­re al gior­no d’oggi, in cui vie­ne uti­liz­za­to come mez­zo di espres­sio­ne libe­ra e con­sa­pe­vo­le, indi­pen­den­te­men­te dal gene­re a cui una per­so­na appartiene.

Con­di­vi­di:
Rebecca Vitelli
Ado­ro leg­ge­re e impa­ra­re cose nuo­ve e quan­do non fac­cio que­ste due cose scri­vo per dare al mon­do il mio contributo.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.