Dal 3500 a.C. ca. al 2026: come si è evoluto l’utilizzo del rossetto nel tempo e l’opinione a riguardo delle civiltà più note della storia.
Il rossetto ha origini antichissime: le prime testimonianze di labbra colorate risalgono a 5.000 anni fa nella città di Ur (nell’attuale Iraq). La regina sumera Puabi è nota per essere stata la prima donna ad utilizzare il rossetto, dipingendo le sue labbra con una miscela di polvere a base di rocce rosse e piombo bianco, trovata poi all’interno di gusci di piccoli animali. Questa nuova abitudine prese successivamente a diffondersi nelle civiltà vicine, come quella minoica, in cui si cominciò ad utilizzare un pigmento rosso violaceo, prodotto da una ghiandola di alcuni particolari molluschi.
Nell’Egitto dei faraoni il trucco era usato sia dagli uomini che dalle donne. Fra le figure prese a modello dalla popolazione, oltre a Nefertiti ci fu sicuramente anche Cleopatra, che privilegiava in particolare colorazioni sui toni dell’arancio, del magenta e del blu-nero.
Rossetto come segno identificatore o sacrilego
Nell’Antica Grecia, non era diffuso un approccio così liberale nei confronti del rossetto come in Medio Oriente. Il rossetto rosso era utilizzato solo dalle prostitute, obbligate ad indossarlo in pubblico per identificare la loro professione. Se mai si fossero mostrate in pubblico senza, sarebbero state infatti punite per aver tentato di spacciarsi per «donne rispettabili». In quel tempo erano pigmenti pressati e miscelati con grassi o cere a costituire il rossetto.
Tra gli antichi romani il rossetto era chiamato purpurissum, e tingere le labbra era considerato un vero e proprio indicatore di status sociale, utilizzato sia da uomini, quali funzionari di alto rango, sia dalle donne. Era sottoforma di una pasta colorata a base di sostante vegetali, minerali e talvolta sostanze tossiche, come solfuro di mercurio o feci di cocciniglia.
Ma il periodo più buio il rossetto lo ha vissuto nel Medioevo. La religione cristiana si schierò violentemente contro il trucco, definendo il rossetto un sacrilegio e a considerare le donne che lo indossavano come la reincarnazione di satana.
Il mondo dei cosmetici arrivò anche in Inghilterra, in particolare alla corte di Edoardo IV. Anche la regina Elisabetta I, da vera amante di questo particolare cosmetico, aveva la sua tonalità favorita. Ma con la regina Vittoria tutto precipitò nuovamente. La sovrana ne impedì l’uso, e dunque, di conseguenza, le donne iniziarono a produrli segretamente nelle proprie case e a venderli allo stesso modo.
Rossetto, femminilità e ribellione
Dobbiamo la reintroduzione del rossetto in particolare a Sarah Bernhardt, che nel 1880 diede scandalo quando ebbe il coraggio di sfoggiarlo nuovamente in pubblico dopo tanto tempo.
Da questo episodio, rossetto, femminilità e ribellione iniziarono ad andare di pari passo con i movimenti per i diritti delle donne. Tra i movimenti più importanti da ricordare, vi è senza dubbio quello delle Suffragette. Per avere un maggiore impatto visivo e attirare l’attenzione, iniziarono a indossare rossetto rosso fuoco nelle marce per il diritto al voto. Fondamentale a questo proposito è stato il contributo di Elizabeth Arden, che distribuì migliaia di rossetti durante la lunga marcia delle suffragette sulla Fifth Avenue, nel 1912, a New York.
Il rossetto ha subito una lunga e tortuosa evoluzione nel corso del tempo: è passato da essere indicatore di classe sociale, poi atto di ribellione e imposizione, fino ad arrivare al giorno d’oggi, in cui viene utilizzato come mezzo di espressione libera e consapevole, indipendentemente dal genere a cui una persona appartiene.

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