Michael, il Re del Pop tra un biopic di successo e una vita di accuse

La figura di Michael Jackson, con l’uscita del film, evoca nostalgia e dibattiti accesi tra spettatori, critici e familiari

MICHAEL, il Re del Pop tra un biopic di successo e una vita d'accuse

Il biopic Michael, uscito nelle sale lo scorso 22 aprile, risulta tanto entusiasmante quanto divisivo per il pubblico e la critica. Se da un lato c’è chi vive, o rivive, la magia di un suo concerto, dall’altro molti lamentano l’assenza degli anni segnati dalle accuse di pedofilia rivolte alla popstar.

Men­tre Michael regi­stra un ampio suc­ces­so di pub­bli­co, avvian­do­si ver­so i 500 milio­ni di dol­la­ri al box offi­ce mon­dia­le, la cri­ti­ca sem­bra non aver apprez­za­to il bio­pic sul re del pop, bol­lan­do­lo come una sor­ta di com­pi­la­tion di video­clip. Il film vede gli stes­si pro­dut­to­ri di Bohe­mian Rhap­so­dy, per cui sono pre­sen­ti nume­ro­si bal­let­ti ed esi­bi­zio­ni rico­strui­ti, che tol­go­no minu­tag­gio alla storia.

Un’altra cri­ti­ca mos­sa al film riguar­da il suo carat­te­re agio­gra­fi­co, che pun­te­reb­be a offri­re una let­tu­ra edul­co­ra­ta del­la vicen­da per­so­na­le dell’artista. In par­ti­co­la­re, Paris Jack­son ha scon­fes­sa­to il bio­pic sul padre, rive­lan­do di aver sug­ge­ri­to cor­re­zio­ni alla sce­neg­gia­tu­ra che non sareb­be­ro sta­te accol­te. Sem­pre Paris Jack­son ha affer­ma­to di non esser­si espo­sta a lun­go sul film per­ché sape­va che sareb­be pia­ciu­to soprat­tut­to a una fet­ta spe­ci­fi­ca di fan che «vivo­no anco­ra nel­la fantasia».

La sen­sa­zio­ne di una san­ti­fi­ca­zio­ne di Michael Jack­son è ampli­fi­ca­ta dal­la man­can­za di rife­ri­men­ti alle accu­se di abu­si ses­sua­li sui mino­ri, che ren­de­reb­be la sto­ria mol­to più edul­co­ra­ta di quan­to non sia.

Qualcuno pensi ai bambini

In real­tà, guar­dan­do alle vicen­de pro­dut­ti­ve, ci si accor­ge che Michael avreb­be dovu­to ruo­ta­re pro­prio attor­no a que­gli scan­da­li omes­si nel­la ver­sio­ne finale.

Antoi­ne Fuqua, regi­sta del­la saga d’azione The Equa­li­zer, si era ini­zial­men­te ritro­va­to a diri­ge­re un film mol­to più cupo. Secon­do fon­ti vici­ne a Varie­ty, l’inizio del film inclu­de­va una sce­na di Michael Jack­son nel 1993, anno in cui fu accu­sa­to per la pri­ma vol­ta di abu­si, men­tre si guar­da allo spec­chio e vede die­tro di sé le luci del­la polizia.

Stan­do alle rico­stru­zio­ni, la Michael Jackson’s Esta­te si sareb­be accor­ta trop­po tar­di di una clau­so­la nell’accordo con la fami­glia di Jor­dan Chand­ler, pri­mo accu­sa­to­re del­la pop­star, secon­do la qua­le non si pote­va rac­con­ta­re la vicen­da giu­di­zia­ria né citar­li in alcun modo.

Cesti­na­to tut­to il ter­zo atto, si sono rese neces­sa­rie ripre­se aggiun­ti­ve che han­no com­por­ta­to un aumen­to di 15 milio­ni di dol­la­ri su un bud­get già esor­bi­tan­te di 155 milio­ni. Il nodo cen­tra­le del film è diven­ta­to il rap­por­to con il padre vio­len­to, Joe Jack­son, che ave­va costret­to i figli a esi­bir­si come i Jack­son 5 e non vede­va di buon occhio la car­rie­ra soli­sta di Michael. Il fina­le mostra la rot­tu­ra defi­ni­ti­va con Joe e una chiu­su­ra raf­faz­zo­na­ta su un’esibizione rico­strui­ta del Bad Tour, anche se la colon­na sono­ra man­tie­ne i temi di alcu­ni bra­ni usci­ti dopo il 1987.

Gli anni delle accuse: la famiglia Chandler

Le tan­to nomi­na­te e dibat­tu­te accu­se di mole­stie a Michael Jack­son ruo­ta­no attor­no a due vicen­de giu­di­zia­rie per pre­sun­ti abu­si ses­sua­li su mino­ri, sfo­cia­te in due pro­ce­di­men­ti, uno nel 1994 e il secon­do nel 2005.

La pri­ma vicen­da, emer­sa nel 1993, fu sol­le­va­ta dal­la fami­glia di Jor­dan Chand­ler, un bam­bi­no che all’epoca dei fat­ti ave­va tre­di­ci anni e che Michael conob­be gra­zie al patri­gno del­lo stes­so Jor­dan, riven­di­to­re di auto­mo­bi­li al qua­le Michael avreb­be noleg­gia­to una mac­chi­na. Tra lui e la pop­star sareb­be nata un’amicizia pro­fon­da, ini­zial­men­te inco­rag­gia­ta anche dal padre bio­lo­gi­co del bam­bi­no, Evan Chandler.

Suc­ces­si­va­men­te, però, Evan, pro­ba­bil­men­te gelo­so del lega­me del figlio con la pop­star e, a quan­to pare, fru­stra­to dal fat­to che i loro incon­tri avve­nis­se­ro al posto di quel­li con suo figlio Jor­dan, ini­ziò a dif­fon­de­re in fami­glia il sospet­to che il rap­por­to tra il bam­bi­no e la pop­star fos­se ambiguo.

Il caso si chiu­se quan­do, dopo l’accordo eco­no­mi­co extra­giu­di­zia­le e il rice­vi­men­to di un’ingente som­ma di dena­ro, i geni­to­ri di Jor­dan smi­se­ro di col­la­bo­ra­re con le autorità.

Nel 2009, pochi gior­ni dopo la mor­te di Michael, Evan Chand­ler si sui­ci­dò.

Il caso Gavin Arvizo

Nel 2003, nel docu­men­ta­rio Living with Michael Jack­son, con­dot­to da Mar­tin Bashir, ven­ne pre­sen­ta­to Gavin Arvi­zo, un ragaz­zi­no che Jack­son ave­va cono­sciu­to tra­mi­te un’associazione bene­fi­ca e che avreb­be aiu­ta­to a gua­ri­re dal can­cro pagan­do­gli alcu­ne cure e invi­tan­do­lo nel­la sua resi­den­za, il Never­land Ranch. Nel video si rac­con­ta­va anche di una not­te in cui il ragaz­zo, allo­ra tre­di­cen­ne, ave­va dor­mi­to nel let­to del­la pop­star men­tre il can­tan­te si era cori­ca­to sul pavi­men­to. Que­sta noti­zia susci­tò dub­bi e indi­gna­zio­ne tra il pub­bli­co e i media.

Fino a quel momen­to, la fami­glia Arvi­zo non ave­va mai lascia­to inten­de­re alcun pro­ble­ma nel rap­por­to tra il figlio e il can­tan­te. Anzi, in diver­se occa­sio­ni ave­va espres­so entu­sia­smo e rico­no­scen­za nei suoi con­fron­ti. Dal momen­to in cui gli inve­sti­ga­to­ri deci­se­ro di apri­re il caso a segui­to del docu­men­ta­rio di Bashir, però, la posi­zio­ne del­la fami­glia mutò, por­tan­do a diver­se accu­se di mole­stia nei con­fron­ti del figlio Gavin.

Da quel momen­to a Michael furo­no attri­bui­ti die­ci capi d’imputazione per mole­stie, e ven­ne arre­sta­to, riu­scen­do però a otte­ne­re la liber­tà dopo il paga­men­to di un anti­ci­po sul­la cau­zio­ne, fis­sa­ta a 3 milio­ni di dollari.

Il processo e l’assoluzione

Il pro­ces­so ini­ziò nel gen­na­io 2005 e si con­clu­se nel giu­gno del­lo stes­so anno, con l’assoluzione com­ple­ta da tut­ti e die­ci i capi d’imputazione. Duran­te il pro­ces­so, infat­ti, nes­su­na del­le testi­mo­nian­ze a soste­gno dell’accusa si dimo­strò coe­ren­te e veri­tie­ra, a par­ti­re dai rac­con­ti dei fra­tel­li, che cam­bia­ro­no spes­so ver­sio­ne sen­za che le loro depo­si­zio­ni coin­ci­des­se­ro tra loro.

La testi­mo­ne più pro­ble­ma­ti­ca fu la madre Janet, che fin da subi­to si dimo­strò insta­bi­le e incoe­ren­te nei rac­con­ti. Ven­ne inol­tre sot­to­li­nea­to come la don­na aves­se pre­ce­den­ti, poi­ché ave­va già avu­to in pas­sa­to l’abitudine di muo­ve­re fal­se accu­se ver­so ter­zi. La don­na ven­ne infat­ti accu­sa­ta di fro­de nel 2006.

A soste­gno del­la sua inno­cen­za, nel 2009 l’FBI pub­bli­cò 333 pagi­ne di fasci­co­li, frut­to di ben tre­di­ci anni di inda­gi­ni sul­la pop­star attra­ver­so inter­cet­ta­zio­ni tele­fo­ni­che, ana­li­si di con­ti ban­ca­ri e micro­spie, sen­za che nel cor­so degli anni venis­se tro­va­to alcun ele­men­to in gra­do di con­fer­ma­re, in alcun modo, le accu­se di pedofilia.

Con­di­vi­di:
Ester Campana
Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

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