Presentati! Cosa ci dici su di te?
Sono Matteo Mocci, in arte Mocci, e ho vent’anni.
Prima di tutto, sono uno studente, perché frequento la Facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna, e per passione (e spero possa diventare anche qualcosa di più!) sono un cantautore.
Scrivo canzoni da ormai tre, quattro anni; qualche mese fa è uscito il mio primo EP, Viscerale, ed ora stiamo già lavorando per un nuovo progetto, ci sono tantissime cose in cantiere!
A cosa ti ispiri quando scrivi? Cosa senti quando scrivi?
Una delle prime cose che ho capito iniziando a scrivere musica è che io non decido quando scrivere: nel senso, se oggi pomeriggio, mi metto seduto e dico “faccio una canzone”, non esce niente, perché in primo luogo non è il modo in cui io voglio intendere la musica; in secondo luogo, l’ispirazione è qualcosa che viene in momenti diversi della giornata.
Mi capita di prendere appunti, di scrivermi delle frasi, anche solo delle parole, e dopo ci lavoro col passare del tempo, parole che si collegano a eventi della mia vita… insomma, un processo che non ha una regola fissa e mi piace che sia così, perché mi dà la possibilità di esplorarmi, di guardare un po’ la mia vita da un altro piano, mi dà la possibilità di capirmi e di capire delle cose che mi succedono e che cerco di mettere in musica.
Chi sono i tuoi modelli musicali?
Partiamo dal genere, perché sono un grande sostenitore del pop.
Credo che il binomio pop-canzonette sia profondamente sbagliato, e credo che non rispecchi la realtà dei fatti, perché il pop ha tantissime forme e contaminazioni, e penso che possa fornire anche uno strumento agli autori per dire tante cose belle, diverse e interessanti.
Ti dico un paio di nomi, partiamo sicuramente dall’estero, qua c’è Billie Eilish, che penso sia una delle migliori del nostro tempo: il suo modo di arrivare in profondità in modo trasversale la rende una perla rara.
Ce ne sono tantissimi che ti potrei citare…
Guarda l’intervista completa sul canale YouTube di Vulcano Statale!

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