Il mese scorso, la coalizione di jihadisti maliani JNIM e gli indipendentisti tuareg del FLA hanno lanciato una serie di attacchi contro diverse città del Mali, mostrando la debolezza del governo che siede a Bamako.
Tra il 25 e il 26 aprile, la coalizione di gruppi jihadisti nota come JNIM (Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin, “Gruppo di supporto all’Islam e ai musulmani”) e il Front de Liberation de l’Azawad (FLA, gruppo indipendentista tuareg) hanno colpito diverse città in tutto il Mali. In particolare, hanno attaccato la capitale Bamako e la vicina cittadina di Kati, dove ha sede la più importante base militare del paese e nella quale vivono i generali a capo della giunta militare che governa il paese saheliano.
L’offensiva si è dimostrata un grande successo: il Ministro della Difesa, Sadio Camara, figura chiave del regime di Bamako, è stato ucciso nella sua residenza tramite un’autobomba, e il presidente maliano, il generale Assimi Goïta, è stato probabilmente evacuato ed è riapparso in pubblico solo il 28 aprile.
Un’altra importante sconfitta per il Mali è stata la perdita della città di Kidal, situata nel nord-est del paese, che era stata riconquistata nel 2023 con la collaborazione dei mercenari russi. Nella condotta delle operazioni, JNIM e FLA hanno impiegato armi leggere, pick-up modificati, ordigni improvvisati e droni acquisiti sul mercato nero e saccheggiando i depositi dell’esercito maliano, ma gli elementi che più colpiscono sono la coordinazione e la portata degli attacchi, che dimostrano un’accurata preparazione e una crescente qualità dell’addestramento.
L’alleanza tra JNIM e FLA
La novità dal punto di vista politico è l’intesa tra JNIM e FLA: sebbene allo scoppio del conflitto in Mali nel 2012 jihadisti e indipendentisti tuareg avevano collaborato nell’occupare il nord del paese, i rapporti erano degenerati rapidamente, rimanendo tesi per tutti gli anni successivi. Stando al giornalista Wassim Nasr, il FLA, isolato sul piano politico, avrebbe accettato di implementare una forma di sharīʿa più moderata in cambio del sostegno dei jihadisti contro il governo centrale. Il portavoce del FLA, Mohamed Elmaouloud Ramadane, ha dichiarato che il loro obiettivo è la “riconquista” del territorio dell’Azawad, che corrisponde al Mali settentrionale.
In merito alla cooperazione con i jihadisti, Ramadane ha sottolineato la presenza di un’identità comune tra le due formazioni, ma allo stesso tempo si è distanziato da alcune delle azioni di JNIM. L’intesa tra i due pare pertanto avere un carattere prettamente opportunistico, e i jihadisti non hanno mai sostenuto apertamente l’indipendentismo tuareg. In un comunicato rilasciato da JNIM il 30 aprile, il gruppo invita la società maliana ad opporsi alla giunta militare, per poter avviare una transizione di potere pacifica e imporre la sharīʿa. Questa decisione è motivata dal desiderio di rendersi più accettabile a tutta la popolazione maliana, in particolare agli abitanti delle città, che sostengono fortemente la giunta (rendendo la presa dei centri urbani manu militari impresa rischiosa e dagli alti costi materiali e politici), ed espandere l’opposizione verso il governo di Bamako, che finora ha rifiutato di trattare questioni di rilevanza politica.
Dato che la maggior parte dei maliani è ostile all’indipendentismo tuareg, associarsi alle rivendicazioni del FLA non è una mossa saggia per accrescere la propria base di consenso, e infatti il comunicato non tocca la questione dell’Azawad.
Scenari futuri
Il successo di questi attacchi dimostra l’inefficacia della linea militarista adottata da Bamako nel contenere JNIM e i ribelli tuareg: tuttavia, la giunta maliana non mostra alcuna disponibilità a cambiare approccio, puntando invece a rafforzare la presa sul potere, indebolita da questi attacchi. Simili operazioni sono pertanto destinate a ripetersi, e a crescere in frequenza e intensità con l’ulteriore atrofizzazione delle forze di Bamako e il rafforzamento dei jihadisti.

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