Quantity over quality

Il problema dei nuovi album di Drake

Copertina di Iceman, album del 2026 del rapper canadese Drake

Con un’operazione che ha monopolizzato il dibattito online, il rapper di Toronto ha pubblicato nello stesso giorno tre nuovi album, cioè oltre quaranta brani. Il rilascio enorme ha inevitabilmente riacceso la discussione su uno dei temi più presenti nell’industria musicale contemporanea: conta ancora la qualità, o ormai la musica vive soltanto di numeri?  

Un ritorno enorme, ma poco sorprendente 

Dal pun­to di vista pro­dut­ti­vo, i tre album man­ten­go­no uno stan­dard tec­ni­co ele­va­to. Beat cura­ti, fea­tu­ring impor­tan­ti (Mol­ly San­ta­na, Sexyy Red, Par­ty­Next­Door, Cen­tra Cee e altri) e un’estetica sono­ra che segue la linea degli ulti­mi pro­get­ti di Driz­zy.   

«Ice­man» è pro­ba­bil­men­te il pro­get­to più soli­do del trio: più orien­ta­to al rap, testi più per­so­na­li e con alcu­ni momen­ti che ricor­da­no il Dra­ke più intro­spet­ti­vo. Bra­ni come «Make Them Cry» e «2 Hard 4 The Radio» mostra­no anco­ra una capa­ci­tà nar­ra­ti­va, soprat­tut­to nei rife­ri­men­ti alla riva­li­tà con Ken­drick Lamar e alla pres­sio­ne media­ti­ca vis­su­ta negli ulti­mi anni. 

Habib­ti, Dra­ke, 2026

Il secon­do album, «Habib­ti», si muo­ve ver­so ter­ri­to­ri R&B più mor­bi­di e atmo­sfe­ri­ci. Le trac­ce scor­ro­no facil­men­te, ma sen­za lascia­re vera­men­te il segno. Mol­ti bra­ni sem­bra­no crea­ti più per esse­re aggiun­ti a play­li­st infi­ni­te che per tra­smet­te­re qual­co­sa. Tra i tre è pro­ba­bil­men­te il disco che più sof­fre di ripe­ti­ti­vi­tà e mono­to­nia. 

Maid of Honour, Dra­ke, 2026

«Maid of Honour» è inve­ce più movi­men­ta­to, pro­van­do ad avvi­ci­nar­si a sono­ri­tà dan­ce e hou­se, richia­man­do in par­te l’esperimento di «Hone­stly, Never­mind», un album otti­mo ma non com­pre­so subi­to dai fan nel 2022 e cri­ti­ca­to aspra­men­te. Anche qui però emer­ge lo stes­so pro­ble­ma: tan­te idee, ma pochi pez­zi che sono real­men­te inci­si­vi. 

Il risul­ta­to com­ples­si­vo è un para­dos­so. Tre album diver­si tra loro, ma acco­mu­na­ti dal­la stes­sa sen­sa­zio­ne di fon­do: tut­to fun­zio­na, ma all’ascolto qua­si nul­la sor­pren­de dav­ve­ro. 

La logica dello streaming 

La scel­ta di Cham­pa­gne Papi nel pub­bli­ca­re tre album con­tem­po­ra­nea­men­te non sem­bra esse­re casua­le. Negli ulti­mi anni l’industria musi­ca­le si è muta­ta sem­pre di più in un’economia dell’attenzione, dove il nume­ro di trac­ce nei pro­get­ti e la per­ma­nen­za nel­le clas­si­fi­che con­ta­no quan­to, se non più, dell’impatto arti­sti­co e del­la qua­li­tà. Con 43 bra­ni pub­bli­ca­ti in un solo gior­no, Dra­ke ha imme­dia­ta­men­te domi­na­to gli algo­rit­mi del­le piat­ta­for­me, diven­tan­do l’artista più ascol­ta­to del­la gior­na­ta su Spo­ti­fy nel 2026. Una stra­te­gia sicu­ra­men­te effi­ca­ce dal pun­to di vista com­mer­cia­le, ma che per mol­ti ascol­ta­to­ri evi­den­zia un pro­ble­ma ormai ricor­ren­te nel­la musi­ca main­stream: la sovrap­pro­du­zio­ne. 

L’idea del quan­ti­ty over qua­li­ty non riguar­da solo Dra­ke, ma è un model­lo cul­tu­ra­le che si sta dif­fon­den­do nell’industria. In un siste­ma dove la musi­ca deve esse­re costan­te­men­te pre­sen­te, con­su­ma­bi­le e con­di­vi­si­bi­le, il rischio è che gli album smet­ta­no di esse­re ope­re com­pat­te per tra­sfor­mar­si in enor­mi con­te­ni­to­ri pen­sa­ti per accu­mu­la­re stream, invo­lu­cri di bell’aspetto, ma vuo­ti all’interno. 

Le critiche online 

Sui social e nei forum musi­ca­li, le rea­zio­ni sono sta­te con­tra­stan­ti. Alcu­ni fan han­no apprez­za­to l’ambizione dell’operazione e la varie­tà dei tre pro­get­ti, men­tre la mag­gio­ran­za ha cri­ti­ca­to aper­ta­men­te la scel­ta di pub­bli­ca­re così tan­to mate­ria­le insie­me. Su Red­dit, diver­si uten­ti han­no defi­ni­to i dischi “trop­po pie­ni” e pri­vi di una vera dire­zio­ne arti­sti­ca, lamen­tan­do la pre­sen­za di nume­ro­si bra­ni fil­ler o ripe­ti­ti­vi. 

Una del­le cri­ti­che più fre­quen­ti riguar­da pro­prio la disper­sio­ne che si per­ce­pi­sce all’ascolto: inve­ce di costrui­re un album dav­ve­ro memo­ra­bi­le, Dra­ke ha pre­fe­ri­to satu­ra­re le piat­ta­for­me con più trac­ce pos­si­bi­li. Allo stes­so tem­po, però, il dibat­ti­to dimo­stra anco­ra una vol­ta il peso cul­tu­ra­le che Dra­ke ha nel pano­ra­ma musi­ca­le con­tem­po­ra­neo. Anche quan­do divi­de il pub­bli­co, ogni sua pub­bli­ca­zio­ne rie­sce comun­que a mono­po­liz­za­re l’attenzione di tut­ti. 

Una nuova idea di album? 

L’uscita simul­ta­nea di que­sti pro­get­ti apre una rifles­sio­ne più ampia sul futu­ro del­la musi­ca nell’era del­lo strea­ming e del chro­ni­cal­ly onli­ne. Ha anco­ra sen­so par­la­re di album come espe­rien­za com­ple­ta e ragio­na­ta, crea­to per un ascol­to e com­pren­sio­ne, oppu­re il mer­ca­to richie­de ormai una pro­du­zio­ne con­ti­nua e imme­dia­ta, sen­za con­cen­trar­si vera­men­te sul pro­dot­to? 

Nel caso di Dra­ke, la sen­sa­zio­ne è che la quan­ti­tà abbia fini­to per dilui­re l’impatto arti­sti­co degli album. In mez­zo a oltre qua­ran­ta trac­ce sono pre­sen­ti alcu­ni momen­ti inte­res­san­ti, ma pochi dav­ve­ro memo­ra­bi­li, rispet­to al pas­sa­to dell’artista. Il pun­to cen­tra­le vie­ne dun­que inver­ti­to: in un’epoca dove tut­to deve esse­re pub­bli­ca­to subi­to e in gran­de quan­ti­tà, il vero lus­so potreb­be tor­na­re a esse­re un’accurata sele­zio­ne. 

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Gabriel Palanti
Odio stu­dia­re ma ado­ro impa­ra­re, per que­sto non sto mai fer­mo, potrei per­der­mi qualcosa.

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