Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.
Ted, Stagione 1, Netflix (Seth MacFarlane) – recensione di Giuseppe Ciliberti

Distribuita originariamente da Peacock nel 2024, Ted è arrivata in Italia solo questo mese grazie a Netflix. La serie si pone come prequel dei due omonimi film di Seth MacFarlane, creatore de I Griffin, raccontando la vita nel 1993 dell’adolescente John Bennett e del suo orsacchiotto parlante Ted.
La struttura rimane quella della sitcom, qui distesa su 40 minuti per episodio, ma in confronto al prototipo originale il tiro viene di gran lunga raddrizzato: le volgarità vengono leggermente frenate e le cutaway gags sono pressoché assenti, permettendo lo sviluppo di una trama orizzontale. I personaggi femminili, che nei due film erano secondari e in funzione delle gag dei due protagonisti, acquistano in questi 8 episodi un ruolo centrale, soprattutto la cugina Blaire (Giorgia Whigham), pusher di marijuana la cui vicenda è il vero motore di tutta la storia. E il nuovo cast non fa per nulla rimpiangere gli interpreti originali, specie per quanto riguarda Mark Wahlberg, sostituito da un ben più simpatico Max Burkholder.
Unico rimpianto rispetto ai film: il doppiaggio di Ted nell’edizione italiana viene affidato ad Alessandro Quarta anziché allo storico Mino Caprio (storico doppiatore di Seth MacFarlane, che, negli originali, dà voce sia a Ted che a Peter Griffin).
La legge di Lidia Poët, Stagione 3, Netflix (Guido Iuculano, Davide Orsini) – recensione di Margherita Dallanoce

La nuova stagione della serie Netflix raggiunge le televisioni italiane il 15 aprile 2026 e porta alla conclusione la storia fuori dal comune di Lidia Poët.
Lidia è un’avvocata della prima metà del Novecento che si trova ad affrontare uno Stato italiano arretrato e fortemente arenato in convinzioni patriarcali, come quella di non poter accettare l’iscrizione all’albo di una donna laureata in legge. Nella terza stagione si acuisce la vocazione di Lidia Poët a farsi carico delle ingiustizie di genere: come farà l’avvocata a difendere una sua vecchia amica in un ostico processo?
Tutta la stagione seguirà lo svolgersi del processo, toccando temi come la violenza domestica, la misoginia e l’adulterio, sempre amalgamati e addolciti dalle storie d’amore della protagonista e dagli innumerevoli casi a cui dovrà lavorare insieme al fratello.
Jujutsu Kaisen, Stagione 3 (Parte 1), Anime, Crunchyroll (Gege Akutami, MAPPA) – recensione di Viviana Genovese

Con i primi 12 episodi della terza stagione, l’anime shōnen più influente degli ultimi anni torna sullo schermo dopo gli eventi devastanti della stagione precedente. Questa nuova fase si apre su un mondo ancora instabile, in cui le conseguenze delle perdite e degli scontri iniziano a ridefinire gli equilibri tra nuovi stregoni e dinamiche.
La serie continua il suo percorso mantenendo altissimo il livello sul piano visivo, ma lasciando qualche perplessità su quello narrativo. L’anime conferma infatti la cura estrema per l’animazione, con combattimenti fluidi, costruiti con una dinamica sempre molto spettacolare, capace di rendere ogni scena d’azione estremamente impattante.
Tuttavia, proprio dove la serie dovrebbe reggere di più, ovvero nella costruzione della trama e nel modo in cui vengono raccontati gli eventi, emergono alcune fragilità. L’idea di base resta forte e interessante, ma lo sviluppo non sempre riesce a valorizzarla. La narrazione a tratti risulta discontinua, con passaggi poco equilibrati e una gestione del ritmo che non convince del tutto.
Stranger Things: Storie dal 1985, Serie animata, Netflix (Matt e Ross Duffer) – recensione di Viviana Genovese

Stranger Things: Storie dal 1985 amplia l’universo di Stranger Things con una nuova versione animata che si inserisce in un punto preciso della linea temporale della serie principale. Infatti, ambientata nell’inverno del 1985, la storia si colloca esattamente tra la seconda e la terza stagione, aggiungendo un nuovo mistero da risolvere che si intreccia con le conseguenze degli eventi già accaduti a Hawkins durante le prime due stagioni. È bene, quindi, specificare che il nuovo mistero funziona come motore narrativo, ma resta più un ponte tra due stagioni che una storia davvero indipendente.
La serie riesce a sfruttare al meglio l’animazione per dare maggiore libertà sulla creazione di vari elementi legati al Sottosopra. Le creature e la dimensione parallela risultano infatti più dinamiche e visivamente più audaci rispetto al live action, con sequenze che puntano molto sull’impatto visivo e sull’atmosfera.
Sicuramente interessante anche vedere i personaggi prendere vita in versione animata e ritrovare l’universo di Stranger Things sotto una nuova forma visiva, nonostante la serie non riesca a imporsi come un prodotto necessario. Inoltre, il target appare più orientato a un pubblico di ragazzini, con toni più leggeri e una costruzione narrativa più semplice rispetto alla serie principale, pur restando comunque una visione accettabile anche per il pubblico più affezionato.
Off Campus, Stagione 1, Prime Video (Louisa Levy) – recensione di Viviana Genovese

Tra hockey universitario, relazioni complicate e il buon caro vecchio trope del fake dating, Off Campus arriva su Prime Video adattando una delle saghe romance più amate del BookTok, quella firmata da Elle Kennedy. La prima stagione segue Hannah Wells (Ella Bright), studentessa di musica brillante ma estremamente diffidente nei confronti dell’amore, e Garrett Graham (Belmont Cameli), stella della squadra di hockey della Briar University, costretto a chiedere il suo aiuto per non perdere l’idoneità sportiva. Da un accordo apparentemente innocuo nasce una relazione costruita su provocazioni, vulnerabilità e un’intesa che cresce episodio dopo episodio.
La serie, sorprendentemente, riesce a dimostrare che è ancora possibile realizzare un prodotto adolescenziale e romantico senza trasformare la tossicità in qualcosa di desiderabile. Pur affrontando temi delicati come insicurezze personali, traumi, rapporti familiari disfunzionali e difficoltà emotive, evita infatti di romanticizzare manipolazione, violenza psicologica o dinamiche distruttive che spesso il genere tende invece a presentare come passioni irresistibili.
Senz’altro gioca con dinamiche ormai conosciute dal suo pubblico, senza però risultare eccessivamente artificiale. Ciò che veramente resta, alla fine, è la sensazione di trovarsi davanti a un prodotto che conosce bene il proprio target e che, pur restando dentro i codici del romance contemporaneo, riesce finalmente a raccontare relazioni più sane e credibilisenza rinunciare all’intensità emotiva.


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