Dalla competizione alla constructive strategic stability

Come è cambiato l’atteggiamento di Trump verso la Cina

Dalla competizione alla constructive strategic stability

Se la prima amministrazione Trump si era distinta per toni e politiche ostili a Pechino, la seconda si sta dimostrando molto più accomodante, adottando una retorica conciliante e riducendo le occasioni di confronto con la Repubblica Popolare.

La com­pe­ti­zio­ne con la Cina è diven­ta­ta uno degli aspet­ti fon­da­men­ta­li del­la poli­ti­ca este­ra ame­ri­ca­na con la secon­da pre­si­den­za Oba­ma, che all’inizio del decen­nio scor­so ha lan­cia­to l’iniziativa nota come Pivot to Asia, mira­ta a con­cen­tra­re risor­se e atten­zio­ne sull’Asia orien­ta­le. La pri­ma ammi­ni­stra­zio­ne Trump ave­va ina­spri­to lo scon­tro con la Cina, impo­nen­do restri­zio­ni all’esportazione di tec­no­lo­gie avan­za­te, avvian­do una guer­ra com­mer­cia­le e aumen­tan­do gli inve­sti­men­ti e la pre­pa­ra­zio­ne a un pos­si­bi­le scon­tro nel Paci­fi­coDiver­si inca­ri­chi api­ca­li era­no sta­ti asse­gna­ti ai cosid­det­ti Chi­na hawks, come John Bol­ton, Mike Pot­tin­ger e Mike Pom­peo, e la Natio­nal Defen­se Stra­te­gy, il docu­men­to che defi­ni­sce le prio­ri­tà del Dipar­ti­men­to del­la Dife­sa, pub­bli­ca­ta nel 2018, iden­ti­fi­ca­va come prio­ri­tà asso­lu­ta la com­pe­ti­zio­ne con Pechi­no, adot­tan­do toni for­te­men­te osti­li ver­so il pae­se. Con lo scop­pio del­la pan­de­mia di Covid-19, la linea anti­ci­ne­se si era ulte­rior­men­te raf­for­za­ta, per via del­la per­ce­pi­ta respon­sa­bi­li­tà del­la Repub­bli­ca Popo­la­re nell’emergenza sanitaria.

Il cambiamento della seconda presidenza Trump

Con il ritor­no di Trump alla Casa Bian­ca, sem­bra­va che anche il suo secon­do man­da­to sareb­be sta­to carat­te­riz­za­to dal­lo scon­tro con Pechi­no: tra i mem­bri del­la sua ammi­ni­stra­zio­ne spic­ca­no diver­si pre­sun­ti Chi­na hawks, come Mar­co Rubio ed Elbrid­ge Col­by. Nei pri­mi mesi del 2025 Trump ha effet­ti­va­men­te scel­to il con­fron­to, espan­den­do anco­ra di più i limi­ti sul­le espor­ta­zio­ni di chip e sca­te­nan­do una nuo­va guer­ra com­mer­cia­le, ma pochi mesi dopo ha avvia­to trat­ta­ti­ve con Pechi­no, con­clu­se con l’eli­mi­na­zio­ne di diver­se del­le misu­re adot­ta­te pre­ce­den­te­men­te, in cam­bio del­la ripre­sa del­le for­ni­tu­re di mate­rie pri­me cri­ti­che cine­si alle indu­strie statunitensi.

Nel­lo stes­so perio­do, Trump ha nega­to al pre­si­den­te tai­wa­ne­se il per­mes­so di uti­liz­za­re lo spa­zio aereo sta­tu­ni­ten­se, costrin­gen­do Tai­pei a can­cel­la­re una visi­ta diplo­ma­ti­ca in Ame­ri­ca Lati­na. La Natio­nal Defen­se Stra­te­gy pub­bli­ca­ta quest’anno ha come prio­ri­tà asso­lu­ta la sicu­rez­za del con­ti­nen­te ame­ri­ca­no e dei con­fi­ni sta­tu­ni­ten­si e, seb­be­ne rico­no­sca l’importanza del­la sfi­da posta dal­la Cina, usa toni mol­to più mode­ra­ti rispet­to al 2018, affer­man­do che l’obiettivo sta­tu­ni­ten­se è pre­ser­va­re uno sta­bi­le equi­li­brio di poten­za e impe­di­re che un sin­go­lo atto­re domi­ni l’Indo-Pacifico.

Que­sto atteg­gia­men­to con­ci­lian­te emer­ge anche dall’ultimo incon­tro tenu­to­si a Pechi­no tra i due capi di Sta­to, poi­ché un docu­men­to uffi­cia­le del­la Casa Bian­ca adot­ta la for­mu­la cine­se “con­struc­ti­ve stra­te­gic sta­bi­li­ty”, che pre­ve­de di costrui­re una rela­zio­ne bila­te­ra­le basa­ta su una com­pe­ti­zio­ne gesti­bi­le e con­te­nu­ta. Pochi gior­ni dopo il sum­mit, Trump ha deci­so di sospen­de­re il tra­sfe­ri­men­to di armi a Tai­wan, giu­sti­fi­can­do la deci­sio­ne con pre­sun­te neces­si­tà lega­te alla guer­ra in Iran.

Cause e prospettive future

Que­sto muta­men­to nel­la poli­ti­ca este­ra trum­pia­na si pre­sta a due spie­ga­zio­ni: o l’attuale pre­si­den­za ha con­clu­so che la poten­za cine­se è tale da ren­de­re non rea­li­sti­ca­men­te soste­ni­bi­le una linea dura a ogni costo, oppu­re la cor­ren­te anti­ci­ne­se del Par­ti­to repub­bli­ca­no è sem­pre sta­ta moti­va­ta più dall’opportunismo poli­ti­co che da con­vin­zio­ni sin­ce­re e, in nome del­la leal­tà a Trump, ha deci­so di abban­do­na­re la pro­pria pro­po­sta politica.

Tut­ta­via, è bene rico­no­sce­re che non si trat­ta di un cam­bia­men­to rivo­lu­zio­na­rio e che il rap­por­to tra le due poten­ze rima­ne fon­da­men­tal­men­te di natu­ra com­pe­ti­ti­va. Diver­gen­ze strut­tu­ra­li negli inte­res­si di lun­go perio­do non saran­no can­cel­la­te nell’arco di pochi mesi né per mez­zo di comu­ni­ca­ti dal tono cordiale.

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Paolo Bassanelli

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