Un mese fa, un volantino anonimo diffuso nelle sedi di ateneo associava Studenti Indipendenti e L’Apprendista all’ideologia sionista. Essendo le accuse poco chiare e solo parzialmente fondate, Vulcano Statale ha cercato di ricostruire e raccontare i fatti nel modo più completo possibile.
Lo scorso 5 maggio, a seggi elettorali aperti e nel pieno del silenzio elettorale, gli studenti della Statale hanno notato la comparsa di alcuni volantini anonimi. Il testo rivolgeva pesanti accuse di sionismo, non supportate da alcuna fonte, contro le liste Studenti Indipendenti e L’Apprendista.
Gli attacchi accusavano la lista Studenti Indipendenti – LINK di aver fatto accordi con sionisti per i loro legami con la lista L’Apprendista, che avrebbe contribuito al percorso universitario a distanza di una studentessa di origini israeliane mentre serviva nell’IDF, le forze di difesa israeliane.
Nel messaggio è anche citato il nome di uno studente, che chiameremo Alberto (nome di fantasia per tutelarne l’anonimato), poi eletto in Senato Accademico, appartenente alla lista L’Apprendista. Il tentativo di accusa di sionismo sarebbe legato, sempre secondo gli autori anonimi, a un tirocinio di Alberto presso Eni, azienda a cui è contestato da diverse organizzazioni, anche all’interno del nostro ateneo, di aver rifornito Israele di petrolio greggio durante il conflitto contro Hamas.
L’Apprendista è una lista di rappresentanza studentesca attiva dal 2009 nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale. In occasione delle elezioni del 5, 6 e 7 maggio 2026, la lista si è presentata per i consigli di dipartimento e della facoltà di Medicina, stringendo anche un accordo con Studenti Indipendenti per la candidatura di un proprio membro al Senato Accademico, Alberto.
Le accuse colpiscono, dunque, tre soggetti: Studenti Indipendenti, L’Apprendista e Alberto.
Il caso della studentessa israeliana
Nel 2023, una ragazza iscritta al corso di laurea International Medical School (IMS) aveva ottenuto una deroga alla frequenza obbligatoria delle lezioni perché arruolata nell’esercito israeliano come riservista dopo il 7 ottobre.
In primo luogo, erano stati avanzati da alcune liste dubbi sulla regolarità della misura, poiché se ne sarebbe occupato il collegio dipartimentale del corso di laurea senza consultare né l’allora rettore, Elio Franzini, né il Senato Accademico.
Dal canto suo, L’Apprendista dichiara che, quando era stata discussa la deroga per la studentessa, l’unico rappresentante della lista nel collegio di dipartimento avesse votato “No” alle due opzioni proposte: la concessione della deroga a tutti gli studenti «mediorientali» o solo agli arruolati, con quest’ultima poi approvata dalla maggioranza.
Solo a giugno 2025 la storia è uscita sui giornali nazionali dopo l’annullamento di alcuni esami dalla carriera della studentessa: la segreteria didattica aveva riscontrato che la studentessa aveva eluso l’obbligo di presenza fisica di alcuni esami, svolgendoli telematicamente.
Alcune liste con seggi al Senato Accademico, tra cui Udu, UniSì e Studenti Indipendenti, sono venute a sapere della vicenda e hanno partecipato a un «tavolo di approfondimento sul caso dell’International Medical School (IMS)».
Il gruppo, formato anche da docenti, ricercatori e personale universitario, aveva richiesto un provvedimento disciplinare per la docente che aveva approvato la deroga per la studentessa israeliana. Essendo però previsto, per legge, un giudizio fra pari, è stato chiamato a esprimersi il Collegio di Disciplina, formato da soli professori, che ha votato in maggioranza per l’archiviazione. Il parere è stato accolto dal CdA e notificato.
Il tirocinio e la lettera
Una questione parallela è quella del tirocinio: nel 2025 il collegio didattico di Medicina ha convalidato il tirocinio svolto dalla stessa studentessa presso il Sheba Medical Center, vicino Tel Aviv. L’apprendistato, erogato tramite il bando Free Mover, era stato rinnovato in modo irrituale ma legale.
Secondo le nostre fonti de L’Apprendista, questi CFU erano stati approvati da tutti tranne una persona, un professore: matematicamente, avevano dunque votato a favore anche tutti i rappresentanti studenteschi, che a Medicina appartengono solo all’Apprendista e a Obiettivo Studenti. D’altra parte, il voto favorevole viene spiegato come una svista, dovuta alla prassi di approvare in blocco i CFU senza un’approfondita verifica.
Come detto in precedenza, la deroga era stata concessa a una particolare studentessa perché chiamata a svolgere il servizio militare (medico) nel paese d’origine, criterio poi eletto a unica motivazione per l’applicazione della misura.
Infatti, a gennaio del 2024 altri studenti israeliani avevano indirizzato una lettera al collegio di medicina, richiedendo una simile procedura per ricongiungersi ai familiari. Tra le firme c’era una studentessa di IMS e membro de L’Apprendista, che poi si sarebbe candidata per la lista sia nel collegio di dipartimento del proprio corso che in quello della facoltà di Medicina. La richiesta viene negata poiché il criterio del richiamo alla leva non è soddisfatto.
Alcune dichiarazioni dagli interessati
Gli accusati si sono difesi, dichiarando la non sussistenza degli attacchi: questi sarebbero stati creati ad hoc e pubblicati nel volantino semplicemente per scopi personali legati alle elezioni.
Secondo Chiara Busti, presidente de L’Apprendista, i rappresentanti della lista sarebbero venuti a conoscenza degli antefatti appena una settimana prima dello scandalo del volantino, per alcune voci che allora circolavano secondo le quali i rappresentanti di altre liste stessero muovendo loro accuse di sionismo. Sarebbero quindi solo allora venuti a conoscenza della lettera scritta dalla propria collega.
La lettera sarebbe dunque stata scritta sì da un membro dell’Apprendista, ma a titolo personale, tanto che la lista dichiara che, pure se avesse saputo del fatto, l’avrebbe comunque candidata. L’Apprendista, rivendica Busti, non ha infatti avuto problemi a sostenere la Palestina: «Una delle poche volte in cui ci siamo esposti sui social è stato proprio riguardo al conflitto israelo-palestinese», in occasione di una fiaccolata e dell’accoglienza di studenti palestinesi. Per di più, la collega di origine israeliana non avrebbe mai contestato queste iniziative nelle assemblee di lista.
Alberto dichiara che il presunto tirocinio di Eni è in realtà un PCTO, la vecchia alternanza scuola-lavoro di quinta superiore, proposto quindi dalla scuola e necessario per diplomarsi, per giunta nel 2021, prima dello scoppio del conflitto e che dunque emergesse una maggiore sensibilità riguardo quali aziende o imprese sostenessero Israele. «Faccio medicina, quindi direi che capite da soli che non ho alcun tipo di affiliazione con Eni dato che col mio percorso di studi c’entra davvero poco», ha detto Alberto a Vulcano.
Il naufragio del confronto?
Entrambi gli autori delle dichiarazioni si sono detti increduli e delusi davanti a una tale ingiustizia, messa in atto puramente per togliere voti ad altre liste candidate alle elezioni. Dall’altro lato, Beatrice Morico di UniSì afferma che la sua lista aveva scoperto l’accordo fra Studenti Indipendenti e l’Apprendista il giorno della pubblicazione dei candidati, poco prima delle elezioni.
Gli ignoti responsabili del gesto hanno agito a seggi aperti, con lo scopo di infangare le liste, senza addurre fonti concrete alle loro accuse e senza dare l’occasione ai diretti interessati di replicare essendo sotto il coprifuoco del silenzio elettorale. Questo comportamento non alimenta certo la fiducia degli studenti nella rappresentanza, anzi, è scoraggiante vedere come tra coloro che dovrebbero impegnarsi per il nostro ateneo ci sia chi è pronto pure a compiere atti indegni solo per screditare i candidati.
I problemi universitari vanno discussi faccia a faccia e non per procura. A ognuno il suo modo di intendere ciò che è meglio per la comunità, ma con giudizio, perché siamo tutti sullo stesso tandem. E se qualcuno non pedala, rimarremo indietro tutti.

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