L’amnistia Togliatti. 80 anni dopo

Il 22 giugno ricorrerà l’ottantesimo anniversario dalla amnistia Togliatti, un provvedimento di clemenza ritenuto presupposto necessario per la pacificazione nazionale.

L’amnistia aveva l’obiettivo di non punire gli episodi di minore gravità commessi dai sottoposti, ma nella sua applicazione fu progressivamente snaturata.

Il mese di giu­gno del 1946 fu un mese impor­tan­te. Gli ita­lia­ni e, per la pri­ma vol­ta, anche le ita­lia­ne, il 2 giu­gno scel­se­ro la Repub­bli­ca come for­ma di gover­no dell’Italia post bel­li­ca. Con­te­stual­men­te eles­se­ro i mem­bri dell’Assemblea Costi­tuen­te, che avreb­be redat­to la Costi­tu­zio­ne repub­bli­ca­na. Il 22 giu­gno De Gaspe­ri, in quan­to Capo Prov­vi­so­rio del­lo Sta­to, ema­nò il decre­to pre­si­den­zia­le 22 giu­gno 1946 n. 4, riguar­do “Amni­stia e indul­to per rea­ti comu­ni, poli­ti­ci e mili­ta­ri“, su pro­po­sta del mini­stro di Gra­zia e Giu­sti­zia Pal­mi­ro Togliat­ti. L’amni­stia è una del­le cau­se di estin­zio­ne del rea­to, è un prov­ve­di­men­to di cle­men­za attra­ver­so il qua­le lo Sta­to rinun­cia a puni­re deter­mi­na­ti rea­ti. Anche l’indul­to è un prov­ve­di­men­to di cle­men­za, il qua­le estin­gue in tut­to o in par­te la pena, ma non estin­gue il reato.

Perché un provvedimento di clemenza?

Le moti­va­zio­ni di tale atto furo­no spie­ga­te dal­lo stes­so Togliat­ti nel­la rela­zio­ne da lui redat­ta e pre­sen­ta­ta a De Gaspe­ri in alle­ga­to al prov­ve­di­men­to in ogget­to. Scri­ve: “È giu­sto che in que­sto momen­to un atto di cle­men­za inter­ven­ga per alle­via­re le con­di­zio­ni  anche di colo­ro che aven­do vio­la­to la leg­ge pena­le comu­ne ne subi­sco­no o devo­no subir­ne le con­se­guen­ze, e per arre­ca­re un con­for­to sen­si­bi­le a un nume­ro ingen­te di loro fami­lia­ri dere­lit­ti e ango­scia­ti”. Togliat­ti sostan­zial­men­te pro­po­se que­sto prov­ve­di­men­to per arri­va­re alla paci­fi­ca­zio­ne nazio­na­le, pre­mes­sa neces­sa­ria per la costru­zio­ne di un’Italia repub­bli­ca­na che, nel giu­gno del 1946, era anco­ra lace­ra­ta dagli effet­ti del­la guer­ra e del­la lot­ta di libe­ra­zio­ne. Un’altra moti­va­zio­ne, non ripor­ta­ta diret­ta­men­te in quel­la rela­zio­ne, ma chia­ra a tut­ti, fu la sostan­zia­le impos­si­bi­li­tà di effet­tua­re una epu­ra­zio­ne tota­le, in quan­to mol­tis­si­mi, in qual­che modo, col­la­bo­ra­ro­no col regime.

 

Le reazioni e gli effetti

Que­sto prov­ve­di­men­to non fu ben visto, soprat­tut­to nel nord Ita­lia. Anche la base del PCI di Togliat­ti non lo accol­se di buon gra­do. Togliat­ti rispo­se che l’amnistia era sta­ta, nel­la sua appli­ca­zio­ne, sna­tu­ra­ta ed inter­pre­ta­ta in modo da cau­sa­re scar­ce­ra­zio­ni ingiu­sti­fi­ca­te (che effet­ti­va­men­te avven­ne­ro). Infat­ti l’amnistia dove­va esse­re sola­men­te par­zia­le e limi­ta­ta ai fat­ti meno gra­vi, prin­ci­pal­men­te quel­li com­mes­si dai sot­to­po­sti. Nel­la pra­ti­ca fu un’amni­stia gene­ra­liz­za­ta, per­ché la magi­stra­tu­ra, non anco­ra epu­ra­ta, appro­fit­tò dell’ampio pote­re discre­zio­na­le lascia­to da un lin­guag­gio ambi­guo e non trop­po cura­to, che si pre­stò a inter­pre­ta­zio­ni esten­si­ve. Il 10 luglio inter­ven­ne, riguar­do l’applicazione, una cir­co­la­re che rac­co­man­da­va ai giu­di­ci l’applicazione del prov­ve­di­men­to di cle­men­za anche ai par­ti­gia­ni. 

Valutazioni storiche

Tra i mol­ti stu­dio­si che han­no ana­liz­za­to le vicen­de di que­sta amni­stia emer­ge Pao­lo Caro­li, pro­fes­so­re asso­cia­to di dirit­to pena­le pres­so l’Università degli Stu­di di Tori­no, auto­re di due mono­gra­fie su que­sta amni­stia. Nel­la sua ana­li­si Caro­li affer­ma che: “La socie­tà ita­lia­na, per moti­vi diver­si, ha inter­pre­ta­to l’amnistia come autoas­so­lu­zio­ne, tra­sfor­man­do l’amnistia in amne­sia”. Caro­li sostie­ne che nel­l’I­ta­lia del dopo­guer­ra si dif­fu­se l’idea, alla base del feno­me­no che iden­ti­fi­ca come “anti­fa­sci­smo mili­tan­te”, che l’Italia fos­se, alme­no in mag­gio­ran­za, anti­fa­sci­sta. Que­sta visio­ne si basa sull’idea di fon­do che l’Italia sia sta­ta ini­zial­men­te vit­ti­ma di Mus­so­li­ni e del­la guer­ra volu­ta da que­sto e del­l’al­lea­to tede­sco; poi il pae­se eroi­co che si è “auto-cura­to”. Affer­ma suc­ces­si­va­men­te che: “Il con­cet­to di anti­fa­sci­smo, col­lan­te […] di ideo­lo­gie diver­se  […], vie­ne sì usa­to come fat­to­re pro­pul­si­vo del nuo­vo ordi­ne costi­tu­zio­na­le e fat­to­re coe­si­vo, ma svuo­ta­to e distor­to, con fun­zio­ne di ideo­lo­gia del­la rico­stru­zio­ne”. È qui che, secon­do Caro­li, nasce “l’amnesia”, per­ché nes­su­na for­za poli­ti­ca del­la Pri­ma Repub­bli­ca ha avu­to un inte­res­se al con­fron­to con i cri­mi­ni del fasci­smo come pro­dot­to del­la socie­tà ita­lia­na con cui con­fron­tar­si. Caro­li, par­lan­do di cri­mi­ni fasci­sti, fa rife­ri­men­to ai cri­mi­ni com­mes­si in Ita­lia, ma anche nei Bal­ca­ni e nel­le colonie.

Conclusioni

Que­sto prov­ve­di­men­to, come tut­ti i prov­ve­di­men­ti di cle­men­za, appa­re incom­pren­si­bi­le. Potreb­be esse­re uti­le, inve­ce di sof­fer­mar­si su que­sto sin­go­lo prov­ve­di­men­to, affron­ta­re nel dibat­ti­to pub­bli­co la que­stio­ne dei cri­mi­ni com­mes­si dai fasci­sti ita­lia­ni in diver­se par­ti del mon­do, inve­ce di rele­gar­la ai tri­bu­na­li o di affron­tar­la in modo super­fi­cia­le sof­fer­man­do­si su que­stio­ni che non van­no ad inda­ga­re le cau­se pro­fon­de die­tro que­sti crimini.

Con­di­vi­di:
Tommaso Piantoni
Stu­dio giu­ri­spru­den­za, mi inte­res­so di poli­ti­ca e di attua­li­tà. Mi pia­ce sta­re all’a­ria aper­ta e in mez­zo alla natura.

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