Per il mese del Pride il film del 2016 Moonlight segue la vicenda di Chiron e della sua progressiva consapevolezza riguardo la sua sessualità.
Il film del 2016 diretto da Barry Jenkins inscena la vita di Chiron nel quartiere di Liberty City a Miami durante tre fasi fondamentali della sua crescita: la prima parte intitolata Little, poi Chiron e infine Black. La marginalizzazione vissuta dal protagonista non è solo quella spaziale che riguarda il luogo in cui vive, ma è anche sociale, poiché escluso dai compagni di giochi, e, soprattutto, affettiva per via dell’assenza del padre e della dipendenza della madre.
Corpi che parlano
A governare è il silenzio: Little non parla quasi mai, è molto insicuro e viene bullizzato poiché non corrisponde ai canoni di machismo del quartiere; fin da piccolo viene chiamato Faggot dai coetanei e così rimane ammutolito. Chiron non ha voce, ma ha un corpo ed è il cambiamento di questo che caratterizzerà la sua vita: all’inizio, magro e piccolo, gioca a calcio con i ragazzi del quartiere e impara a nuotare con Juan; da adolescente si confronta con i compagni a chi ce l’ha più lungo; scopre la sua sessualità con l’amico Kevin; infine, da adulto, ottiene un corpo muscoloso così che nessuno si possa più permettere di contraddirlo.
Parole soffocate
Il primo dialogo avviene a casa di Juan, uno spacciatore che si intenerisce davanti alla solitudine del bambino e che, insieme alla ragazza Teresa, si renderà disponibile a ospitarlo ogni volta che Little ne sentirà il bisogno. Il dialogo è breve e intenso, le domande di Little sono dirette e pronunciate a bassa voce, ma anche le risposte di Juan sono sussurrate, svelando la vergogna e la fragilità che si celano anche dietro la figura dello spacciatore.
L’amore
Nulla è romanticizzato nel corso del film: l’atto erotico che lega Kevin e Chiron è uno solo, ma l’alone di vergogna non porta alcuno sviluppo nella storia d’amore. Il protagonista riuscirà a ricevere rispetto solo nel momento in cui si piegherà alle regole della strada: prima la prigione, poi lo spaccio. Nella città di Atlanta il suo orientamento sessuale deve rimanere segreto, perché, nel suo mondo, non c’è posto per l’accettazione.
Nel film l’omofobia è trattata attraverso i gesti e le parole: Chiron, ormai adolescente, si trova a fare i conti con i compagni di liceo, continuamente intimorito dalle loro minacce verbali e fisiche che sfociano nella rissa. Segue la rispettiva vendetta di Chiron, che gli costerà la galera e gli permetterà di cambiare vita.
L’ambientazione coma paradigma di marginalizzazione
La scelta, da parte del regista, di ambientare il film in un quartiere di Miami interamente popolato da neri rende le dinamiche amplificate dal contesto di degrado e di marginalizzazione. Sicuramente fuori da quel posto le dinamiche sono meno accentuate, ma non diverse: esistono ugualmente violenza, discriminazione e vergogna.
Ciò che non è permesso
Il finale spezza l’alone di drammaticità che pervade tutto il film, ma non è quello che lo spettatore si aspetterebbe: Chiron ormai non esiste più e si fa chiamare Black, un uomo di successo nel quartiere che è stato in prigione e che ha una credibilità di strada, ricominciando in un posto in cui nessuno lo conosce. Tuttavia, la chiamata e il successivo incontro con Kevin cambiano le carte in tavola: l’uomo sicuro di sé sparisce e torna il ragazzino silenzioso, che non guarda negli occhi le persone, innamorato; riceve finalmente l’affetto di cui aveva bisogno, ma lo spettatore sa che nulla cambierà, poiché non è permesso.
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