Quale futuro attende l’Armenia? Ne parliamo con il giornalista Giacomo Ferrara

Tra riforme, pace e nuove tensioni

Quale futuro attende l’Armenia? Ne parliamo con il giornalista Giacomo Ferrara
Il premier Pashinyan nel 2018 (Foto: Yerevantsi via Wikimedia Commons).

Per comprendere la complessa realtà dell’Armenia abbiamo intervistato Giacomo Ferrara, giornalista specializzato nell’analisi sociopolitica dell’Europa orientale, del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale.

Domenica 7 giugno i cittadini armeni sono stati chiamati alle urne per eleggere la formazione di un nuovo parlamento. Cosa raccontano le ultime tornate elettorali della situazione politica armena? Chi ha vinto e perché?

«I risul­ta­ti del­le recen­ti ele­zio­ni dimo­stra­no quan­to sia divi­sa l’opinione pub­bli­ca arme­na. Il vin­ci­to­re è Con­trat­to Civi­le, ossia il par­ti­to dell’attuale pri­mo mini­stro Nikol Pashi­nyan, sali­to al pote­re nel 2018 dopo la Rivo­lu­zio­ne di Vel­lu­to. Gra­zie al siste­ma elet­to­ra­le vigen­te, gli oltre 700 000 voti otte­nu­ti da Con­trat­to Civi­le, equi­va­len­ti a poco meno del 50% del­le pre­fe­ren­ze, si sono tra­mu­ta­ti in 64 seg­gi su 105 nell’Assemblea nazio­na­le. Seguo­no le liste Arme­nia For­tedell’imprenditore Sam­vel Kara­pe­tyan e Allean­za Arme­nia dell’ex pre­si­den­te Robert Kocha­ryan, che han­no gua­da­gna­to rispet­ti­va­men­te 29 e 12 seg­gi. Il quar­to par­ti­to più vota­to è Arme­nia Pro­spe­ra dell’oligarca Gagik Tsa­ru­kyan, ma il suo 3,9893% infe­rio­re alla soglia di sbar­ra­men­to ha pre­clu­so la pos­si­bi­li­tà di entra­re in parlamento.

La vit­to­ria di Pashi­nyan va attri­bui­ta soprat­tut­to alla sua pro­po­sta poli­ti­ca, evi­den­te­men­te giu­di­ca­ta inno­va­ti­va e cre­di­bi­le. I suoi avver­sa­ri, inve­ce, sem­bra­no anco­ra­ti al pas­sa­to, fer­mi nel­la dife­sa di ciò che era sta­ta l’Armenia pri­ma del 2018. Del resto, Robert Kocha­ryan ha rico­per­to la cari­ca di pre­si­den­te tra il 1998 e il 2008. Sam­vel Kara­pe­tyan, attual­men­te agli arre­sti domi­ci­lia­ri, è inve­ce un impren­di­to­re con cit­ta­di­nan­za rus­sa, la qua­le gli impe­di­sce di diven­ta­re pri­mo mini­stro arme­no. La Costi­tu­zio­ne arme­na, infat­ti, richie­de che i can­di­da­ti abbia­no dete­nu­to esclu­si­va­men­te la cit­ta­di­nan­za arme­na per alme­no quat­tro anni, men­tre il lea­der di Arme­nia For­te detie­ne due passaporti».

In Europa la vittoria di Nikol Pashinyan è stata spesso interpretata come un successo del partito filoccidentale. Si tratta di un’interpretazione parziale? L’Armenia potrebbe aderire all’UE nei prossimi anni?

«È vero: in Occi­den­te le recen­ti con­sul­ta­zio­ni elet­to­ra­li sono sta­te nar­ra­te secon­do le nostre cate­go­rie inter­pre­ta­ti­ve. Sareb­be ridut­ti­vo descri­ve­re Pashi­nyan come un sem­pli­ce lea­der filoeu­ro­peo, seb­be­ne abbia impie­ga­to una reto­ri­ca euro­pei­sta per fini elet­to­ra­li. Infat­ti, il pro­gram­ma di Con­trat­to Civi­le par­la di una poli­ti­ca mul­ti­vet­to­ria­le: ciò impli­ca senz’altro un cam­bia­men­to nei rap­por­ti con Mosca, ma non l’inclusione dell’Armenia nel mon­do euroa­tlan­ti­co di qui a bre­ve. Per entra­re nell’Unione Euro­pea, Yere­van dovreb­be intra­pren­de­re nume­ro­se rifor­me e sot­to­por­re il tema a un refe­ren­dum popo­la­re; cio­no­no­stan­te, que­sti inter­ven­ti potreb­be­ro non esse­re sufficienti.

L’adesione del­la Repub­bli­ca Arme­na – Sta­to sen­za sboc­co sul mare cir­con­da­to da Pae­si non mem­bri dell’UE – sareb­be dif­fi­ci­le sen­za un con­te­stua­le ingres­so del­la vici­na Geor­gia, la qua­le però ha imboc­ca­to una tra­iet­to­ria mol­to diver­sa. Infi­ne, biso­gna tene­re in con­si­de­ra­zio­ne il nodo dell’Unio­ne Eco­no­mi­ca Eura­sia­ti­ca: Yere­van con­ti­nua a far par­te dell’UEE, l’unione eco­no­mi­ca che coin­vol­ge anche Rus­sia, Kaza­ki­stan, Bie­lo­rus­sia e Kirghizistan».

D’altronde, l’avvicinamento a Bruxelles non è sembrato il tema più discusso nel corso della campagna elettorale. Quali sono le questioni maggiormente presenti nel dibattito politico armeno?

«Quel­lo dell’UE ha rap­pre­sen­ta­to un tema secon­da­rio per il vin­ci­to­re, spe­cial­men­te se con­fron­ta­to con il pro­ble­ma dei rap­por­ti con Baku. In par­ti­co­la­re, Pashi­nyan ha evi­den­zia­to la neces­si­tà di rag­giun­ge­re una pace defi­ni­ti­va con l’Azerbaigian, rinun­cian­do alle vel­lei­tà irre­den­ti­ste anco­ra dif­fu­se tra gli arme­ni. Il pri­mo mini­stro pro­muo­ve atti­va­men­te il con­cet­to di Arme­nia rea­le, invi­tan­do i cit­ta­di­ni a dimen­ti­ca­re l’Artsakh, assie­me ad altre regio­ni tal­vol­ta riven­di­ca­te dal nazio­na­li­smo arme­no, per foca­liz­zar­si sol­tan­to sul­lo svi­lup­po del­la nazio­ne esi­sten­te all’interno dei con­fi­ni rico­no­sciu­ti. La spe­ran­za del lea­der è che Tur­chia e Azer­bai­gian, una vol­ta mes­si da par­te gli anti­chi ran­co­ri, ria­pra­no le fron­tie­re e con esse le rot­te com­mer­cia­li ver­so Yerevan.

Un altro tema car­di­ne è costi­tui­to dal­la cor­ru­zio­ne, che nel­la visio­ne di Pashi­nyan afflig­ge­reb­be il siste­ma giu­di­zia­rio e il mon­do degli oli­gar­chi. Per cer­ti aspet­ti, il suo sti­le comu­ni­ca­ti­vo con­ti­nua a richia­ma­re quel­lo di un lea­der anti-esta­blish­ment, nono­stan­te gover­ni il Pae­se dal 2018».

Pashinyan è una figura sempre più controversa. Alcuni osservatori ritengono che la Repubblica Armena stia attraversando un’involuzione autoritaria, parlando apertamente di democratic backsliding. Condividi queste preoccupazioni?

«È un tema estre­ma­men­te complesso.

Dopo il 2018 l’Ar­me­nia ave­va rag­giun­to livel­li di liber­tà mai visti in pas­sa­to. Tut­ta­via, negli ulti­mi tem­pi l’aria sta cam­bian­do. Difat­ti, sul­la base di accu­se anco­ra tut­te da pro­va­re, vie­ne impe­di­to ai prin­ci­pa­li lea­der dell’opposizione di lascia­re il Pae­se. Per­fi­no il catho­li­cos del­la Chie­sa Apo­sto­li­ca Arme­na, tac­cia­to di rus­so­fi­lia da Pashi­nyan, ha subi­to restri­zio­ni ana­lo­ghe. A ciò si aggiun­ge l’arresto, avve­nu­to lo scor­so anno, di alcu­ni blog­ger “col­pe­vo­li” di aver con­dot­to un pod­ca­st anti­go­ver­na­ti­vo. A mio avvi­so, que­sti svi­lup­pi pos­so­no esse­re let­ti come indi­zi di un pro­ces­so di arre­tra­men­to democratico.

Un’ulteriore con­fer­ma in tal sen­so arri­va dal­le ulti­me ele­zio­ni, al ter­mi­ne del­le qua­li la Com­mis­sio­ne Elet­to­ra­le Cen­tra­le ha annul­la­to il voto in tre seg­gi per un ecces­so di irre­go­la­ri­tà. Secon­do i rego­la­men­ti esi­sten­ti, la con­sul­ta­zio­ne avreb­be dovu­to esse­re ripe­tu­ta pro­prio in quei col­le­gi; eppu­re, la Com­mis­sio­ne ha igno­ra­to la nor­ma­ti­va, soste­nen­do che l’esito non avreb­be inci­so sul risul­ta­to nazio­na­le. Si trat­ta di un’interpretazione assai discu­ti­bi­le, per­ché il par­ti­to Arme­nia Pro­spe­ra non è entra­to in par­la­men­to per poche cen­ti­na­ia di voti, dato che la soglia di sbar­ra­men­to pre­vi­sta si asse­sta al 4%. Curio­sa­men­te, il pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne è un ami­co di infan­zia del pri­mo ministro».

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Lorenzo Riva
Stu­den­te di Scien­ze sto­ri­che appas­sio­na­to di geo­po­li­ti­ca e lin­gui­sti­ca. La mia pro­fon­da curio­si­tà mi spin­ge ad appro­fon­di­re temi sco­no­sciu­ti ai più.

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