Mario Roggero è stato condannato in via definitiva dopo aver sparato a tre rapinatori credendo di agire sotto l’egida della legittima difesa: la vicenda ha diviso l’opinione pubblica.
Da giorni il caso di Mario Roggero è argomento caldo del dibattito politico e sociale italiano, grazie al forte riscontro mediatico ottenuto a partire dai video pubblicati sui social proprio dal protagonista di questa vicenda.
I fatti risalgono all’aprile del 2021, quando l’uomo subì una rapina nella sua gioielleria da parte di tre uomini armati di coltello e una pistola giocattolo. Quando i malviventi erano ormai in fuga con la refurtiva, il gioielliere li aveva inseguiti aprendo il fuoco, uccidendone due e ferendo il terzo.
Inizialmente, nel 2023 la Corte d’Assise di Asti lo condannò a 17 anni di reclusione. Due anni dopo, nel 2025, la Corte d’Assise d’Appello di Torino confermò la condanna rimodulando la pena a 14 anni e 9 mesi di reclusione.
Infine, il 15 luglio 2026 la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva Roggero, confermando la decisione della sentenza d’appello. Le motivazioni non sono state ancora depositate, ma dalle sentenze precedenti si evince una condanna per duplice omicidio, tentato omicidio e porto abusivo di armi. Sono però state riconosciute anche le attenuanti generiche e quella relativa allo «stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui».
Viene, dunque, esclusa la scriminante della legittima difesa, cui Roggero ha fatto spesso riferimento nei suoi appelli sui social.
Quando la difesa può dirsi legittima?
Il codice penale prevede diverse situazioni in cui un fatto che costituisce reato può essere considerato lecito. Le norme che permettono questi comportamenti sono dette scriminanti e presentano limiti stringenti.
L’articolo 52 del codice penale disciplina la scriminante della legittima difesa, rendendo non punibile chi agisce per difendere un diritto proprio o altrui in una situazione di pericolo imminente e inevitabile, a patto che la difesa sia sempre proporzionata all’offesa. Gli elementi essenziali per applicare la scriminante sono dunque l’attualità del pericolo — e quindi la necessità di agire — e la proporzionalità della difesa rispetto all’offesa.
Nel 2019 è stata introdotta una «presunzione di proporzionalità» — per cui il rapporto di proporzione tra difesa e offesa si suppone sempre presente. Nei casi in cui si subisce un’aggressione nel proprio domicilio o nella propria attività, si potrebbe pensare perciò che qualsiasi reazione sia lecita, a prescindere dalla proporzionalità. Tuttavia, la Cassazione ha più volte ribadito la necessità di accertare in concreto l’attualità della minaccia, le alternative alla reazione violenta e i mezzi utilizzati. Si cerca infatti di limitare il più possibile il ricorso all’autodifesa.
Perché in questo caso non si può applicare l’articolo 52?
Secondo le motivazioni della sentenza d’appello si è esclusa la scriminante a causa dell’assenza del presupposto di attualità del pericolo e della necessità di agire. La risposta del gioielliere, infatti, è avvenuta fuori dal suo negozio e quando ormai la rapina era già finita.
La risposta della politica
La vicenda ha riscosso molto seguito, tanto che in molti si sono esposti perorando la causa di Roggero, perfino tra i vertici della politica. I partiti del centrodestra hanno avviato il procedimento per ottenere la grazia — anche se quest’ultimo è un provvedimento adottato discrezionalmente dal Presidente della Repubblica.
Inoltre Claudio Borghi, senatore della Lega, ha depositato un disegno di legge per allargare le maglie della legittima difesa. Lo scopo è quello di escludere la punibilità — nelle circostanze dettate dalla riforma del 2019 — di qualsiasi reazione, a prescindere dalla persistenza del pericolo, dai mezzi usati e dalla proporzione. Se questo provvedimento fosse approvato, incorrerebbe molto probabilmente in un giudizio di costituzionalità, poiché non considera i principi fondanti la legittima difesa.
Con questa decisione, la Corte di Cassazione ha confermato quanto previsto dalla legge, ricordandoci che in uno stato di diritto la giustizia non sempre coincide con l’idea che ne ha un singolo cittadino.
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