Ripercorriamo il caso del capo del partito conservatore cristiano, recentemente coinvolto in un’accusa per truffa aggravata ai danni di privati.
A seguito di indagini preliminari su presunte truffa ed evasione fiscale, il 54enne Mario Adinolfi, leader del partito Il Popolo della Famiglia, è stato arrestato e si trova ora agli arresti domiciliari.
Adinolfi, secondo quanto riportato dal Post, avrebbe truffato a partire dal 2005 moltissimi risparmiatori che, entrando nel suo sistema di scommesse collettive, depositavano una quota iniziale su uno dei suoi conti, in completa assenza di accordi scritti o contratti, senza poi ricevere nulla in ritorno. Il valore della truffa ammonterebbe a quasi 5 milioni di euro, oltre alla presenza di una presunta evasione fiscale da 400 mila euro.
L’indagato, di fronte al gip di Roma, deve rispondere delle accuse di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi in relazione al circuito della “scommessa collettiva”. Gli avvocati di Adinolfi si dichiarano soddisfatti, sicuri che il loro assistito abbia risposto serenamente a tutti i capi di imputazione.
Adinolfi giocatore
Il giornalista leader e fondatore del Popolo della Famiglia, partito di posizioni fortemente conservatrici, non sarebbe per nulla estraneo al mondo del gioco d’azzardo. Sarebbe stata proprio la sua fama di giocatore di poker esperto a convincere decine di privati a versare delle quote per il suo servizio di scommesse.
Tuttavia, nonostante la sua esperienza, Adinolfi non possedeva alcuna abilitazione legale atta a permettergli di svolgere in sicurezza questo tipo di attività. Inoltre, sembrerebbe che solamente una piccolissima parte del denaro investito dai privati sia effettivamente stato utilizzato per le scommesse; il restante sarebbe stato speso in lingotti, orologi e monete.
I precedenti
Non sarebbe la prima controversia di cui Adinolfi si è reso protagonista, anche se certamente la più grave. Durante l’ultimo gay pride nella capitale, si è presentato, accompagnato da Francesca Pascale, con una bandiera di Israele, venendo poi contestato dai manifestanti e scortato fuori dalla manifestazione. Ma non solo, proprio in merito alla vicenda scommesse, Adinolfi era stato incalzato dalla iena Filippo Roma, alle cui domande avrebbe risposto violentemente, tirandogli i capelli.
Il comunicato
Adinolfi, all’indomani del suo arresto, ha inoltrato ai suoi avvocati una lunga nota, dove si dichiara innocente e vittima a sua volta di una truffa.
«Ringrazio davvero gli amici e anche alcuni avversari che mi hanno fatto arrivare in queste ore messaggi di sostegno e solidarietà – ha annunciato l’ex deputato –. Vivo con la serenità che mi giunge dalla fede una vicenda surreale in cui è evidente l’ingiustizia grave patita da me e dalla mia famiglia. Ma, Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia».
Immagine di copertina: Ansa
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