Uno dei paesi che ha ospitato i Mondiali vive una delle crisi più drammatiche degli ultimi decenni. Le persone scomparse in Messico sono arrivate a superare le 130.000 e il governo non sembra rispondere nel modo corretto.
L’evento sportivo più seguito del mondo è ormai terminato. Ferran Torres ha consegnato la Coppa del mondo alla Spagna nella finale contro l’Argentina. Mentre i mondiali sono stati fonte di celebrazione e festa per migliaia di persone, per alcuni sono state il mezzo per portare all’attenzione dell’opinione pubblica un problema che tormenta il Messico da decenni: i desaparecidos. Dall’inizio della guerra alla droga lanciata dal Presidente Felipe Calderón, sono scomparse 130.000 persone.
I responsabili delle sparizioni sono le organizzazioni criminali che, cercando di estendere il proprio potere, reclutano persone con la forza e uccidono chi resiste. Spesso si assiste anche alla complicità delle autorità statali che non permettono il giusto corso della giustizia. Si sono sollevate numerose proteste e mobilitazioni da parte della società civile per richiamare l’attenzione del governo. I parenti delle persone scomparse hanno formato organizzazioni e collettivi volti a eseguire ricerche autonome. Le loro attività hanno portato a rinvenire fosse comuni clandestine e centinaia di resti umani in diverse parti del Messico.
Le misure intraprese dal governo
Una parte della responsabilità per la perpetuazione di questo fenomeno viene attribuita al governo e alle forze armate a causa della loro acquiescenza in termini di misure repressive. A inizio mandato, la Presidente Claudia Sheinbaum aveva chiamato le sparizioni forzate una «priorità nazionale», ma le misure intraprese non sembrano essere efficaci. Il congresso, nel mese di giugno, ha tentato di contrastare la situazione implementando alcuni emendamenti alla legge generale, che disciplina la sparizione forzata delle persone, la sparizione perpetrata da individui e il sistema nazionale di ricerca.
Il problema è che queste politiche non intaccano l’impunità e il sistema di repressione delle sparizioni forzate, ma rafforzano il sistema di analisi dei dati riguardanti le vittime delle sparizioni. In più, i collettivi di ricerca ritengono che le riforme intraprese dal governo Sheinbaum siano insufficienti a migliorare la capacità dello Stato di trovare le persone scomparse, richiedendo invece un’audizione parlamentare per discutere il problema e le misure da intraprendere.
La richiesta del Comitato Onu delle Sparizioni Forzate
Il Comitato delle Nazioni Unite per le sparizioni forzate, a inizio aprile 2026, ha richiesto che il Segretariato Generale riferisse la situazione vissuta in Messico all’Assemblea Generale con l’obiettivo di adottare misure in supporto allo Stato per prevenire, investigare, punire ed eradicare il crimine. Il comitato ha inoltre attivato la procedura di infrazione dell’articolo 34 della Convenzione Internazionale per la Protezione di tutte le Persone dalle Sparizioni Forzate, volta a determinare la natura delle sparizioni. Il comitato ha stabilito che le sparizioni forzate in Messico sono considerabili un crimine contro l’umanità. Il comitato ha infine evidenziato che, in alcuni casi, le sparizioni sono avvenute con il supporto di pubblici ufficiali e l’inazione del governo.
La risposta della presidente Sheinbaum
La presidente ha risposto al comitato, affermando che le sparizioni forzate riguardano il passato, soprattutto nel contesto della guerra alla droga di Calderón. In una conferenza stampa del 4 aprile, la Sheinbaum ha respinto il rapporto con le seguenti parole:
Questo non ha nulla a che vedere con il lavoro che svolgiamo con i collettivi di ricerca, con la solidarietà che abbiamo con i genitori, con i parenti che purtroppo hanno una persona scomparsa; con il lavoro di allerta che stiamo svolgendo, con il lavoro che stiamo svolgendo per sradicare questo terribile crimine di sparizione nel nostro Paese, legato principalmente alla criminalità organizzata.
Tutto questo non viene preso in considerazione. Il senato, inoltre, ha preso in considerazione l’imposizione di sanzioni al presidente del Comitato. Tuttavia, questa manovra è inappropriata in quanto il governo messicano ha conferito potere al Comitato ratificando la Convenzione nel 2007. Nel frattempo, per le famiglie delle oltre 130.000 persone scomparse, la ricerca di verità e giustizia è ancora lunga.
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