La cooling poverty: un nuovo criterio di disuguaglianza sociale

Il raffrescamento nelle abitazioni non é più un semplice lusso, ma una vera necessità

La cooling poverty: un nuovo criterio di disuguaglianza sociale

Tra estati sempre più torride e disparità economiche, sono ancora tanti gli italiani che non possono permettersi sistemi per rinfrescare le abitazioni private, con conseguenti danni alla salute psicofisica; il passaggio da lusso a necessità mette a fuoco un nuovo elemento di distanza tra classi sociali.

Nel­le ulti­me esta­ti, come in quel­la in cor­so, tem­pe­ra­tu­re ben al di sopra del­le medie sto­ri­che stan­no inte­res­san­do ormai tut­ta l’Eu­ro­pa, con nume­ro­se onda­te di cal­do afo­so. Tra l’a­sfal­to sem­pre più in aumen­to nel­le cit­tà e la con­se­guen­te scar­si­tà di aree ver­di e albe­ri, tro­va­re sol­lie­vo fuo­ri casa è per mol­ti un’im­pre­sa. Per que­sto moti­vo è pro­prio tra le mura dome­sti­che che si cer­ca refri­ge­rio attra­ver­so l’u­ti­liz­zo di stru­men­ti come con­di­zio­na­to­ri, deu­mi­di­fi­ca­to­ri o altri siste­mi di raf­fre­sca­men­to, con diver­se pos­si­bi­li­tà di scel­ta in base alle esi­gen­ze per­so­na­li, ai costi di instal­la­zio­ne e ai consumi.

Negli edi­fi­ci di costru­zio­ne più recen­te, inol­tre, sono già inte­gra­ti siste­mi inno­va­ti­vi di raf­fre­sca­men­to e ven­ti­la­zio­ne, oltre a mate­ria­li che garan­ti­sco­no un miglio­re iso­la­men­to termico.

Non tut­ti, però, rie­sco­no a usu­frui­re di que­sti siste­mi. Tra chi vive in edi­fi­ci più data­ti, pri­vi di tec­no­lo­gie ade­gua­te, e chi non può per­met­ter­si eco­no­mi­ca­men­te l’in­stal­la­zio­ne di un con­di­zio­na­to­re, secon­do un’inda­gi­ne ISTAT nel 2024 cir­ca il 44% del­le fami­glie ita­lia­ne non dispo­ne­va di alcu­no stru­men­to uti­le per affron­ta­re le onda­te di cal­do estremo.

L’emergenza della cooling poverty

Si è quin­di conia­ta un’espressione per iden­ti­fi­ca­re una nuo­va tipo­lo­gia di diva­rio socia­le emer­gen­te, ovve­ro coo­ling pover­ty — let­te­ral­men­te “pover­tà di raffrescamento”.

Die­tro que­sta defi­ni­zio­ne vi è l’i­dea che dispor­re di stru­men­ti per raf­fre­sca­re gli ambien­ti inter­ni non rap­pre­sen­ti più un sem­pli­ce com­fort o un lus­so, ma una neces­si­tà capa­ce di inci­de­re con­cre­ta­men­te sul­la qua­li­tà del­la vita, soprat­tut­to per le per­so­ne più fra­gi­li, come anzia­ni e mala­ti cronici.

Si con­fi­gu­ra quin­di un nuo­vo cri­te­rio di disu­gua­glian­za socia­le: chi può per­met­ter­si un ade­gua­to raf­fre­sca­men­to vive in con­di­zio­ni net­ta­men­te miglio­ri rispet­to a chi ne è pri­vo. Nel­le cit­tà inte­res­sa­te dai bol­li­ni ros­si, infat­ti, gli appar­ta­men­ti sprov­vi­sti di impian­ti diven­ta­no spes­so invi­vi­bi­li non solo duran­te il gior­no, ma anche nel­le ore not­tur­ne, com­pro­met­ten­do per­si­no il riposo.

Gli effetti sulla salute

Con l’ag­gra­var­si degli effet­ti del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, il cal­do diven­ta un vero e pro­prio fat­to­re di rischio per la salute.

Tra le prin­ci­pa­li con­se­guen­ze fisi­che vi sono col­pi di calo­re dovu­ti all’in­ca­pa­ci­tà del­l’or­ga­ni­smo di rego­la­re la tem­pe­ra­tu­ra cor­po­rea, cram­pi, disi­dra­ta­zio­ne — che può ave­re con­se­guen­ze par­ti­co­lar­men­te gra­vi nei sog­get­ti più fra­gi­li — ede­ma, ossia riten­zio­ne di liqui­di negli arti infe­rio­ri, e alte­ra­zio­ni del­la pres­sio­ne arte­rio­sa, spes­so carat­te­riz­za­te da bru­schi cali.

La salu­te fisi­ca non è però la sola a subi­re dan­ni: anche la salu­te psi­co­lo­gi­ca è infat­ti com­pro­mes­sa. Oltre alla scar­sa qua­li­tà del ripo­so not­tur­no, inci­do­no anche un bru­sco aumen­to dei livel­li di cor­ti­so­lo con una con­se­guen­te disre­go­la­zio­ne dell’umore; è note­vo­le poi l’affaticamento cogni­ti­vo con con­se­guen­ze sul­la con­cen­tra­zio­ne e sul­la per­for­man­ce. Si è inol­tre riscon­tra­to un peg­gio­ra­men­to in alcu­ni pazien­ti dei sin­to­mi asso­cia­ti a pato­lo­gie pre­e­si­sten­ti, qua­li ansia e depressione.

Le possibili soluzioni

Risul­ta quin­di chia­ra la neces­si­tà di mobi­li­tar­si per col­ma­re o ridur­re gli effet­ti di que­sta nuo­va divi­sio­ne sociale.

Una del­le misu­re oggi più dif­fu­se con­si­ste nel­la rea­liz­za­zio­ne dei cosid­det­ti rifu­gi cli­ma­ti­ci, ossia spa­zi pub­bli­ci cli­ma­tiz­za­ti — biblio­te­che, sale stu­dio o cen­tri civi­ci — acces­si­bi­li gra­tui­ta­men­te duran­te le gior­na­te più calde.

Anche asso­cia­zio­ni come Legam­bien­te stan­no lavo­ran­do per map­pa­re que­sti spa­zi e e defi­ni­re per ogni cit­tà da bol­li­no ros­so la quan­ti­tà di spa­zi ver­di e blu (det­ti anche spa­zi acqua­ti­ci), soste­nen­do pro­get­ti per miglio­ra­re la vita in cit­tà nei mesi più torridi.

Nel lun­go perio­do, gli obiet­ti­vi riguar­da­no la riqua­li­fi­ca­zio­ne ener­ge­ti­ca degli edi­fi­ci tra­mi­te cap­pot­ti e siste­mi di raf­fre­sca­men­to inte­gra­ti, oltre a una nuo­va poli­ti­ca orien­ta­ta alla mag­gio­re pre­sen­za di aree ver­di nel­le città.

Tut­te que­ste misu­re richie­do­no un impor­tan­te inve­sti­men­to eco­no­mi­co e poli­ti­co, ma soprat­tut­to una cre­scen­te con­sa­pe­vo­lez­za di un pro­ble­ma desti­na­to a diven­ta­re sem­pre più cen­tra­le negli anni a venire.

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Ester Campana

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