Legge elettorale, nuove regole per il voto e vecchi dubbi

La nuova legge elettorale approvata dalla Camera con premio di governabilità e liste bloccate passa ora al Senato

La Camera approva il proporzionale con premio di governabilità e liste bloccate. Tra voto ai fuorisede, indicazione del candidato premier e rilievi costituzionali, la riforma passa ora al Senato. 

Come la tela di Pene­lo­pe, nel nostro Pae­se la leg­ge elet­to­ra­le vie­ne cicli­ca­men­te fat­ta e disfat­ta dal­la poli­ti­ca o, sareb­be meglio dire, dal gover­no di tur­no, che sen­te l’immotivata neces­si­tà di cam­bia­re le rego­le del voto. Que­sta vol­ta è il gover­no di Gior­gia Melo­ni a voler cam­bia­re le rego­le del gio­co.  

Dopo la fine del­la cosid­det­ta Pri­ma Repub­bli­ca con Tan­gen­to­po­li, nel 1993 si ten­ne un refe­ren­dum che, con l’82% di voti favo­re­vo­li e il 77% di affluen­za, aprì la stra­da al supe­ra­men­to del siste­ma pro­por­zio­na­le e all’introduzione di una com­po­nen­te mag­gio­ri­ta­ria. Ven­ne quin­di appro­va­to il Mat­ta­rel­lum, che pre­ve­de­va un siste­ma misto mag­gio­ri­ta­rio-pro­por­zio­na­le. Nel 2005 fu la vol­ta del Por­cel­lum, con cui si votò nel 2006, 2008 e 2013 e di cui la Cor­te costi­tu­zio­na­le cen­su­rò alcu­ne dispo­si­zio­ni, tra cui il pre­mio di mag­gio­ran­za; nel 2015 arri­vò l’Ita­li­cum, mai uti­liz­za­to e anch’esso par­zial­men­te dichia­ra­to inco­sti­tu­zio­na­le. Si giun­se infi­ne all’attuale Rosa­tel­lum, che ha disci­pli­na­to le ele­zio­ni del 2018 e del 2022. 

La pro­po­sta di leg­ge elet­to­ra­le inve­ce avan­za­ta dal­la mag­gio­ran­za di gover­no trai­na­ta da Gior­gia Melo­ni è sta­ta ribat­tez­za­ta Sta­bi­li­cum, per la sua pre­sun­ta capa­ci­tà di age­vo­la­re la sta­bi­li­tà del­le mag­gio­ran­ze par­la­men­ta­ri. Le carat­te­ri­sti­che salien­ti di que­sta nuo­va leg­ge sono sta­te in real­tà modi­fi­ca­te con un tor­men­ta­to iter legi­sla­ti­vo. Il testo pre­ve­de un siste­ma pro­por­zio­na­le con liste bloc­ca­te, che non con­sen­te quin­di agli elet­to­ri di espri­me­re pre­fe­ren­ze. Per ridur­re il rischio di ingo­ver­na­bi­li­tà, è sta­to intro­dot­to un pre­mio di mag­gio­ran­za di 70 seg­gi alla Came­ra e 35 al Sena­to, desti­na­to alla lista o alla coa­li­zio­ne più vota­ta e che rag­giun­ga alme­no il 42% dei con­sen­si in entram­bi i rami del Par­la­men­to. Par­te­ci­pe­ran­no alla distri­bu­zio­ne dei seg­gi le liste che supe­re­ran­no la soglia del 3% e le coa­li­zio­ni che otter­ran­no alme­no il 10%.  

Premier, preferenze e dubbi costituzionali 

Gra­zie al pre­mio, la lista o coa­li­zio­ne che supe­ras­se il 42% dei con­sen­si potreb­be otte­ne­re una mag­gio­ran­za com­pre­sa tra il 55% e il 57% dei seg­gi par­la­men­ta­ri. Ma la rifor­ma non inter­vie­ne sol­tan­to sui mec­ca­ni­smi di attri­bu­zio­ne dei seg­gi: dopo anni di bat­ta­glie, intro­du­ce final­men­te anche la pos­si­bi­li­tà di voto per i fuo­ri­se­de, per­met­ten­do a chi stu­dia o lavo­ra lon­ta­no dal­la pro­pria resi­den­za di eser­ci­ta­re pie­na­men­te il pro­prio dirit­to sen­za esse­re costret­to a tor­na­re nel comu­ne di ori­gi­ne. 

Un aspet­to che susci­ta qual­che pro­ble­ma poli­ti­co e giu­ri­di­co è però l’obbligo pre­vi­sto per liste e coa­li­zio­ni di indi­ca­re in anti­ci­po il nome del pro­prio can­di­da­to alla Pre­si­den­za del Con­si­glio. Nono­stan­te la nomi­na del Pre­si­den­te del Con­si­glio spet­ti al Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca ai sen­si dell’art.92 del­la Costi­tu­zio­ne, quest’obbligo sem­bra cuci­to su misu­ra per reca­re qual­che fasti­dio allo schie­ra­men­to di cen­tro-sini­stra anco­ra oggi in alto mare nel­la scel­ta di una can­di­da­tu­ra con­di­vi­sa. Nono­stan­te ciò, il nome del can­di­da­to non com­pa­ri­rà sul­la sche­da elet­to­ra­le. 

Peral­tro, lo stes­so pre­mio di gover­na­bi­li­tà, così come le liste bloc­ca­te e l’indicazione pre­ven­ti­va del pre­mier, è sta­to dura­men­te cri­ti­ca­to da 126 costi­tu­zio­na­li­sti che han­no fir­ma­to un appel­lo, pre­oc­cu­pa­ti che l’approvazione del­la leg­ge elet­to­ra­le com­por­ti una lesio­ne dei valo­ri costi­tu­zio­na­li ed un ulte­rio­re allon­ta­na­men­to tra cit­ta­di­ni ed isti­tu­zio­ni.  

La boc­cia­tu­ra per un solo voto dell’emendamento che avreb­be con­sen­ti­to di espri­me­re fino a tre pre­fe­ren­ze ha susci­ta­to cla­mo­re e aper­to nuo­ve cre­pe nel­la mag­gio­ran­za. È così par­ti­ta la cac­cia ai fran­chi tira­to­ri. Al Sena­to, dove il voto fina­le dovreb­be svol­ger­si a scru­ti­nio pale­se, il cen­tro­de­stra sarà chia­ma­to a dimo­stra­re la pro­pria com­pat­tez­za. Si con­fer­ma così il vez­zo tut­to ita­lia­no di cam­bia­re le rego­le del gio­co ad ogni piè sospin­to.  

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Edoardo Ansarin

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