Nolan riscrive l’Odissea, un grande film che rinuncia all’Ulisse di Omero

Tra mito e reinterpretazione, il viaggio di Ulisse diventa un racconto moderno di guerra e memoria

Nolan riscrive l’Odissea, un grande film che rinuncia all’Ulisse di Omero

Nolan trasforma il poema epico in un racconto sul trauma e sul senso di colpa. Una scelta coerente con la sua poetica, ma che modifica profondamente l’eroe omerico.

L’arrivo dell’Odis­sea di Chri­sto­pher Nolan ha acce­so vari dibat­ti­ti anco­ra pri­ma dell’uscita del film. Da una par­te chi spe­ra­va nel­la tra­spo­si­zio­ne defi­ni­ti­va del poe­ma ome­ri­co, dall’altra chi vede­va nel­la rilet­tu­ra del regi­sta l’occasione per rein­ter­pre­ta­re uno dei rac­con­ti fon­da­ti­vi del­la cul­tu­ra occi­den­ta­le. La veri­tà, come spes­so acca­de, sta nel mezzo.

È impos­si­bi­le con­den­sa­re un poe­ma di oltre dodi­ci­mi­la ver­si in tre ore di cine­ma sen­za ope­ra­re una sele­zio­ne. Alcu­ni epi­so­di devo­no esse­re eli­mi­na­ti, altri ridot­ti, altri anco­ra tra­sfor­ma­ti. Que­sto non rap­pre­sen­ta neces­sa­ria­men­te un difet­to: ogni adat­ta­men­to è, pri­ma di tut­to, un’interpretazione.

Da que­sto pun­to di vista Nolan rea­liz­za un’opera dall’enorme valo­re cine­ma­to­gra­fi­co. La regia è rigo­ro­sa, la foto­gra­fia resti­tui­sce un Medi­ter­ra­neo tan­to epi­co quan­to osti­le, la colon­na sono­ra accom­pa­gna come sem­pre sen­za inva­de­re e il cast, nono­stan­te le cri­ti­che rivol­te alle scel­te di rap­pre­sen­ta­zio­ne del mito, sostie­ne con con­vin­zio­ne un rac­con­to ambi­zio­so. Tec­ni­ca­men­te è dif­fi­ci­le indi­vi­dua­re pun­ti deboli.

Un’estetica tra mito e spettacolo

Pur man­te­nen­do una straor­di­na­ria cura nel­la costru­zio­ne visi­va, il film pre­sen­ta alcu­ne scel­te sti­li­sti­che che allon­ta­na­no l’immaginario ome­ri­co dal­la rico­stru­zio­ne sto­ri­ca dell’Età del Bron­zo. Costu­mi, arma­tu­re e ogget­ti di sce­na sem­bra­no pri­vi­le­gia­re spes­so la dimen­sio­ne spet­ta­co­la­re rispet­to alla fedel­tà archeo­lo­gi­ca, crean­do un uni­ver­so più vici­no all’epica cine­ma­to­gra­fi­ca con­tem­po­ra­nea che alla Gre­cia mice­nea. Dal cele­bre caval­lo di legno di Tro­ia ad alcu­ni ele­men­ti sce­no­gra­fi­ci, sono diver­si i det­ta­gli del­la rico­stru­zio­ne visi­va che assu­mo­no una dimen­sio­ne qua­si monu­men­ta­le, con­tri­buen­do a costrui­re un imma­gi­na­rio più gran­dio­so e sim­bo­li­co. La figu­ra di Aga­men­no­ne rap­pre­sen­ta for­se l’esempio più evi­den­te di que­sta scel­ta: il suo aspet­to e la sua pre­sen­za sce­ni­ca sem­bra­no pen­sa­ti per resti­tui­re la poten­za del sovra­no guer­rie­ro più che una rico­stru­zio­ne pre­ci­sa del perio­do sto­ri­co in cui il poe­ma è ambientato.

Que­ste liber­tà non com­pro­met­to­no il valo­re visi­vo dell’opera, ma mostra­no chia­ra­men­te l’intenzione di Nolan di non ricrea­re un pas­sa­to filo­lo­gi­ca­men­te accu­ra­to, ben­sì costrui­re un mon­do miti­co capa­ce di par­la­re allo spet­ta­to­re contemporaneo.

Un’Odissea da vivere più che da osservare

Uno degli aspet­ti più inte­res­san­ti del­la rilet­tu­ra di Nolan riguar­da il rap­por­to tra spet­ta­to­re e mito. Il regi­sta non sem­bra inte­res­sa­to sol­tan­to a rap­pre­sen­ta­re il viag­gio di Ulis­se, ma a ricrear­ne la dimen­sio­ne emo­ti­va e psi­co­lo­gi­ca. Lo spet­ta­to­re vie­ne coin­vol­to in un per­cor­so domi­na­to dall’incertezza, dal­la pau­ra e dal peso del­le con­se­guen­ze del­la guer­ra, più che dal­la sem­pli­ce cele­bra­zio­ne dell’eroe.

Que­sta scel­ta modi­fi­ca pro­fon­da­men­te anche la figu­ra del pro­ta­go­ni­sta. L’Ulisse di Nolan si allon­ta­na dall’eroe ome­ri­co dell’astuzia e dell’inganno per diven­ta­re un uomo segna­to dal pro­prio pas­sa­to, costret­to a con­fron­tar­si con la memo­ria del­le pro­prie azio­ni e con il desi­de­rio di tor­na­re a Itaca.

Un Ulisse più umano e meno epico

La tra­sfor­ma­zio­ne più evi­den­te riguar­da pro­prio il pro­ta­go­ni­sta. L’Ulisse di Ome­ro è l’eroe dell’astuzia, colui che supe­ra gli osta­co­li attra­ver­so l’intelligenza pri­ma anco­ra che attra­ver­so la for­za. La sua iden­ti­tà nasce dal­la capa­ci­tà di ela­bo­ra­re stra­te­gie, mani­po­la­re le situa­zio­ni e tro­va­re solu­zio­ni là dove gli altri vedo­no sol­tan­to un limite.

Nel­la rilet­tu­ra di Nolan que­sta dimen­sio­ne pas­sa in secon­do pia­no. Il regi­sta sce­glie di con­cen­trar­si meno sull’uomo capa­ce di ingan­na­re il desti­no e più sull’uomo costret­to a fare i con­ti con ciò che ha vis­su­to. Ne emer­ge un pro­ta­go­ni­sta più fra­gi­le e con­tem­po­ra­neo, meno vici­no all’eroe epi­co e più affi­ne alle figu­re segna­te dal con­flit­to che popo­la­no il cine­ma moder­no. Que­sta scel­ta non eli­mi­na il lega­me con il per­so­nag­gio ome­ri­co, ma ne modi­fi­ca pro­fon­da­men­te il cen­tro. L’Odisseo di Nolan non è defi­ni­to sol­tan­to dal­le pro­ve che affron­ta, ma dal­le con­se­guen­ze che quel­le pro­ve lascia­no su di lui.

Un classico riscritto per il presente

Più che una ver­sio­ne hol­ly­woo­dia­na dell’eroe ome­ri­co, quel­lo di Nolan è una rilet­tu­ra moder­na del per­so­nag­gio. Il viag­gio nar­ra­to dal regi­sta non è sol­tan­to un per­cor­so attra­ver­so mostri, guer­re e pro­ve da supe­ra­re, ma soprat­tut­to un con­fron­to con la memo­ria, il trau­ma e la dif­fi­col­tà di ritro­va­re sé stes­si dopo l’esperienza del conflitto.

La spet­ta­co­la­riz­za­zio­ne non rap­pre­sen­ta quin­di un sem­pli­ce ele­men­to este­ti­co, ma il modo attra­ver­so cui Nolan rein­ter­pre­ta il mito. Come acca­de spes­so nel suo cine­ma, anche gli aspet­ti più con­cre­ti ven­go­no tra­sfor­ma­ti in imma­gi­ni dal for­te valo­re sim­bo­li­co: l’epica anti­ca vie­ne fil­tra­ta attra­ver­so il lin­guag­gio del gran­de cine­ma con­tem­po­ra­neo.

Alla fine, il film non pre­ten­de di sosti­tui­re l’Ulisse di Ome­ro, ma di pro­por­ne una nuo­va ver­sio­ne. Una scel­ta che può divi­de­re chi cer­ca­va una tra­spo­si­zio­ne fede­le del poe­ma, ma che mostra con chia­rez­za l’intenzione del regi­sta di uti­liz­za­re un rac­con­to mil­le­na­rio per par­la­re del­le fra­gi­li­tà dell’uomo moder­no.

Con­di­vi­di:
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.