Perché ci convinciamo di sapere già come andrà

Cosa ci insegna il saggio di Lorenzo Gagliardi su come pensiamo

I bias cognitivi ci fanno scambiare piccoli dettagli per conferme di ciò che già pensiamo e sono lo stesso meccanismo che social e pubblicità imparano a sfruttare.

 

Tra non mol­to hai un esa­me impor­tan­te. Ti sei pre­pa­ra­to per tem­po, ma un filo d’an­sia resta: in fon­do non sai mai come si com­por­te­rà il pro­fes­so­re. Nei gior­ni pri­ma ti con­vin­ci di non esse­re pron­to come i tuoi com­pa­gni. Arri­vi sul­la sedia già sapen­do che ti agi­te­rai e ince­spi­che­rai. Ti sie­di e suc­ce­de dav­ve­ro: non ricor­di bene la pri­ma rispo­sta e da lì la situa­zio­ne peg­gio­ra. Come mai? È solo ansia?

Il bias di con­fer­ma è la ten­den­za a cer­ca­re, nota­re e ricor­da­re solo ciò che con­fer­ma quel­lo che già pen­sia­mo. Fin qui, nien­te di sor­pren­den­te. Il pun­to è che pre­mia la coe­ren­za tra quel­lo che pen­sia­mo e quel­lo che vedia­mo. Se hai già inte­rio­riz­za­to l’i­dea di non esse­re abba­stan­za, il tuo cer­vel­lo lavo­re­rà sodo per con­fer­ma­re pro­prio quel­lo. Basta una rispo­sta incer­ta duran­te l’e­sa­me e il cer­vel­lo la archi­via come prova.

Perché il cervello cerca scorciatoie?

Vive­re è dispen­dio­so: si usa­no mol­tis­si­me risor­se cogni­ti­ve, che sono una fon­te limi­ta­ta. Il cer­vel­lo cer­ca natu­ral­men­te del­le scor­cia­to­ie per ragio­na­re meno. È un po’ come se fos­si­mo dei robot che voglio­no otti­miz­za­re i pro­ces­si deci­sio­na­li. Nel libro Erro­ri uma­ni, Loren­zo Gagliar­di ci offre una pano­ra­mi­ca del­le prin­ci­pa­li scor­cia­to­ie che pren­de il nostro cer­vel­lo. Diven­tar­ne con­sa­pe­vo­li, dopo­tut­to, ci ren­de anche meno manipolabili.

C’è chi la mat­ti­na del­l’e­sa­me indos­sa la magliet­ta bian­ca, con­vin­to che lo fac­cia sem­bra­re più pre­pa­ra­to. È l’eu­ri­sti­ca del­la rap­pre­sen­ta­ti­vi­tà: non giu­di­chia­mo in base ai dati rea­li, ma in base a quan­to una cosa somi­glia al pro­to­ti­po che abbia­mo in testa. Lo stu­den­te serio, che pren­de 30 e lode sen­za far­si mai inter­rom­pe­re, lo imma­gi­nia­mo vesti­to così.

Perché evitiamo le informazioni che non vogliamo vedere?

Le scor­cia­to­ie riguar­da­no anche quel­lo che sce­glia­mo di non vede­re. Ad esem­pio, la tua ami­ca pas­sa in cit­tà solo per due gior­ni e ti chie­de un ape­ri­ti­vo. Accet­ti, anche se non navi­ghi nel­l’o­ro, per­ché dire di no ti fareb­be sem­bra­re una brut­ta per­so­na. Nei gior­ni dopo, però, deci­di di non apri­re l’app del­la ban­ca. Fin­ché non lo guar­di è come se non aves­si mai spe­so i sol­di. Si chia­ma effet­to struz­zo: evi­ta­re un’in­for­ma­zio­ne per­ché il solo veder­la fa male, anche se il pro­ble­ma non spa­ri­sce. Lo stes­so mec­ca­ni­smo ci tie­ne incol­la­ti a con­te­nu­ti che non ci con­trad­di­co­no mai.

Anche l’algoritmo ci nasconde qualcosa

Que­sto effet­to avvie­ne anche sui social. L’al­go­rit­mo pro­po­ne con­te­nu­ti in linea con ciò che pen­sia­mo già, alter­nan­do quel­li che ci fan­no arrab­bia­re, quel­li che ci con­so­la­no, quel­li che ci pon­go­no un dub­bio inno­cuo. Nul­la che fac­cia dav­ve­ro oscil­la­re la nostra per­so­na­li­tà: solo cose che ci ten­go­no anco­ra più fer­mi dove era­va­mo già. Sem­bra com­plot­ti­sta, ma cono­sce­re que­sti mec­ca­ni­smi aiu­ta a vede­re che l’al­go­rit­mo non è mai neu­tro. Non sce­glia­mo cosa vede­re: rega­lia­mo ogni gior­no i nostri dati a stru­men­ti che si man­gia­no chi sia­mo per rein­se­rir­ci nel­la nostra bolla.

Conoscere gli errori serve?

Par­lia­mo di mec­ca­ni­smi che ven­go­no sfrut­ta­ti da social, mar­ke­ting e pub­bli­ci­tà. Riguar­da­no anche il modo in cui giu­di­chia­mo gli altri, e venia­mo giu­di­ca­ti. Cono­scer­li pro­teg­ge da idee sem­pli­ci­sti­che e ste­reo­ti­pi. Pro­teg­ge anche il nostro valo­re, quan­do il con­fron­to costan­te minac­cia di logo­rar­lo. Resta­re uma­ni signi­fi­ca resta­re pie­ni di erro­ri e cono­scer­li è l’u­ni­co modo per non far­li sfrut­ta­re dagli altri. Erro­ri uma­ni di Loren­zo Gagliar­di è un buon pun­to da cui iniziare.

 

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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