Ogni due mesi, il giorno 27, torna The Sofa Chronicles: la rubrica in cui recensiamo le serie TV più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.
Spider-Noir, Stagione 1, Prime Video (Oren Uziel) – recensione di Giuseppe Ciliberti

Anni Trenta, New York. Ben Reilly è investigatore di un’agenzia privata in crisi. Cinque anni prima combatteva il crimine come Il Ragno (The Spider), ma dopo la morte della moglie si è ritirato dalla vita di supereroe. Reilly ora si trova a indagare su nuovi casi in cui sono coinvolte altre persone con i superpoteri, che lo faranno tornare in campo con la maschera del Ragno.
Spin off dei film dell’uomo ragno su Miles Morales, la serie prodotta da Prime Video decide audacemente di discostarsene. Oltre a una retcon sulle origini di questa versione di Spider-Man (nella serie non viene morso da un ragno radioattivo come si diceva nel film), il multiverso è alluso giusto in apertura del primo episodio, rendendo il prodotto fruibile in autonomia più come indagine noir che come storia di supereroi.
Ma Spider-Noir non si limita a fare il contrario di ciò che Marvel e Sony hanno sbagliato negli ultimi anni. La serie è pensata per poter essere fruita sia a colori sia in bianco e nero, risultando godibile in entrambi i casi grazie all’ottimo lavoro di fotografia di Peter Deming e Darran Tiernan. Nicolas Cage dà vita a un Uomo Ragno che prova a recitare la parte di un uomo qualunque, «a metà tra Bugs Bunny e Humphrey Bogart», sostenuto dalle performance altrettanto stravaganti del resto del cast (Andrew Lewis Caldwell nel ruolo di Megawatt).
A fare da padrona in Spider-Noir è soprattutto la voglia di raccontare una storia a tratti banale, ma almeno semplice, senza che la coerenza venga sacrificata in favore di un universo narrativo più grande.
Due spicci, Miniserie, Netflix (Zerocalcare) – recensione di Gabriel Palanti

Terza miniserie animata del fumettista romano con Netflix, disponibile dal 27 maggio 2026, che, come Strappare lungo i bordi (2021) e Questo mondo non mi renderà cattivo (2023), ci mostra la realtà tra momenti comici e riflessioni profonde.
La serie si concentra sulle vicende di Zero e il suo amico Cinghiale, che, a causa di problemi economici legati al bar di loro proprietà, si trovano ad affrontare situazioni controverse e pericolose, le quali si intrecciano con vicende personali del loro passato. Come nelle due serie precedenti, anche in questo lavoro l’autore fa proprio lo stile di comunicazione dei suoi fumetti, alternando il racconto della vicenda a metafore e allegorie assurde e divertenti. I temi toccati negli otto episodi della serie sono concreti: vertono sulle difficoltà nelle relazioni personali e sulla realtà della malavita nel nostro paese e richiedono una profonda riflessione da parte dello spettatore.
Tuttavia la ricchezza di metafore e la ricerca della profondità in alcuni momenti distraggono dalla vicenda principale, rendendo la narrazione eccessivamente intricata. La miniserie è comunque una gemma che, tra una battuta e l’altra, lascia senza dubbio il segno.
The Ramparts of Ice, Stagione 1, Anime, Netflix (Mitsuru Hattori) – recensione di Viviana Genovese

Tratto dall’omonimo manga di Mitsuru Hattori, The Ramparts of Ice arriva sul piccolo schermo con una storia che mette al centro le difficoltà che i giovani protagonisti incontrano nel relazionarsi con gli altri. La prima stagione segue Koyuki Hikawa, una studentessa riservata che tende a proteggersi dietro una distanza emotiva difficile da superare, e il rapporto che nasce con i suoi compagni di scuola, tra incomprensioni, paure e sentimenti mai espressi.
Il punto di forza della serie è proprio la capacità di raccontare il lato più fragile dell’adolescenza. The Ramparts of Ice non costruisce il proprio romance esclusivamente sull’attrazione tra i personaggi, ma sulle loro insicurezze, sulle difficoltà nel comunicare e sulla paura di mostrarsi davvero agli altri. La metafora delle barriere di ghiaccio funziona perché rappresenta il modo in cui i protagonisti cercano di proteggersi, anche quando questo significa allontanare chi vorrebbe avvicinarsi.
La serie riesce particolarmente bene quando racconta il passato e le esperienze che hanno contribuito a formare i personaggi. La nostalgia non è utilizzata solamente come elemento estetico, ma diventa uno strumento per comprendere meglio le loro scelte nel presente. I ricordi, i primi sentimenti e le ferite lasciate dal tempo hanno un peso concreto nello sviluppo della storia.
Non mancano però alcuni momenti in cui il ritmo rallenta eccessivamente, soprattutto per chi cerca un romance più dinamico e immediato. Alcune incomprensioni tra i protagonisti possono inoltre risultare frustranti, ma sono coerenti con il percorso emotivo che la serie vuole raccontare.
Infine, l’animazione, pur senza puntare sul virtuosismo tecnico, valorizza efficacemente espressioni e piccoli gesti per raccontare le emozioni dei protagonisti.
Con una seconda stagione già annunciata per ottobre, The Ramparts of Ice chiude il suo primo arco narrativo lasciando molte domande aperte, ma confermandosi come una delle storie romantiche più attente alla crescita personale dei propri protagonisti.
Elle, Stagione 1, Prime Video (Laura Kittrell) – recensione di Viviana Genovese

Dopo il successo di La rivincita delle bionde, il mondo di Elle Woods torna sullo schermo con Elle, serie prequel che racconta gli anni adolescenziali della futura studentessa di legge più famosa del cinema. La storia segue una giovane Elle prima di Harvard, mostrando il percorso che la porterà a diventare il personaggio determinato, brillante e fuori dagli schemi che il pubblico ha imparato ad amare.
La serie sceglie di concentrarsi soprattutto sulla formazione personale della protagonista, raccontando le esperienze che contribuiscono alla costruzione della sua identità. Amicizie, prime sfide, ambizioni e il desiderio di essere presa sul serio sono gli elementi principali di una narrazione che mantiene il tono leggero e positivo tipico del franchise.
Tuttavia, il legame con il film originale rappresenta anche il principale limite della serie. Elle vive molto della nostalgia per un personaggio già amato e, proprio per questo, alcune storyline risultano meno sorprendenti rispetto al materiale da cui prende ispirazione. Manca inoltre parte della satira sociale che aveva reso La rivincita delle bionde un prodotto capace di andare oltre la semplice commedia.
Resta comunque una visione piacevole e coerente con il proprio universo: una serie colorata, positiva e senza grandi pretese, ideale per chi ha amato Elle Woods e vuole scoprire da dove nasce la sua inconfondibile sicurezza.
Un anno dopo l’altro, Stagione 1, Prime Video (adattamento dal romanzo di Carley Fortune) – recensione di Viviana Genovese

Adattamento televisivo del romanzo Un’estate dopo l’altra di Carley Fortune, Un anno dopo l’altro segue due protagonisti legati da un rapporto nato durante le estati della loro adolescenza e poi interrotto dal tempo e dalle circostanze, fino al loro incontro anni dopo.
L’aspetto più riuscito della serie è sicuramente la parte ambientata nel passato. I flashback dedicati alla loro giovinezza riescono a catturare la magia dei primi amori: la spensieratezza delle estati trascorse insieme, la scoperta dei sentimenti e quei momenti apparentemente semplici che finiscono per diventare ricordi indelebili. È proprio in queste sequenze che la serie trova la propria identità, riuscendo a trasmettere meglio la nostalgia e il legame emotivo tra i personaggi.
La difficoltà arriva invece nella linea narrativa ambientata nel presente. Il rapporto tra le versioni adulte dei protagonisti non riesce sempre a raggiungere la stessa intensità dei ricordi, creando un contrasto evidente tra ciò che la serie racconta e ciò che mostra. L’amore del passato appare spesso più autentico e coinvolgente rispetto alla relazione che dovrebbe rappresentarne la continuazione.
Anche alcune dinamiche narrative risultano prevedibili e il ritmo, basato principalmente sulle emozioni e sulla riflessione, potrebbe non convincere chi cerca una storia più incisiva. La serie punta molto sul tema del rimpianto e delle occasioni perdute, ma non sempre riesce a trasformare questi elementi in un racconto altrettanto forte.
Un anno dopo l’altro rimane quindi una storia con un’atmosfera molto riuscita e una componente nostalgica capace di colpire, ma che fatica a mantenere la stessa magia quando abbandona il passato per concentrarsi sul presente.


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