Aldo Moro è stato un politico che ha cercato di fare ciò che riteneva giusto, nonostante questo lo abbia reso oggetto di aspre critiche, si da parte degli avversari sia da parte del suo stesso partito.
Aldo Moro nacque a Maglie (BA) il 23 settembre 1916. Nel corso della sua carriera ricoprì numerosi incarichi. Fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana, fu membro dell’assemblea costituente, fu quattro volte ministro e due volte presidente del consiglio (dal 1963 al 1968 e dal 1974 al 1976). Negli anni 70 divenne una figura centrale insieme ad Enrico Berlinguer, segretario del PCI, in quanto i due furono i principali protagonisti del compromesso storico, il processo di avvicinamento da parte del PCI di Enrico Berlinguer alla DC, nell’ottica di superare l’esclusione di fatto del PCI dalla possibilità di governare.
Berlinguer parlò per la prima volta di questo processo sulla rivista “Rinascita” con il suo saggio “Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile”, pubblicato in seguito al colpo di stato in Cile che ha portato alla destituzione del governo Allende. Moro, dopo le elezioni del 1976, riconobbe la necessità di formare un governo di solidarietà nazionale che comprendesse anche il PCI per poter meglio affrontare la profonda crisi sociale in atto in quel periodo storico.
Perché fu una figura centrale della politica italiana
Moro, come detto, fu l’interlocutore principale di Berlinguer. Ovviamente questo processo di avvicinamento non fu ben visto da tutti i membri dei due partiti interessati, infatti le correnti della destra DC (come quella andreottiana) e le frange più a sinistra del PCI espressero profondi dubbi. Secondo i comunisti, difatti, il compromesso era visto come un inevitabile allontanamento dall’URSS.
Questo avvicinamento non era ben visto anche sul piano internazionale, a causa del collocamento dell’Italia nel blocco occidentale e dell’importanza e della grandezza del PCI, il più grande partito comunista ad ovest della cortina di ferro. Sia Moro che Berlinguer decisero di portare avanti i loro propositi nonostante tutto, non riuscendo tuttavia a portarli a termine. Nei fatti il compromesso storico si concluse con la morte di Aldo Moro. I comunisti, un anno dopo, decisero di non appoggiare più il governo Andreotti IV a causa della scarsa influenza che questi avevano sul governo.
Il rapimento
Il 16 marzo 1978 Aldo Moro, mentre si stava recando con la sua auto e la scorta a Montecitorio per partecipare al voto di fiducia del governo Andreotti IV, fu rapito dalle Brigate Rosse in via Fani, a Roma. Le BR prepararono l’azione con molta precisione, pensando ad ogni minimo dettaglio. Ad oggi vi sono ancora molti interrogativi riguardo il rapimento, in quanto le confessioni dei brigatisti si sono rivelate a tratti contraddittorie. Con questo sequestro le BR volevano colpire il cuore del sistema, che ben poteva essere rappresentato dal presidente della DC.
Vi era inoltre la volontà di bloccare il completamento del “compromesso storico”, (anche se Carlo Alfredo Moro, fratello di Aldo, fece notare successivamente che in nessun comunicato delle BR vi erano riferimenti diretti al compromesso storico, solo la data del rapimento poteva far pensare a questa volontà delle BR). In seguito prevalse, nella classe politica dell’epoca, la volontà di non trattare con i terroristi. Dopo 55 giorni di prigionia, il 9 maggio 1978 Aldo Moro fu trovato morto nel portabagagli di una Renault 4 posteggiata in via delle Botteghe Oscure, a metà strada tra le sedi romane del PCI e della DC.
Perché Moro deve essere un esempio
Moro è stato uno dei pochi esempi di politico capace di andare oltre le influenze esterne di cui era (ed è tutt’oggi) oggetto l’Italia, provenienti principalmente da paesi ritenuti alleati (in modo particolare gli USA). Ciò che lo ha contraddistinto, però, non è stata solo una mera avversione, ma la volontà di coinvolgere il partito che, negli anni 70, è arrivato a rappresentare fino ad un elettore su tre, ignorando le influenze contrarie a questo coinvolgimento, perché Moro riteneva necessario coinvolgere un partito che rappresentava una parte rilevante di elettorato, fino ad allora nei fatti quasi ignorata, in una fase molto delicata della storia italiana.
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