Comunali di Milano. Pacini su Cossutta: «vedo con piacere politico»

Il candidato sindaco del PD si espone sulla neocandidata di UniMi

Lorenzo Pacini
@lorenzopacini1996 via Facebook

Pacini è uno dei tanti volti nuovi di questo clima elettorale ancora incubato e ha fatto breccia tra i milanesi grazie alle idee un po’ più radicali del Partito di riferimento. Vulcano Statale l’ha intervistato per parlare ampiamente di questa campagna elettorale: gemellaggio con Tel Aviv, miliardari e primarie.

Quali sono i primi tre provvedimenti che approveresti da neo-sindaco della città?

Come ho già dichia­ra­to non sono pro­prio dei prov­ve­di­men­ti, ma del­le azio­ni poli­ti­che. Sicu­ra­men­te quel­lo di con­vo­ca­re a Palaz­zo Mari­no le 100 per­so­ne più ric­che di que­sta cit­tà e pro­por­gli que­sto accor­do, che pre­ve­de di finan­zia­re attra­ver­so un con­tri­bu­to di sco­po dei pro­get­ti pub­bli­ci, in par­ti­co­la­re l’alberatura del­le vie oggi sprov­vi­ste del­la cit­tà. Per que­sto prin­ci­pio, secon­do me sacro­san­to, non pos­sia­mo più chie­de­re un euro in più di tas­se alla clas­se lavo­ra­tri­ce e alle fami­glie di que­sta cit­tà, già schiac­cia­te da un costo del­la vita deva­stan­te. Quin­di la pri­ma cosa da dire ai più ric­chi è «signo­re e signo­ri, ades­so toc­ca a voi». Come? Esi­sto­no del­le for­mu­le loca­li per anda­re a col­pi­re i gran­di patri­mo­ni, ma sono limi­ta­te per­ché la leg­ge fisca­le è pret­ta­men­te nazio­na­le. Pren­dia­mo sim­bo­li­ca­men­te i 100 più ric­chi, con­tan­do anche che gra­zie ai siste­mi di flat tax si sono tra­sfe­ri­te 5000 per­so­ne in que­sta cit­tà che paga­no un regi­me for­fet­ta­rio indi­pen­den­te­men­te dal­la loro ricchezza.

L’altro prov­ve­di­men­to è l’interruzione del gemel­lag­gio con Tel Aviv, che è una cosa che si può fare nel­la pri­ma gior­na­ta da sindaco.

Il ter­zo, sem­pre per rispon­de­re all’aumento del costo del­la vita, è rimo­du­la­re le tarif­fe dell’ATM. Che vuol dire abbas­sa­re il costo per le cate­go­rie essen­zia­li di lavo­ra­to­ri con l’obiettivo di arri­va­re a tut­ti i lavo­ra­to­ri, chie­den­do di più a chi può per­met­ter­se­lo. Per esem­pio oggi i 65enni bene­stan­ti godo­no di uno scon­to all’abbonamento, non si capi­sce il moti­vo. E poi i turi­sti: abbia­mo già aumen­ta­to le tas­se di sog­gior­no e cer­che­re­mo di inci­de­re anche sul costo del biglietto.

Sei stato definito «il Mamdani di Milano»: qual è stata la chiave della sua vittoria a New York? Si può replicare in una realtà, seppure diversa, come Milano?

Alcu­ni dico­no quel­li bra­vi copia­no, i geni ruba­no. E poi il pae­se rea­le non dice che asso­mi­glio a Mam­da­ni, lo dite voi gior­na­li­sti. Le signo­re che incon­tro al bar dico­no che asso­mi­glio a Pie­tro Tari­co­ne, vin­ci­to­re del Gran­de Fra­tel­lo. Io mal dige­ri­sco que­sta osses­sio­ne mol­to ita­lia­na ogni vol­ta di dire «Fac­cia­mo come a Ber­li­no, come a New York»: no, fac­cia­mo come a Mila­no, il con­te­sto ci inte­res­sa. E quan­do par­lo di socia­li­smo muni­ci­pa­le, non sto copian­do Mam­da­ni, per­ché il socia­li­smo muni­ci­pa­le se l’è inven­ta­to un sin­da­co di nome Emi­lio Cal­da­ra [pri­mo sin­da­co socia­li­sta di Mila­no dal 1914 al 1920, ndr].

È vero che c’è stato Caldara, però da più di un secolo c’è una Milano riformista che esprime sindaci che non sono mai andati oltre il PSI. Non temi di spaventare questa Milano con Una Cosa di Sinistra [collettivo di cui Pacini fa parte, ndr]?

Intan­to dicia­mo che anche i sin­da­ci socia­li­sti arri­va­ti suc­ces­si­va­men­te in real­tà han­no gover­na­to Mila­no mol­to a sini­stra. Tut­ta que­sta idea del rifor­mi­smo mode­ra­to è un’invenzione degli ulti­mi anni, peral­tro è ampia­men­te dimo­stra­to che non vin­ce le elezioni.

Poi, se il tema è il con­sen­so a Mila­no come lo costruia­mo? Alle ulti­me ele­zio­ni ha vota­to meno del 50% degli aven­ti dirit­to, il con­sen­so va recu­pe­ra­to lì e sono per­so­ne stu­fe di cer­te logi­che poli­ti­che, di cer­te scel­te. Quin­di io me ne pos­so tran­quil­la­men­te fot­te­re del­le pic­co­le per­cen­tua­li del rifor­mi­smo mila­ne­se (tra­dot­to Azio­ne, Par­ti­to Libe­ral­de­mo­cra­ti­co di ‘sto caz­zo) per­ché il con­sen­so che noi recu­pe­ria­mo nell’astensione supe­ra ampia­men­te que­sti even­tua­li voti a cui noi dovrem­mo rinun­cia­re. Se io voglio attua­re il socia­li­smo muni­ci­pa­le, mi devo libe­ra­re di chi esat­ta­men­te vuo­le il con­tra­rio all’interno del­la mia coa­li­zio­ne di governo.

Io, se per­do le pri­ma­rie e Cala­bre­si è il can­di­da­to sin­da­co, mi bat­te­rò affin­ché Azio­ne sia fuo­ri dal­la coalizione.

Come si fa a rendere Milano a misura d’uomo, di lavoratore, di cittadino, senza rinunciare alla sua attrattività per lo sviluppo economico? Come si tengono insieme queste due anime? 

Non van­no tenu­te insie­me se per svi­lup­po eco­no­mi­co inten­dia­mo tut­to quel­lo che è suc­ces­so; l’idea che l’unico svi­lup­po eco­no­mi­co pos­si­bi­le sia la spe­cu­la­zio­ne immo­bi­lia­re, i gran­di even­ti inter­na­zio­na­li, 10 milio­ni di turi­sti… Ciò è frut­to di un’ideologia che rispon­de agli inte­res­si di chi gua­da­gna da que­sti set­to­ri, che ha gover­na­to que­sta cit­tà ma non è det­to che deb­ba esse­re così. Anzi, lo svi­lup­po eco­no­mi­co che ci inte­res­sa è quel­lo del­le pro­fes­sio­na­li­tà, dei lavo­ra­to­ri, dei ser­vi­zi pub­bli­ci. Il pro­ble­ma non è che ci sono pochi can­tie­ri, è che ce ne sono trop­pi e non van­no nell’interesse pub­bli­co. Abbia­mo gli uffi­ci comu­na­li inta­sa­ti di richie­ste private.

A Milano si è parlato molto, forse troppo e strumentalmente, di sicurezza. Che risposta dai alle migliaia di cittadini che quotidianamente chiedono una risposta certa? E perché spesso il centrosinistra è a disagio a parlarne?

È a disa­gio per­ché pen­sa di affron­ta­re la que­stio­ne uti­liz­zan­do dei toni un pochi­no più civi­li del­la destra, ma sostan­zial­men­te le stes­se pro­po­ste. Se ti vuoi occu­pa­re di sicu­rez­za e quin­di scon­fig­ge­re la cri­mi­na­li­tà, devi com­bat­te­re la pover­tà che in que­sta cit­tà è eco­no­mi­ca, abi­ta­ti­va ed edu­ca­ti­va. Quin­di la nostra rispo­sta come ammi­ni­stra­zio­ne non è assu­me­re la Poli­zia Loca­le che sta negli uffi­ci inta­sa­ti dal­le richie­ste di occu­pa­zio­ne suo­lo del­la fashion week. Se ci fos­si­mo occu­pa­ti di assu­me­re più edu­ca­to­ri allo­ra qual­che risul­ta­to sul­la sicu­rez­za l’avremmo otte­nu­to. È lì che dob­bia­mo con­cen­tra­re i nostri sfor­zi per sal­va­re i quar­tie­ri in difficoltà.

Parliamo di primarie: si faranno? Se sì, devono essere di partito o di centrosinistra come nel 2016?

Devo­no asso­lu­ta­men­te esse­re di coa­li­zio­ne, con chi ritie­ne di sot­to­sta­re a quei valo­ri di base. Ma ser­vo­no anche a scri­ve­re il pro­gram­ma. Se l’idea è pri­ma pro­gram­ma e poi pri­ma­rie allo­ra è il beau­ty con­te­st e vin­ce­rei io sen­za pro­ble­mi. Le pri­ma­rie non sono solo eser­ci­zio demo­cra­ti­co, ma quel­lo stru­men­to che abbia­mo per met­te­re in discus­sio­ne gli erro­ri che abbia­mo fat­to e per non far­li più dopo. Di coa­li­zio­ne e con par­te­ci­pa­zio­ne libe­ra di tut­ti i cit­ta­di­ni. È cer­to che si faran­no, incer­to il quando.

E verrà trovata una sintesi nell’ala più di sinistra della coalizione? Lei e Cucchiara avete aperto a una desistenza a favore di Majorino, Goisis no. 

Io non ho aper­to ad una desi­sten­za a favo­re di Majo­ri­no. Mi è sta­to pro­po­sto di fare un tavo­lo che anco­ra non si è con­vo­ca­to. E io ho det­to di cer­to nel­la vita solo le tas­se e la mor­te, tran­ne quan­do si par­la di miliar­da­ri, in quel caso solo la mor­te. Però si dia­lo­ga con tut­ti, il pro­get­to che abbia­mo costrui­to dal bas­so è indi­riz­za­to ver­so un obiet­ti­vo, vin­ce­re e gover­na­re que­sta cit­tà, con per­so­ne e pro­gram­mi di sinistra.

Come giudichi la candidatura di un civico come Mario Calabresi oppure Massimiliano Lisa, a scapito di persone che hanno già maturato un’esperienza da amministratori come te? 

La poli­ti­ca è per eccel­len­za qual­co­sa che appar­tie­ne a tut­ti e quin­di per me più can­di­da­ti ci sono meglio è, e vor­rei vede­re i cit­ta­di­ni comu­ni can­di­da­ti alla gui­da del­la cit­tà, è que­sta l’aspirazione del­la demo­cra­zia. Quin­di la vedo bene, poi come si dice nel rug­by, su Cala­bre­si, quan­do quel­li gros­si cado­no fan­no più rumore.

E la nostra professoressa della Statale Carlotta Cossutta? È della sua stessa area?

Lei è don­na di sini­stra non lega­ta ai par­ti­ti, che due gior­ni fa ha fat­to un even­to in cui a quan­to pare si can­di­da. Io vedo con gran­de pia­ce­re poli­ti­co che ci sia una can­di­da­tu­ra come la sua che cer­ta­men­te può por­ta­re idee e proposte.

 

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Edoardo Ansarin
Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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