Dal Nepal all’Italia. L’umanità impotente dei disastri climatici

L’ennesima estate di grandinate e trombe d’aria causa danni sempre più impattanti e imprevedibili

L’estate 2026 ci mette di fronte per l’ennesima volta alle conseguenze della crisi climatica: dal Nepal all’Italia, i disastri umanitari e ambientali sono quasi all’ordine del giorno tra alluvioni, grandinate, incendi e crisi idrica. L’umanità cerca risposte nella scienza sulla causa di tali fenomeni e sulla prevenzione dei disastri, rendendosi sempre più conto della sua impotenza di fronte alla ribellione della natura.

Il 26 ago­sto 2026, nel nord del Nepal e nel con­fi­nan­te Tibet, si è veri­fi­ca­ta una vera e pro­pria tra­ge­dia: il crol­lo di un ghiac­cia­io dal mon­te Lang­tang Lirung e la con­se­guen­te fra­na di ghiac­cio, fan­go e detri­ti river­sa­ta­si nel fiu­me sot­to­stan­te han­no pro­vo­ca­to una poten­tis­si­ma inon­da­zio­ne che ha tra­vol­to vil­lag­gi, abi­ta­zio­ni e stra­de. Men­tre il bilan­cio del­le vit­ti­me con­ti­nua a sali­re, con sti­me che par­la­no di oltre 1200 mor­ti e cir­ca 5000 disper­si, ci si inter­ro­ga sul­le cau­se che han­no por­ta­to a tale feno­me­no. In segui­to alle pri­me inda­gi­ni, l’ipotesi di una scos­sa sismi­ca è sta­ta scar­ta­ta, spo­stan­do l’attenzione sul ruo­lo dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci.

Secon­do le rico­stru­zio­ni, il ghiac­cia­io, vit­ti­ma del riscal­da­men­to glo­ba­le, avreb­be cedu­to e con esso sareb­be­ro fra­na­ti pie­tre e detri­ti. La rivi­sta scien­ti­fi­ca Focus affer­ma che que­sto è acca­du­to a cau­sa del­lo scio­gli­men­to del per­ma­fro­st, che ha inde­bo­li­to il legan­te che tie­ne uni­te roc­ce e ghiac­cio; inol­tre, il pro­gres­si­vo riti­ro dei ghiac­ciai sta pri­van­do i fian­chi del­le mon­ta­gne di un impor­tan­te soste­gno strut­tu­ra­le, aumen­tan­do la fre­quen­za del­le frane.

I cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci si mostra­no quin­di anco­ra una vol­ta nel­la loro impre­ve­di­bi­li­tà e potenza.

In aumento i disastri ambientali in Italia

Imbat­ter­si in sem­pre più dram­ma­ti­che imma­gi­ni di allu­vio­ni, fiu­mi di fan­go che scor­ro­no nel­le stra­de del nostro Pae­se, fiu­mi in sec­ca o chic­chi di gran­di­ne di dimen­sio­ni leta­li sta diven­tan­do sem­pre meno raro. Il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, che pri­ma era per­ce­pi­to come un feno­me­no pre­sen­te ma in un cer­to sen­so anco­ra lon­ta­no, si sta tra­sfor­man­do in qual­co­sa di sem­pre più con­cre­to con cui, volen­ti o nolen­ti, dob­bia­mo fare i con­ti. L’Italia por­ta anco­ra il ricor­do del­la gran­de allu­vio­ne che mise in ginoc­chio l’Emilia-Romagna nel 2023 cau­san­do dan­ni di milio­ni di euro; l’episodio è uno dei più tra­gi­ci degli ulti­mi anni, ma non è cer­ta­men­te l’unico.

Oltre alle allu­vio­ni, un altro gran­de dram­ma è quel­lo degli incen­di, veri­fi­ca­ti­si soprat­tut­to nel­le regio­ni meri­dio­na­li e nel­le iso­le, che han­no distrut­to cen­ti­na­ia etta­ri di vegetazione.Un altro pro­ble­ma che afflig­ge in par­ti­co­la­re il Sud Ita­lia è la caren­za idri­ca, con con­se­guen­ze nega­ti­ve sui con­su­mi dome­sti­ci del­le fami­glie resi­den­ti e sul­le coltivazioni.

A que­sta pano­ra­mi­ca si aggiun­go­no poi gli effet­ti del cal­do estre­mo duran­te esta­ti sem­pre più lun­ghe e afo­se e quel­li di even­ti meteo­ro­lo­gi­ci sem­pre più estre­mi, come for­ti raf­fi­che di ven­to e gran­di­ne di gros­se dimen­sio­ni. Secon­do Legam­bien­te, la nostra Peni­so­la negli ulti­mi 11 anni ha assi­sti­to a più di 800 even­ti cli­ma­ti­ci estre­mi, che diven­te­ran­no sem­pre più comu­ni e frequenti.

La scienza della crisi ambientale

A cau­sa­re cer­ti dan­ni sono alcu­ne par­ti­co­la­ri carat­te­ri­sti­che dei feno­me­ni cli­ma­ti­ci. Nel caso dei tem­po­ra­li improv­vi­si con gros­se gran­di­na­te, la cau­sa è da attri­bui­re alle cor­ren­ti d’aria: l’aria cal­da, umi­da e pie­na di goc­cio­li­ne d’acqua sale per la mino­re den­si­tà rispet­to all’aria fred­da, fino a far con­ge­la­re le sin­go­le goc­ce. Esse poi cado­no in bas­so per un trat­to, venen­do poi nuo­va­men­te sospin­te ver­so l’alto gra­zie al con­tra­sto con cor­ren­ti fred­de, crean­do così un ulte­rio­re stra­to ester­no di ghiac­cio; que­sto pro­ces­so di “sali e scen­di” aumen­ta quin­di le dimen­sio­ni del chic­co che cadrà poi al suo­lo. Tan­to più l’aria è cal­da e umi­da, tan­te più saran­no le vol­te in cui il chic­co risa­le e si ingrossa.

Gli incen­di nel­le aree boschi­ve sono inve­ce da attri­bui­re ai ven­ti che aiu­ta­no la pro­pa­ga­zio­ne del­le fiam­me, ma soprat­tut­to alla sic­ci­tà. A segui­to di lun­ghi perio­di carat­te­riz­za­ti da cal­do inten­so e assen­za di pre­ci­pi­ta­zio­ni, la per­cen­tua­le di acqua pre­sen­te nel legno degli albe­ri si ridu­ce di mol­to, ren­den­do la vege­ta­zio­ne mol­to più infiam­ma­bi­le. L’indice chia­ma­to Fuel Moi­stu­re Con­tent, che indi­ca la per­cen­tua­le di acqua pre­sen­te nel legno degli albe­ri, dopo lun­ghi perio­di di sic­ci­tà spes­so scen­de sot­to la soglia del 10%; in que­ste con­di­zio­ni, il legno arde con estre­ma faci­li­tà, faci­li­tan­do lo scop­pio e la pro­pa­ga­zio­ne degli incendi.

L’umanità della crisi climatica

Assi­ste­re a cer­ti feno­me­ni di tale impat­to ci pone come esse­ri uma­ni davan­ti ad una nuo­va cru­da real­tà: l’impotenza di fron­te alla natura.

Nono­stan­te le pos­si­bi­li­tà di mobi­li­ta­zio­ne per limi­ta­re i dan­ni e pro­teg­ge­re gli indi­vi­dui, i dan­ni cli­ma­ti­ci sono in par­te ormai irre­ver­si­bi­li. La mano dell’uomo non ha più pote­re sul­la for­za del­le allu­vio­ni, dei ven­ti e sul­la peri­co­lo­si­tà del­le gran­di­na­te e degli incen­di; come uma­ni­tà pos­sia­mo solo pen­sa­re a come limi­ta­re i pro­ble­mi, accet­tan­do che ormai una gran par­te dei feno­me­ni rimar­ran­no fuo­ri dal­la pos­si­bi­li­tà del nostro controllo.

Inol­tre, quel­lo che di con­cre­to e buo­no potreb­be esse­re attua­to sem­pre di più è la sen­si­bi­liz­za­zio­ne ai pia­ni alti rispet­to ai temi dell’inquinamento e del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, evi­tan­do che la situa­zio­ne pre­ci­pi­ti ulteriormente.

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Ester Campana

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