La febbre lombarda dei data center

207 richieste di allaccio alla rete elettrica e decine di progetti in cantiere

data center copertina

Milano e la Lombardia vedono crescere il numero di centri dati e di richieste di allacciamento alla rete elettrica, ma mancano le infrastrutture per sostenere il carico energetico, mentre i costi ambientali e climatici rischiano di superare i benefici economici.

La cor­sa all’Intelligenza Arti­fi­cia­le, il nuo­vo fac­to­tum mon­dia­le, l’innovazione che pro­met­te una pros­si­ma rivo­lu­zio­ne indu­stria­le, è appro­da­ta anche nel bel pae­se. In par­ti­co­la­re, in Lom­bar­dia si con­ta­no già 49 data cen­ter atti­vi, di cui 33 solo nel mila­ne­se, men­tre fioc­ca­no le richie­ste di con­nes­sio­ne alla rete elet­tri­ca, ben 207. Un nume­ro esor­bi­tan­te visto il con­su­mo ener­ge­ti­co del­le cat­te­dra­li dei dati.

Dal­la map­pa­tu­ra rea­liz­za­ta dal pro­get­to Pro­dAc­tion del Poli­tec­ni­co di Mila­no, si com­pren­de chia­ra­men­te l’entità del feno­me­no: gli attua­li cen­tri dati mila­ne­si rag­giun­go­no com­ples­si­va­men­te una poten­za nomi­na­le di cir­ca 414 mega­watt, come quel­la neces­sa­ria alla cit­tà di Tori­no. Un con­su­mo elet­tri­co che sem­bra desti­na­to ad aumen­ta­re, viste le nume­ro­se richie­ste di costru­zio­ne e l’importanza stra­te­gi­ca per il pae­se. Anche se dal­la regio­ne assi­cu­ra­no che solo 14 iter di appro­va­zio­ne sono in fase avan­za­ta, si par­la di una poten­za com­ples­si­va di cir­ca 1,7 giga­watt aggiun­ti­vi. I cen­tri dati dis­se­mi­na­ti nel­le pro­vin­cie di Ber­ga­mo, Pavia, Mon­za e Brian­za, Lodi e Mila­no arri­ve­ran­no così a con­su­ma­re enor­mi quan­ti­tà di ener­gia elet­tri­ca 24 ore su 24.

Infrastrutture elettriche e consumo idrico

La doman­da ener­ge­ti­ca potreb­be cau­sa­re diver­si pro­ble­mi sul ter­ri­to­rio. In pri­mo luo­go, da un pun­to di vista infra­strut­tu­ra­le: la rete elet­tri­ca non è pron­ta a soste­ne­re un cari­co così ingen­te, come ha dimo­stra­to la lun­ga serie di blac­kout di fine giu­gno in Brian­za e nel­la cit­tà metro­po­li­ta­na di Mila­no. L’incon­tro tra Pre­fet­to, sin­da­ci e gesto­ri del­la rete elet­tri­ca ha, difat­ti, evi­den­zia­to l’inadeguatezza del­la rete, dovu­ta secon­do i tec­ni­ci al dete­rio­ra­men­to di alcu­ni trat­ti e all’incapacità di soste­ne­re lo stress ter­mi­co cau­sa­to dall’ondata di calo­re. Sem­bra dun­que impro­ba­bi­le l’approvvigionamento di deci­ne di nuo­vi data cen­ter sen­za un sostan­zia­le rin­no­vo e poten­zia­men­to dell’infrastruttura.

La gran­de quan­ti­tà d’energia con­su­ma­ta dai data cen­ter gene­ra, inol­tre, mol­tis­si­mo calo­re che per esse­re dis­si­pa­to ha biso­gno di siste­mi di raf­fred­da­men­to che con­su­ma­no milio­ni di litri di acqua. Tale con­su­mo potreb­be met­te­re a rischio l’approvvigionamento dei resi­den­ti e del­le zone agri­co­le limi­tro­fe visto anche lo sta­to del­la rete degli acque­dot­ti ita­lia­ni, che secon­do i dati ISTAT disper­de il 42% dell’acqua pota­bi­le in fal­le e per­di­te del­le con­dut­tu­re. Per di più, la cri­si cli­ma­ti­ca aggra­va ulte­rior­men­te la cri­si idri­ca nel nostro pae­se: secon­do L’INSPRA il 28% del ter­ri­to­rio ita­lia­no è a rischio di dete­rio­ra­men­to del suo­lo a cau­sa del­la deser­ti­fi­ca­zio­ne. L’aumento repen­ti­no del con­su­mo d’acqua potreb­be quin­di met­te­re in peri­co­lo le aree con più alta con­cen­tra­zio­ne di data center.

L’impatto ambientale

Le aree limi­tro­fe fan­no anche i con­ti con le emis­sio­ni. Ogni data cen­ter è dota­to di gene­ra­to­ri di emer­gen­za ali­men­ta­ti a gaso­lio, pro­prio per far fron­te ai pos­si­bi­li blac­kout. Que­sti grup­pi elet­tro­ge­ni devo­no sem­pre esse­re pron­ti e dispo­ni­bi­li per evi­ta­re che il flus­so di dati si inter­rom­pa. Per esse­re cer­ti del loro fun­zio­na­men­to ven­go­no dun­que atti­va­ti per pochi minu­ti al gior­no. Inter­vi­sta­to dal Cor­rie­re del­la Sera, Ste­fa­no Bram­bil­la, coor­di­na­to­re pres­so un data cen­ter lom­bar­do, rive­la che i loro gene­ra­to­ri a gaso­lio arri­va­no «a regi­me in 30 secon­di, beven­do 500 litri l’ora, per ore, se necessario».

Con­si­de­ran­do i pos­si­bi­li cali di ten­sio­ne e mol­ti­pli­can­do que­ste ore per deci­ne di data­cen­ter si può imma­gi­na­re la quan­ti­tà di emis­sio­ni river­sa­te nell’atmosfera. A que­ste enor­mi quan­ti­tà di CO2 e ossi­do di azo­to si som­ma­no quel­le pro­dot­te dal­le cen­tra­li ter­moe­let­tri­che per far fron­te alla doman­da di cor­ren­te. Oltre a inqui­na­re l’aria, i cen­tri dati sono respon­sa­bi­li anche di un note­vo­le inqui­na­men­to acu­sti­co, pro­du­cen­do un ron­zio con­stan­te di cir­ca 90 deci­bel, 5 in più del­la soglia di sicurezza.

Investimenti e ricadute sul territorio

Nono­stan­te que­ste cri­ti­ci­tà, le ammi­ni­stra­zio­ni loca­li e il Gover­no in cari­ca sem­bra­no valu­ta­re que­sto asset tec­no­lo­gi­co trop­po van­tag­gio­so in ter­mi­ni stra­te­gi­ci ed eco­no­mi­ci. L’articolo 13 del cosid­det­to “decre­to Asset”, già con­ver­ti­to in leg­ge nel 2023, con­sen­te al Con­si­glio dei mini­stri di dichia­ra­re di inte­res­se stra­te­gi­co nazio­na­le i gran­di pro­gram­mi di inve­sti­men­to e di nomi­na­re un com­mis­sa­rio per velo­ciz­zar­ne la rea­liz­za­zio­ne, bypas­san­do le nor­ma­li pro­ce­du­re. E Il gover­no ha già uti­liz­za­to que­sto stru­men­to per die­ci data­cen­ter del­le socie­tà Edge­Con­neX ed Equi­nix tra Ber­to­ni­co, Ope­ra, Set­ti­mo Mila­ne­se e Cusago.

Anche in Con­si­glio regio­na­le emer­ge la volon­tà di apri­re le por­te agli inve­sti­men­ti, con l’aumento espo­nen­zia­le dei giga­watt di poten­za con­sen­ti­ti all’intera filie­ra regio­na­le dei data cen­ter, pas­sa­ti da 1 a 3 giga­watt in pochi mesi come evi­den­zia­to dal­le oppo­si­zio­ni. Allo stes­so tem­po, i colos­si tec­no­lo­gi­ci pro­met­to­no inve­sti­men­ti stra­to­sfe­ri­ci a fron­te di pochi posti di lavo­ro. Ad esem­pio, nel dicem­bre 2024 Ama­zon ha garan­ti­to di inve­sti­re 1,2 miliar­di in tre anni, crean­do, tut­ta­via, solo 5.500 posti di lavoro.

Il gio­co non sem­bra vale­re la can­de­la, alme­no per il cit­ta­di­no medio, costret­to a fare i con­ti con blac­kout, costi dell’energia alle stel­le, cal­do sof­fo­can­te e inter­ru­zio­ne dell’acqua pota­bi­le, a cui for­se, a bre­ve, dovre­mo aggiun­ge­re ron­zio e gas ser­ra. Anche cre­den­do alla tota­le neces­si­tà di que­sto asset stra­te­gi­co, biso­gne­reb­be chie­der­si se gli inve­sti­men­ti miliar­da­ri elar­gi­ti da magna­ti lon­ta­ni miglia­ia di chi­lo­me­tri dal­le nostre cit­tà non sia­no stra­te­gi­ci per loro più che per noi.

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Giacomo Pallotta
Stu­den­te di Comu­ni­ca­zio­ne lau­rea­to in Sto­ria, amo scri­ve­re di poli­ti­ca, socie­tà e tec­no­lo­gia. Sono appas­sio­na­to di pod­ca­sting, di radio­fo­nia, e non disde­gno un buon libro.

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