Germania, settembre ridisegna gli equilibri politici

Tre elezioni regionali rafforzano AfD e Linke, mentre si complica il quadro per il governo di Friedrich Merz

Foto ANSA

AfD vince in due Länder orientali, Die Linke conquista Berlino e la CDU arretra. Le elezioni di settembre mostrano una Germania sempre più frammentata.

Tre ele­zio­ni regio­na­li in due set­ti­ma­ne han­no cam­bia­to la geo­gra­fia poli­ti­ca tede­sca. Il 6 set­tem­bre l’AfD ha regi­stra­to una net­ta vit­to­ria nel­lo Sta­to del­la Sas­so­nia-Anhalt con il 43,8% del­le pre­fe­ren­ze, lascian­do la CDU al 17,2%. Il 20 set­tem­bre è arri­va­ta pri­ma anche nel Meclem­bur­go-Pome­ra­nia Ante­rio­re con il 38,2%, davan­ti ai social­de­mo­cra­ti­ci di SPD al 35,5%, men­tre la CDU — for­tez­za cri­stia­no­de­mo­cra­ti­ca del gover­no — è rima­sta fuo­ri dal par­la­men­to regio­na­le. Lo stes­so gior­no Ber­li­no, a lun­go baluar­do di sini­stra, ha vota­to in tutt’altra dire­zio­ne asse­gnan­do un 25,7% a Die Linke.

I tre voti non rac­con­ta­no quin­di un gene­ri­co spo­sta­men­to ver­so destra, ma mostra­no piut­to­sto l’inde­bo­li­men­to dei par­ti­ti tra­di­zio­na­li giu­di­ca­ti inca­pa­ci di gesti­re la com­ples­si­tà socio­po­li­ti­ca a cui va ora incon­tro la Germania.

Perché cresce l’AfD?

Le ana­li­si del voto indi­ca­no tra le prin­ci­pa­li pre­oc­cu­pa­zio­ni immi­gra­zio­ne e sicu­rez­za socia­le, così come l’eco­no­mia debo­le del­la Ger­ma­nia orien­ta­le che, più di trent’anni dopo la riu­ni­fi­ca­zio­ne, con­ti­nua ad ave­re sala­ri infe­rio­ri a mol­te regio­ni occi­den­ta­li e ha per­so negli anni una par­te con­si­sten­te del­la popo­la­zio­ne gio­va­ne e qualificata.

La tra­sfor­ma­zio­ne suc­ces­si­va al 1990 ha chiu­so mol­te indu­strie del­la Sas­so­nia e lascia­to in alcu­ne aree la sen­sa­zio­ne che le gran­di deci­sio­ni eco­no­mi­che ven­ga­no pre­se altro­ve. A que­sto s’aggiungono i cre­scen­ti costi ener­ge­ti­ci e timo­ri per nuo­ve ristrut­tu­ra­zio­ni indu­stria­li che pri­vi­le­ge­reb­be­ro i Lan­der occidentali.

Inol­tre, nel­la ex DDR i lega­mi sto­ri­ci con Mosca sono più pro­fon­di e la rot­tu­ra del­le rela­zio­ni ener­ge­ti­che dopo l’invasione dell’Ucraina vie­ne giu­di­ca­ta nega­ti­va­men­te da una par­te del­la popo­la­zio­ne. L’AfD chie­de di inter­rom­pe­re l’invio di armi a Kyiv e rista­bi­li­re rap­por­ti eco­no­mi­ci con la Russia.

Berlino va controcorrente

Dove cam­bia­no i pro­ble­mi per­ce­pi­ti, cam­bia anche la dire­zio­ne del­la pro­te­sta: a Ber­li­no vin­ce Die Lin­ke con una cam­pa­gna cen­tra­ta sul­la cri­si degli affit­ti, sem­pre più in cre­sci­ta in ogni capi­ta­le euro­pea, che ha visto riscon­tro soprat­tut­to tra gio­va­ni e pre­ce­den­ti astenuti.

La can­di­da­ta Elif Eralp ha rilan­cia­to la pro­po­sta di tra­sfe­ri­re al set­to­re pub­bli­co cen­ti­na­ia di miglia­ia di appar­ta­men­ti appar­te­nen­ti ai gran­di grup­pi immo­bi­lia­ri, ripren­den­do una richie­sta già soste­nu­ta da un refe­ren­dum cit­ta­di­no nel 2021.

Il problema delle maggioranze

I prin­ci­pa­li par­ti­ti tra­di­zio­na­li con­ti­nua­no però a esclu­de­re accor­di con AfD attra­ver­so il cosid­det­to Brand­mauer, o ‘muro taglia­fuo­co’; tener­lo fuo­ri dai gover­ni regio­na­li è anco­ra pos­si­bi­le, ma richie­de coa­li­zio­ni sem­pre più lar­ghe tra for­ze poli­ti­ca­men­te distanti.

Per il can­cel­lie­re Frie­drich Merz il risul­ta­to è sco­mo­do soprat­tut­to per­ché la CDU è arre­tra­ta nei ter­ri­to­ri in cui il gover­no fede­ra­le sta chie­den­do più con­sen­so per le dif­fi­ci­li rifor­me socioeconomiche.

La cre­sci­ta dell’AfD nell’Est e quel­la di Die Lin­ke a Ber­li­no par­to­no da pro­gram­mi oppo­sti, ma han­no inter­cet­ta­to pro­ble­mi mol­to con­cre­ti insod­di­sfat­ti dai cri­stia­no­de­mo­cra­ti­ci di mag­gio­ran­za: il cen­tro tede­sco resta al gover­no, ma sem­pre meno al cen­tro del voto.

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Elisa Basilico

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